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ANTONELLO PIROSO APRE IL X CONGRESSO S.N.A.G.

Una ricca scenografia, con grandi quinte laterali di giornali, e con al centro un'importante poltrona, realizzata con i voluminosi pacchi di quotidiani - destinata a restar vuota perchè simbolo della mancanza di relazione fra i rivenditori e il mondo editoriale - nonché un gigantesco "strillone" hanno fatto da sfondo al susseguirsi degli eventi di questa importante tre giorni fiorentina. I lavori sono stati aperti da Antonello Piroso, direttore del Tg La 7, che ha iniziato ricordando la sua esperienza di cliente dell'edicola. "Sono stato un'attivista dei giovani comunisti affascinato dalla figura di un grande politico come Enrico Berlinguer e tra i nostri compiti c'era quello di andare a propagandare L'Unità. Per questo anch'io posso dire di aver venduto i giornali come voi. E mio figlio è affascinato dal chiosco dove compriamo i giornali e ha espresso la volontà, da grande di fare l'edicolante. Ma non sa i problemi che questa categoria sta vivendo. Vi porto un esempio concreto: l'edicola di San Lorenzo in Lucina a Roma, vicino a Montecitorio è stata chiusa. Questa mi ha fatto molto riflettere, perché si tratta di un punto di grande interesse culturale, vicino al Parlamento. Se chiude un'edicola in una zona come questa ci deve essere qualcosa che non funziona nel sistema: il prodotto è fatto male? La gente non è più interessata? E cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Possibile che si debba rinunciare ai giornali per sostituirli con la nuova tecnologia di Kindle o dell'I-Pad, tecnologia avanzata che porta però alla spersonalizzazione del mondo reale, mentre internet andrà sempre più personalizzandosi sulle esigenze individuali? La concorrenza del web? E' un fatto: ci sono giornali spariti dalle edicole, come Paese Sera, ritornato ora in versione online. E in Francia, per esempio, ora c'è una tassazione extra per gli editori che operano proprio online, per tentare di salvaguardare l'editoria cartacea. Piroso ha quindi invitato Armando Abbiati a salire sul palco per consentirgli di togliersi, con la sua relazione, tutti.......i sassolini dalla scarpa.

 

LA RELAZIONE DI ARMANDO ABBIATI

La tavola rotonda, moderata da Antonello Piroso (Direttore del Tg La 7), cui hanno partecipato Roberto Briglia (Direttore Generale Divisione Periodici Gruppo Mondadori), Alessandro Brignone (Direttore Generale Federazione Italiana Editori Giornali), Renato Ferrandi, (Funzionario della Direzione Comunicazioni della Direzione Generale per la Concorrenza dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), Alberto Orioli (Vicedirettore Il Sole 24 Ore) e Carlo Ottino (Direttore Generale divisione ‘La Repubblica’ Gruppo Editoriale L’Espresso).

 

 

Alessandro Brignone - Direttore Generale Federazione Italiana Editori Giornali: “Conosco le considerazioni di Armando Abbiati fattemi già in altri incontri professionali. E se in alcune c’è coerenza e sono comunque condivisibili, da altre, come Fieg mi devo dissociare”.

 

Roberto Briglia - Direttore Generale Divsione Periodici Gruppo Mondadori: “Non condivido quasi nulla di quanto espresso da Abbiati. Sono d’accordo che al centro della nostra filiera debba esserci il consumatore finale: il cliente. Su questo bisogna lavorare, riscoprendo l’interesse comune che editori, distribuzioni ed edicolanti devono avere. Le grandi aziende editoriali, come quella che rappresento, i segnali li hanno dati investendo molto denaro per promuovere i nuovi prodotti, e questa è la strada che un editore deve percorrere per poter raccogliere”.

Carlo Ottino: Direttore Generale divisione "La Repubblica" Gruppo Editoriale L'Espesso: Non condivido della relazione di Abbiati quanto ha detto sul nostro disinteresse di editori a portare clienti in edicola. Personalmente, nel 2000 all’epoca del grande lancio di un sito come Kataweb, sono stato tra i promotori della politica di portare i libri in edicola e dare il via alle grandi collezioni che hanno sostenuto per anni, con vendite importanti, il mercato delle edicole. Sicuramente la penso come il presidente dello Snag quando, come noi, vuole un futuro in cui ci sia, in edicola, sempre più informatizzazione nell’interesse comune”.

Alberto Orioli - Vicedirettore Il Sole 24 ore : “La passione delle parole di Abbiati è evidente e mi ha portato a ricordare il chiosco dell’edicolante da cui andavo da bambino e ragazzo a comprare le figurine. È proprio grazie all’edicola che ho avuto la spinta decisiva per iniziare la mia carriera di giornalista.

Per quanto mi riguarda ho ancora grande fiducia sul canale edicola, ma per aiutarlo siamo noi giornalisti a dover fare un prodotto di pregio. È vero, ci sono giornali brutti, ma noi al Sole 24Ore ci sforziamo, con autorevolezza, di puntare sulla qualità del nostro quotidiano.

L’evoluzione va, però, anche verso il multimediale che ha come caratteristica propria il compito di veicolare ‘pillole di informazione’ che poi il giornale dovrà sviluppare sul cartaceo.

Internet e le nuove tecnologie aiuteranno lo sviluppo generale dell’editoria, ma per questo ci vorrà un controllo, in tempo reale, del punto vendita  che se gestito con professionalità non tramonterà mai.”

Carlo Ottino -  Direttore Generale divisione "La Repubblica" Gruppo Editoriale L'Espesso:

“Il nostro sito Repubblica.it ha visto a marzo 21 milioni di utenti, quindi crediamo nel web, ma solo come mezzo di concorrenza all’informa:zione immediata di radio e televisioni. Sulla carta stampata puntiamo, invece, a un 'informazione diversa e non promuoviamo neppure gli abbonamenti, né abbiamo mai fatto campagne particolari per diffondere Repubblica. Lo dimostra l’1% di abbonati per il nostro quotidiano, il resto è vendita in edicola.”

Alessandro Brignone - Direttore Generale Federazione Italiana Editori Giornali:

Gli Editori sono migliaia. 2600 Editori per 6000 testate: noi ne rappresentiamo 150, il 90% del mercato e, nel rispetto dell’Accordo Nazionale, abbiamo un ruolo di mediazione su chi lo viola. Il 91% dei quotidiani Fieg e l’82% dei periodici è venduto da edicola, ma il mondo cambia. Le nuove piattaforme attirano soprattutto i più giovani e 20 dei siti più visitati in Italia sono di Editori Fieg. Il nostro progetto deve portare a un' integrazione tra multimediale e cartaceo, così come, per aziende in difficoltà e per evitare costi inutili, dobbiamo pensare anche a un contratto collettivo che preveda ammortizzatori sociali per le nostre imprese.

Tra le vecchie concorrenti delle edicole, anche la stampa free press, nata fuori d’Italia, sta vivendo con grande fatica. Occorre approfittarne con la fidelizzazione dei lettori, uno strumento importante che la categoria deve sfruttare con professionalità. Quando venendo a Firenze, questa mattina, ho trovato in un’edicola un rivenditore straniero che, pur avendolo in bella vista, non era in grado di trovare Vanity Fair, ho pensato a quante volte la competenza dell’edicolante sia fondamentale e vada migliorata”.

 

E qui interviene Abbiati: “Effettivamente, c’è, purtroppo, un fenomeno di edicolanti stranieri nell’elevato turn over dei rivenditori, ma anche questo è sintomatico di come molti, appena possono, scappano da questo settore. L’edicolante è arrabbiato perché quello che può vendere non gli arriva in edicola, mentre riceve testate impresentabili”.

Renato Ferrandi - Funzionario della Direzione Comunicazione della Direzione Generale per la Concorrenza dell'Autorità Garante della Concorrenza del Mercato: “Nel 2009 l’Antitrust ha concluso la sua indagine sull’Editoria, partita da lamentele di edicolanti sui soprusi subiti da alcuni distributori, dalle lamentele del mondo distributivo per i costi in aumento e dagli Editori per un fatturato in continuo calo. Le regole di tutela del pluralismo possono avere senso, ma non sono garantite da molti aspetti del settore. Per trovare una soluzione bisogna guardare anche cosa succede all’Estero, anche se sappiamo che gli scenari sono differenti.

Le conclusioni a cui è arrivato l’Antitrust sono:

1)        Più flessibilità nel settore: in Francia vengono dati premi per la qualità delle rivendite mentre in Gran Bretagna è previsto un costo suppletivo di trasporto in base ai valori venduti: paga di più chi vende meno.

2)        Bisogna circoscrivere la parità di trattamento per i presunti editori. Il rivenditore deve poter rifiutare la testata invenduta più volte e che il distributore continua a fornire (applausi scroscianti).

3)        Nei punti vendita esclusivi siamo presenti con 3-4 mila testate: bisogna arrivare a scremare questo dato non più sopportabile dall’edicola. Bisogna stabilire un fatturato minimo dell’editore che entra sul mercato (applausi scroscianti). 

4)        Remunerazione sul venduto per la distribuzione

5)    Riscoperta del contratto estimatorio, no antacipazione continua di soldi dal punto vendita (appluasi scroscianti), ridurre le rese, più margini di discrezionalità"

Nel lanciare il sasso sulla crisi e il futuro dell’editoria, Antonello Piroso ha preso spunto dalla campagna promozionale del nuovo Panorama, proposto a un euro per il lancio, ma con all’interno un coupon per la sottoscrizione di un abbonamento con 9 mesi gratuiti (39 euro anziché 156!). Da qui la domanda diretta a Briglia, come rappresentante Mondadori: “Non è una politica inquietante per l’edicolante?”

Roberto Briglia, ma il Direttore Generale Divisione  Periodici Gruppo Mondadori, decisamente ‘ha svicolato’ – forse senza volere – ‘scivolando’ a parlare di investimenti.

Ha detto infatti: “Il futuro deve essere, per tutti, su una serie di progetti. L’ultimo vincente è stato quelli dei collaterali che, dal 2000 fino al picco del 2005, ha portato un risultato importante, con più di un miliardo di euro di fatturato nelle edicole. I progetti? Il primo è quello di maggiori investimenti per qualità e nuovi giornali. In Francia, come Mondadori, abbiamo lanciato Grazia con un progetto sostenuto da 25 milioni di euro in due anni. Immediatamente, due gruppi concorrenti come Hachette e Marie Claire hanno risposto con altri due prodotti contribuendo così ad allargare il mercato con più clienti e vendite. Allo stesso tempo, se gli editori investono è giusto che anche distributori locali ed edicolanti diano di più. Da uno studio sulla Gdo, si sa che la gente si ferma davanti ai giornali anche qualche minuto, in edicola meno. Ci vuole un cambio di atteggiamento e cultura da parte degli edicolanti”.

E qui varrebbe la pena di fare un inciso.

Forse Roberto Briglia non è mai entrato in un supermercato e non ha visto cosa significhi esattamente quando “la gente si ferma davanti ai giornali anche qualche minuto”. Se è una donna, sceglie una testata, la sfoglia e la ripone; ne sceglie un’altra, legge la didascalia sotto la foto di Elisabetta Canalis e George Clooney e, sorridendo soddisfatta, la ripone, quindi acciuffa l’ultimo mensile di cucina, individua la pagina con la ricetta che più l’invoglia, si guarda attorno e… zac, la pagina finisce nella sua borsa della spesa.

Se è un uomo, la procedura è più o meno la stessa, a seconda dei gusti personali. Con la sola differenza che un quotidiano sfogliato da lui, il più delle volte, viene riposto in malo modo e spesso le pigne dei periodici scivolano sparpagliandosi al suolo.

In edicola? Lo spazio a disposizione è ben diverso come è diverso il tempo che le si dedica. Ma non certo per colpa dell’edicolante. L’edicola è prevalentemente ‘esterna’ e non beneficia di spazi di sosta se non quelli davanti al banco. Eppoi, forse, il direttore generale dei Periodici Mondadori ha dimenticato che, all’Art.10 c.10 dell’Accordo Nazionale, fra i compiti del rivenditore, si dice: “…né dà in lettura a nessun titolo e per nessun motivo le pubblicazioni poste in vendita”.

 

Qualcuno, nel corso della tavola rotonda, ha rilevato la mancanza di autocritica nell’atteggiamento del Presidente SNAG,.

Battuta che ha portato alla replica di Armando Abbiati: “Siamo disposti a fare anche autocritica. Ma voglio ricordare che abbiamo un turn-over, nelle edicole, elevato: ogni 2 anni moltissimi punti vendita cambiano titolare. Inoltre, mancano oggi due punti fondamentali per dare più spinta anche alla nostra categoria: la prima è la trasparenza che con Inforiv avremmo dovuto avere nell’interesse comune di tutte le componenti della filiera editoriale, l’altra è la fidelizzazione al punto vendita. L’entusiasmo si trova quando si ricevono dei segnali concreti. Perché è certo che se altri imprenditori ci offriranno altre strade, complementari a quelle del prodotto editoriale, dovremo essere attenti a sfruttarle”.

Quando Piroso ha invitato i partecipanti a dare un pensiero conclusivo, il risultato unanime è stato quello di aver capito che la rete ha le sue ragioni per essere arrabbiata. Quindi, a prescindere dai continui annunci del Governo sugli Stati Generali che non vengono mai effettivamente programmati, le parti si incontreranno a un “loro tavolo” per discutere del futuro e programmare quanto effettivamente necessario.

Un futuro in cui vengano sviluppate nuove regole. “Ma che non corrano il rischio – ha detto Abbiati – di ingessare completamente il sistema”.

Un futuro che veda partire l’informatizzazione (indipendentemente da INFORIV) allargata, non soltanto per la gestione delle rese, ma anche per lo sfruttamento di prodotti che generino fatturato. Cosa che dovrà richiedere il coinvolgimento di altri partner, “in quanto, purtroppo – ha detto Brignone – da soli la cosa non è possibile: il Governo, nonostante gli siano stati presentati accurati e documentati preventivi per accedere ai finanziamenti per l’innovazione tecnologica - e mi dispiace che Elisa Grande, Capo Dipartimento Informazione ed Editoria, sia assente, non ci ha mai risposto.”

 

Roberto Briglia - Direttore Generale Divsione Periodici Gruppo Mondadori:,  infine, raccogliendo una provocazione nata dalla platea, sulla mancanza di copie alto vendenti contro le eccedenze delle stesse testate nella grande distribuzione o nelle edicole degli aeroporti ha detto che “effettivamente con la loro attenzione esasperata all’efficienza hanno ridotto le tirature, ma che questo tema dovrà essere assolutamente risolto, perché diversamente si rischierebbe una falsa efficienza.”  

 

 

“In quanto all’Antitrust – ha concluso Renato Ferrandi – questi interverrà al più presto con nuove regole che dimostrino come il settore pubblico riesca a valorizzare il settore editoria svolgendo il proprio compito istituzionale

 





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