
Luglio è stato un mese positivo per le vendite di quotidiani cartacei in edicola, che per la prima volta da molto tempo appaiono in netta e diffusa crescita rispetto al mese precedente interrompendo il lungo trend di contrazioni. Come emerge dai dati raccolti da ADS – Accertamenti Diffusione Stampa, la quasi totalità delle testate ha registrato un incremento delle copie vendute con l’eccezione, per rimanere tra i quotidiani nazionali, di Italia Oggi e Avvenire.
È probabile che di fronte alla crisi di Governo e alle dimissioni del premier Mario Draghi, avvenute il 21 luglio e seguite dall’annuncio di elezioni anticipate, gli italiani abbiano cercato sui media cartacei un’informazione più attendibile per approfondire gli sviluppi sul fronte politico interno. A favorire un aumento delle vendite potrebbe essere stato anche il periodo vacanziero, che ha concesso più tempo da dedicare alla lettura dei quotidiani sotto l’ombrellone.
Se il raffronto con il mese di giugno 2022 risulta positivo, quello con il dato di luglio 2021 rimane invece fortemente negativo e ci ricorda che la crisi dell’editoria cartacea dura da lungo tempo e che, nonostante il rimbalzo di un mese, resta assai difficile recuperare le perdite in termini di vendite registrate nell’ultimo anno.
Repubblica recupera il 10% e torna sopra le 91.000 copie
Con riferimento ai due maggiori quotidiani generalisti, si segnala il balzo mensile del 5,4% del Corriere della Sera, che passa dalle 146.883 copie di giugno alle 154.861 di luglio. Risale la china anche la Repubblica. Dopo svariati ribassi che hanno portato le vendite ben sotto le 100.000 copie, l’ammiraglia del gruppo GEDI torna a vedere il sereno. A luglio le copie vendute in edicola sono ammontate a 91.516, il 10,2% in più rispetto alle 83.002 del mese precedente. Il raffronto con il luglio 2021 resta invece ampiamente negativo con una flessione del 18% per La Repubblica e del 6,1% per Il Corriere della Sera.
Anche La Stampa, altra testata del gruppo GEDI, archivia luglio con un aumento del 4,3% delle copie vendute, passate dalle 66.331 unità di giugno alle 69.186 unità. Resta però da recuperare un calo del 5,4% rispetto alle 73.176 copie di un anno prima.
Segno positivo a luglio anche per il Messaggero: più 4,8% con 49.330 copie vendute (erano 47.037 a giugno) e contro le 53.745 copie di un anno prima. Passando alle tre testate del gruppo QN; si segnala l’avanzata delle vendite del 4,7% per La Nazione con 42.581 copie (da 40.646 di giugno e 47.611 di luglio 2021), l’aumento del 2,53% per Il Resto del Carlino con 63.832 copie (rispettivamente da 62.252 di giugno e 69.908 di luglio 2021) mentre restano stazionarie le vendite de Il Giorno a 18.282 copie (erano 20.551 un anno prima).
Incremento a doppia cifra per Libero e Il Fatto Quotidiano
Tutti segni positivi, a luglio, anche per i quotidiani schierati politicamente. In particolare, si fa notare il balzo dell’11% per Il Fatto Quotidiano, che a luglio si porta a 25.755 copie vendute rispetto alle 23.201 di giugno, contro però le 26.852 di un anno prima. Piccolo salto in avanti anche per Il Manifesto, che con 6.211 copie aumenta le vendite in edicola del 2,3% rispetto al mese precedente avvicinandosi alle 6.741 copie di un anno fa.
Torna a correre La Verità, che mette a segno un aumento del 6,4% rispetto a giugno arrivando a veicolare nelle edicole 27.241 copie. Il quotidiano diretto e fondato da Maurizio Belpietro si conferma l’unico con un bilancio positivo rispetto a un anno prima: più 14% rispetto alle 23.856 copie di luglio 2021.
Spicca il volo Libero, che guadagna oltre 2.700 copie in edicola passando dalle 18.002 di giugno alle 20.712 di luglio e mettendo a segno un aumento mensile del 15%. Rispetto ad un anno prima, quando le vendite erano di 22.380 copie, occorre quindi recuperare altre 1.668 copie. Balzo modesto appena sotto il 2% per Il Giornale, che risale a 29.924 copie, ben al di sotto delle 36.112 copie del luglio 2021 (meno 17,1%).
Boom per gli sportivi. Contrastati gli economici. Bene la stampa locale
Tra i quotidiani sportivi, La Gazzetta dello Sport consolida il suo primato di testata più letta del settore sfiorando a luglio le 95.000 copie vendute in edicola, in aumento del 3,4% rispetto alle 91.758 copie di giugno e avvicinandosi alle 103.000 del luglio 2021. Piccolo boom di vendite anche i due concorrenti sportivi, Corriere dello Sport e Tuttosport, che mettono a segno rispettivamente un balzo in avanti del 14,6% e del 17% rispetto a giugno portandosi a 42.486 copie il primo e 27.092 copie il secondo, riducendo entrambi le distanze dai livelli di un anno fa di 46.617 e 28.502 copie.
Andamento contrastato per i quotidiani economici. Il Sole 24 Ore recupera posizioni e aumenta le vendite del 6% su base mensile passando da 23.950 a 25.424 copie a luglio. Il distacco rispetto a un anno fa, quando le copie in edicola erano 31.586, resta ancora ampio. Perde invece colpi Italia Oggi che scende a 6.465 copie con una flessione del 16,2%. Un anno fa le vendite in edicola erano pari erano di quasi 8.000 copie.
Bene anche il settore della stampa locale con una netta prevalenza di testate che a luglio hanno aumentato le copie vendute in edicola rispetto al mese precedente, a conferma di un crescente interesse anche per le notizie legate al territorio.
Nei primi tre mesi del 2022 le vendite di quotidiani (cartacei digitali) sono diminuite dell’8,5% rispetto all’analogo trimestre di un anno prima e del 31,6% rispetto all’analogo trimestre del 2018. La fotografia scattata dall’Agcom – e racchiusa nei dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni relativi al primo trimestre dell’anno – non lasciano intravedere spiragli di luce per il settore dell’editoria e nemmeno per le edicole, che restano il principale strumento di diffusione dell’informazione cartacea.
In attesa di capire quali aiuti metterà in campo il futuro Governo, non resta che prendere atto delle cifre impietose di una crisi strutturale che si trascina ormai da oltre un decennio. Basta considerare che nel corso del primo trimestre 2022, in media, giornalmente, sono state vendute 1,61 milioni di copie di quotidiani. Nello stesso periodo di un anno fa le copie erano state 1,75 milioni, erano 1,94 milioni nel 2020, 2,15 milioni nel 2019 e 2,35 milioni nel 2018.
La stampa locale arretra più di quella nazionale
La flessione delle vendite di quotidiani è generalizzata ma dai dati del primo trimestre 2022 emerge una nuova preoccupante tendenza. A differenza di quanto accaduto negli ultimi anni, le testate locali hanno registrato una flessione delle vendite giornaliere superiore a quella delle testate nazionali. Anzi, hanno registrato addirittura una flessione doppia: meno 11% per le copie locali e meno 5,6% per le copie nazionali rispetto all’analogo periodo 2021.
Più nel dettaglio, dai dati dell’Agcom emerge che le TOP 5 testate nazionali generaliste (in ordine alfabetico: L’Avvenire, Il Corriere della Sera, Il Messaggero, La Repubblica, La Stampa) hanno venduto una media di 448.000 copie cartacee giornaliere nei primi tre mesi del 2022: meno 9,2% rispetto all’analogo periodo del 2021 (in linea con la media del periodo) e meno 34,7% rispetto all’analogo periodo 2018.
Le TOP 10 testate locali (in ordine alfabetico: L’Arena, Dolomiten, L’Eco di Bergamo, Il Gazzettino, Il Giornale di Brescia, Il Messaggero Veneto, La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Tirreno, L’Unione Sarda) hanno invece visto una media di vendite giornaliere pari a 310.000 copie cartacee, con un calo del 10,6% rispetto al 2021 e del 28,4% rispetto al 2018.
Le testate locali appaiono ancora più in difficoltà quando si prende in esame la vendita di copie digitali: nei primi tre mesi dell’anno le TOP 5 testate nazionali generaliste hanno venduto una media di 89.000 copie digitali giornaliere, con una modesta flessione dell’1,1% rispetto all’analogo periodo del 2021 mentre le TOP 10 testate locali hanno registrato una media di vendite giornaliere pari a 25.000 copie digitali, con un calo del 5,1% rispetto al 2021. Rispetto al 2018, invece, la variazione appare positiva per entrambe le tipologie di testate, con una performance più brillante per le TOP 10 testate locali (più 50,7%) rispetto alle TOP 5 testate generaliste nazionali (più 18,4%).
Perdono terreno anche le copie digitali
Il 2022 inizia all’insegna della flessione anche per quanto riguarda le vendite di copie digitali, che in ogni caso continuano a rappresentare una quota molto contenuta delle vendite complessive di quotidiani.
Nei primi tre mesi dell’anno la vendita di copie cartacee si è attestata su una media giornaliera di 1,39 milioni di unità, in calo del 9,3% rispetto al primo trimestre 2021 e del 35,5% rispetto al primo trimestre del 2018. Le copie digitali, invece, si sono attestate su una media giornaliera di 210.000 unità, evidenziando una flessione del 2,7% rispetto al 2021, a fronte però di un dato positivo di crescita del 12,7% rispetto al 2018, quando le copie vendute si aggiravano attorno alle 190.000 unità giornaliere.
Nonostante gli sforzi degli editori per incrementare le copie digitali, il quotidiano online non riesce a decollare e continua a restare ai margini, sia delle scelte dei lettori sia nei conti economici delle società editrici. Appare evidente che le politiche di prezzo aggressive adottate per spingere gli abbonamenti digitali, con promozioni al limite della svendita, sembrano non essere di alcun aiuto.
Secondo l’Agcom, inoltre, “appare opportuno osservare come la distribuzione delle vendite di copie digitali appaia maggiormente concentrata rispetto a quella cartacea: le prime cinque testate del segmento digitale rappresentano poco meno del 60% delle copie complessivamente vendute nel primo trimestre del 2022, mentre il corrispondente valore per la versione cartacea quasi si dimezza (34,4%)”.
In crescita solo gli sportivi
In un mercato editoriale caratterizzato da un calo generalizzato nelle vendite di quotidiani sia cartacei che digitali, sia nazionali che locali, si salvano unicamente le testate sportive. Nel complesso, le vendite di copie cartacee di Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport e Tuttosport hanno evidenziato nei primi tre mesi dell’anno un incremento del 7,1% rispetto all’analogo periodo 2021. Il bilancio rispetto al 2018 resta invece fortemente negativo (meno 44,8%) considerando le forti flessioni delle vendite registrate durante la pandemia quando anche lo sport aveva dovuto prendersi una pausa.
Si segnala inoltre la flessione a doppia cifra per i quotidiani economici: Il Sole 24 Ore e Italia Oggi vedono nel complesso un calo delle vendite di copie cartacee dell’11,5% (sopra la media del periodo) rispetto a un anno prima. Rispetto al 2018 la flessione delle vendite per gli economici arriva quasi al 50%: allora la media giornaliera era di 103.000 copie, mentre nei primi tre mesi del 2022 si è scesi a 56.000.
Infine, relativamente al campione preso in considerazione da ADS, l’analisi di Agcom per operatore vede, in termini di copie complessivamente vendute da inizio anno, GEDI quale principale gruppo editoriale con una quota di mercato del 20,6%, seguito da Cairo/RCS (17,7%) e da Caltagirone Editore e Monrif Group (rispettivamente con l’8,8% e l’8,5%).

L’impennata del prezzo dell’energia sta penalizzando tutta l’economia ma ha un impatto particolarmente negativo sul settore delle cartiere, un comparto fortemente energivoro che in questo momento, proprio a causa dei rincari record del prezzo del gas, non è in grado di assicurare la continuità della produzione.
“In questo momento sulle imprese della carta c’è una pressione altissima, anche emotiva. Molte aziende hanno deciso di non riaprire questa settimana ma di rimandare la ripresa delle attività alla settimana prossima. E lì credo che capiremo chi degli associati è disposto a sostenere questo livello di costi”, ha spiegato il numero uno di Assocarta, Lorenzo Poli, in un’intervista rilasciata lo scorso 26 agosto al sito d’informazione formiche.net.
Fermata forzata per la produzione
Mentre il prezzo del gas ha superato la settimana scorsa la soglia psicologica dei 300 euro per kilowattora (contro i 20 euro di un anno fa e i 180 dello scorso luglio), il futuro per il settore - che è il secondo produttore di carta in Europa dopo la Germania - diventa sempre più incerto obbligando le cartiere a navigare a vista e a lanciare l'"allarme rosso".
Molte cartiere hanno infatti deciso di sospendere la produzione nel mese di agosto approfittando per fare manutenzione agli impianti e ora stanno valutando se ripartire. La domanda non manca. Anzi. Con l’e-commerce in continua crescita, la richiesta di carta per imballaggi non conosce crisi. Ma i costi da sostenere per proseguire la produzione stanno diventando insostenibili rendendo antieconomico mantenere attiva la produzione.
Mancano i contratti per i rifornimenti di energia
Il problema maggiore pare essere quello di avere i contratti dell’energia sul tavolo. In una fase di così elevata incertezza sull’approvvigionamento del gas, acuita ulteriormente dalla guerra in corso tra Russia e Ucraina, in questo momento chi fornisce energia non è in grado di proporre nuovi contratti di fornitura alle imprese e di indicare un prezzo valido per i prossimi mesi. Nemmeno un gigante dell’energia come l’Eni, scrive Il Sole 24 Ore, è in grado in questo momento di assumersi questo rischio.
Una situazione preoccupante considerato che è proprio questo il periodo in cui vengono firmati i nuovi accordi di fornitura di gas per l’anno termico 2022-2023, che parte formalmente il 1° ottobre. Una situazione che interessa non solo l’industria cartaria e che potrebbe estendersi anche ad altri settori energivori come ad esempio quello siderurgico e quello della ceramica.
Un tetto fisso al prezzo del gas potrebbe aiutare
Il settore chiede un aiuto immediato. La gravità della situazione è tale da non poter essere rimandata a dopo le elezioni del 25 settembre. Una soluzione tampone immediata potrebbe essere quella che la Sace faccia da garante per i contratti di fornitura perchè “senza contratti non si fa la carta e senza carta non si fanno gli imballaggi e non si fa informazione”, come ha detto in una recente intervista televisiva il Direttore Generale di Assocarta, Massimo Medugno.
L’auspicio è anche quello che venga accolta la proposta avanzata già in tempi non sospetti dal premier Draghi di fissare un tetto al prezzo del gas, ipotesi che in queste ore trova un'apertura anche a livello europeo.
“Come tutte le imprese, anche le cartiere hanno degli impegni commerciali da rispettare, impegni che hanno un arco temporale di mesi. Ora, con questa volatilità del prezzo, come si fa a pianificare gli investimenti e a onorare la fornitura del prodotto? Se oggi pago il gas 200, domani 300, poi 400 e magari tra due mesi 150, come posso io imprenditore portare avanti una strategia commerciale e industriale. Ho bisogno di un minimo di certezze e allora, anche in questa logica, un tetto fisso può certamente aiutare”, ha precisato a formiche.net il Presidente di Assocarta.
Riflessi negativi sul settore dell'editoria
Di fronte a una situazione così drammatica, appaiono inevitabili le ricadute sul settore della carta stampata, che da anni continua a soffrire un calo delle vendite in edicola, compensato solo in minima parte dall'aumento delle vendite di copie digitali.
Per ora gli editori sono riusciti con enormi sforzi a farsi carico dei rincari del prezzo della carta e della stampa, ma ancora per quanto potranno resistere? Già a inizio anno molte testate hanno aumentato in media di 20 centesimi il prezzo del quotidiano, che ora oscilla tra 1,60 e 1,70 euro, proprio per fronteggiare l’inatteso aumento dei costi. Dobbiamo dunque aspettarci ulteriori rincari? Difficile fare previsioni. Nell’immediato, con le elezioni politiche alle porte, sembra improbabile un ulteriore aumento del prezzo per la carta stampata. Il settore è inoltre in attesa dello sblocco del Fondo Straordinario per l’Editoria, come promesso a fine luglio dal Sottosegretario all’Editoria Giuseppe Moles.
La situazione resta però preoccupante e un intervento di rilancio del settore sembra sempre più urgente anche se dalla politica continuano a non arrivare segnali chiari e mirati. Un vuoto che lascia spazio alle previsioni nefaste di chi già intravede il costo del quotidiano a 5 euro e di chi addirittura prelude alla fine dell’informazione su carta.
Soffrono anche le imprese del commercio: 120.000 a rischio chiusura
Anche il terziario è in forte sofferenza per i rincari della bolletta energetica. In base alle stime dell'Osservatorio energia di Confcommercio "sono ben 120 mila, all'incirca, quelle a rischio chiusura da qui ai primi sei mesi del 2023", un dato allarmante che mette in bilico "370 mila posti di lavoro”. I più esposti - spiega l'analisi di Confcommercio - sono il commercio al dettaglio (in particolare la media e grande distribuzione alimentare che a luglio ha visto quintuplicare le bollette di luce e gas), la ristorazione e gli alberghi che hanno avuto aumenti tripli rispetto a luglio 2021, i trasporti che oltre al caro carburanti ( 30-35%) si trovano ora a dover fermare i mezzi a gas metano per i rincari della materia prima.

Editori e giornalisti fanno appello alle forze politiche affinché la crisi di Governo in atto non blocchi gli interventi già approvati a sostegno dell’editoria.
Con una nota diramata al termine della riunione del Consiglio generale del 27 luglio scorso, la FIEG chiede che “il Governo completi, nel disbrigo degli affari correnti, l’attività di definizione delle misure per l’utilizzo delle risorse già stanziate e disponibili del Fondo straordinario per l’editoria del 2022 e proceda nell’attuazione degli interventi di sostegno al settore già decisi da tempo (credito carta e distribuzione)”.
Inoltre gli editori sottolineano “i buoni risultati ottenuti insieme all’Anci con la campagna “Educazione alla cittadinanza” per l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole” e annunciano di voler avviare “agli inizi di settembre una campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini per la partecipazione attiva al voto, con l’invito ad informarsi sui giornali, on-line e cartacei, mezzi di informazione attendibili e di qualità”.
Una dichiarazione quest'ultima che coinvolge direttamente anche la rete delle edicole, che sono il principale canale di diffusione della carta stampata.
Anche dal sindacato dei giornalisti è arrivato un analogo appello. In un’intervista a Radio Radicale il segretario generale della FNSI, Raffaele Lorusso, ha sollecitato le forze politiche ad utilizzare i fondi già stanziati. «Credo già oggi si possa, e anzi si debba, parlare della distribuzione delle risorse stanziate con la legge di Stabilità 2022 (90 milioni per quest'anno e 140 per il 2023) e che, come da norma, avrebbero dovuto essere ripartite su tutta la filiera dell'editoria. Questo – ha dichiarato Lorusso – non è ancora avvenuto. Noi crediamo che, se ci fosse la volontà politica, anche a Camere sciolte, sarebbe sufficiente un Dpcm che potrebbe dare qualche ristoro al settore. Non risolverebbe la crisi, ma sarebbe una boccata di ossigeno».
«Riteniamo – ha aggiunto Lorusso – che, in una fase di crisi strutturale duratura, lasciare inutilizzate queste risorse sarebbe delittuoso. Nel periodo che manca alle elezioni si potrebbe adottare un provvedimento di ripartizione, sostenendo sia la transizione digitale, sia l'occupazione stabile, e prestando anche attenzione al contrasto al precariato e al lavoro povero, un'emergenza per l'intero Paese e un tratto distintivo di questo settore, con intere generazioni di giovani giornalisti condannati a una precarietà senza fine».
Anche Assocarta chiede un intervento delle forze politiche per affrontare la grave situazione in cui si trova il settore a causa dell’aumento della materia prima e dei costi energetici. “Chiediamo immediata chiarezza circa l’uso dei crediti di imposta del secondo trimestre ed auspichiamo l’estensione urgente degli stessi per la restante parte dell’anno, che si prospetta molto più complicata del secondo trimestre stesso, oltre ogni immaginazione e aspettativa imprenditoriale” ha affermato di recente Lorenzo Poli, Presidente di Assocarta.

Il costo della carta continua a crescere e “nei prossimi giorni, saranno inevitabili fermate produttive delle cartiere italiane”. È il nuovo allarme lanciato qualche giorno fa dal Presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, preoccupato per l’incertezza legata ai costi energetici ma anche relativa a inflazione, crescita dei tassi d’interesse e calo dei consumi.
“La situazione è ancor più grave del mese di marzo, se è possibile, in cui ai picchi sono seguiti momenti di ribasso del prezzo. Ora invece, da qualche settimana, i costi crescono costantemente, senza sosta, su un livello di 180 Euro/Mwh, 9 volte di più rispetto al giugno 2021”, ha detto Poli attraverso un comunicato stampa.
Credito d'imposta e prezzo dell'energia: intervenga il Governo
Come se ciò non bastasse, la recente vicenda dell’introduzione del “de minimis” sui crediti d’imposta, aumenta l’incertezza. “Su questo punto, chiediamo immediata chiarezza circa l’uso dei crediti di imposta del secondo trimestre ed auspichiamo l’estensione urgente degli stessi per la restante parte dell’anno, che si prospetta molto più complicata del secondo trimestre stesso, oltre ogni immaginazione e aspettativa imprenditoriale” ha affermato Poli.
A questa difficoltà, come sottlinea il Presidente di Assocarta, si aggiunge quella di “definire i contratti di fornitura gas per il prossimo anno termico dato che i principali fornitori - non sapendo quanto gas arriverà dalla Russia - non si impegnano a garantire contrattualmente la consegna del gas. Purtroppo, noi industriali stiamo invece già prendendo impegni commerciali con i nostri clienti, anche nel prossimo trimestre, assumendoci di conseguenza un rischio elevato”.
L'Italia diventa il secondo produttore di carta in Europa
I prossimi mesi si prospettano dunque particolarmente complessi per l’industria cartaria italiana, reduce da un 2021 in netta crescita. Lo scorso anno il settore ha realizzato un aumento della produzione del 12,5% con un fatturato che ha raggiunto gli 8 miliardi di euro consentendo all’Italia di diventare il secondo produttore di carta in Europa e anche il secondo riciclatore.
“Nel 2021 – ha sottolineato Poli lo scorso giugno durante l’assemblea annuale di Assocarta – la produzione italiana di carte e cartoni si attesta a oltre 9,6 milioni di tonnellate (più 12,5% dopo il meno 4,1 % del 2020) che, per la prima volta, pone l’Italia al secondo posto in Europa, dopo la Germania”.
Italia seconda in Europa per riciclo della carta
Tali obiettivi economici sono stati conseguiti insieme a quelli ambientali, fanno sapere da Assocarta. Il settore usa infatti al 90% fibre vergini certificate PEFC e FSC, ed è il secondo riciclatore in Europa, dopo la Germania, avendo ridotto le emissioni di CO2 del 30% dagli anni '90.
Merito anche della sensibilità del Paese verso l'importanza del riciclo. La conferma arriva dal 27esimo rapporto Comieco (Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) sulla raccolta differenziata di carta e cartone in Italia: l’anno scorso nei Comuni italiani sono stati raccolti oltre 3,6 milioni di tonnellate di imballaggi post consumo, superando per la prima volta il tetto dei 60 kg per abitante.

Calano le vendite di libri (romanzi e saggi) nei primi sei mesi dell’anno, come era d’altro canto prevedibile dopo i numeri record del 2021, un anno difficilmente eguagliabile. Quello che invece non era del tutto previsto è che gli italiani hanno nettamente preferito fare acquisti nelle librerie fisiche invece che in quelle online, con queste ultime che hanno registrato una netta flessione di ordini.
Sei mesi in frenata: 3,6% di copie in meno
Secondo le nuove stime dell’AIE, l’Associazione Italiana Editori, su rilevazioni Nielsen BookScan, tra gennaio e giugno sono stati venduti 46 milioni di libri, il 3,6% in meno (pari a 1,7 milioni di copie) rispetto all’analogo periodo del 2021, che era però stato un anno eccezionale per l’editoria libraria. La pandemia ha contribuito infatti ad avvicinare gli italiani alla lettura dei libri, con ricadute molto positive sul settore. Infatti, rispetto all’analogo periodo 2019, anno pre-pandemia, anche le vendite dei primi sei mesi del 2022 continuano a mostrare un trend al rialzo, con un incremento del 14,5%.
Stessa fotografia per quanto riguarda il valore del venduto: nei primi sei mesi dell’anno la flessione è stata del 4,2% rispetto all'analogo periodo 2021 per un valore complessivo di 670 milioni di euro. Rispetto al 2019, però, il valore del venduto segna un aumento del 14,7%.
Negli ultimi tre anni il settore un visto forti oscillazioni (foto a lato) ma rispetto al 2019 il valore del venduto evidenzia un aumento dell'86%.
Da notare, inoltre, che nonostante il forte rialzo del prezzo della carta e dell’energia, gli editori sono riusciti a non ritoccare i prezzi al pubblico: il prezzo medio del venduto nei primi sei mesi dell’anno è stato pari a 14,66 euro, in calo dello 0,6% rispetto al 2021 e dell’1,1% rispetto al 2019.
Calano le vendite nelle librerie online
Nel commentare i dati dei primi sei mesi dell'anno, il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi, ha sottolineato che il calo di copie e in valore del venduto è da imputare "alla flessione delle vendite nei canali online, solo in parte controbilanciato dal recupero delle librerie fisiche. La congiuntura - ha aggiunto - è difficile ma gli editori, nonostante l’inflazione che cresce e l’emergenza carta che continua, non hanno ritoccato i prezzi”.
Per quanto riguarda la distribuzione, le librerie online hanno venduto nei primi sei mesi libri per 284,8 milioni a prezzo di copertina evidenziando una flessione di 43 milioni rispetto all’anno precedente. Ne hanno approfittato le librerie fisiche, le cui vendite sono cresciute a 353,8 milioni di euro, 21 milioni in più rispetto a un anno prima. La grande distribuzione è scesa a 31,5 milioni, perdendo oltre 6 milioni di euro.
Di conseguenza, le librerie online hanno ridimensinato dal 47% al 42,5% la loro quota di mercato, mentre quelle fisiche hanno consolidano la loro posizione di testa salendo dal 47,8% al 52,8% con la Grande distribuzione al 4,7%.
Continua la crescita dei fumetti
Non si ferma la "fame" di fumetti. Il segmento ha continuato a crescere con un aumento, in valore, del 23,7% rispetto all’anno precedente e addirittura del 245,4% rispetto al pre-pandemia.
Tra gli altri generi, bene anche la narrativa straniera, cresciuta del 4,8% rispetto al 2021 e del 26,2% rispetto al 2019. Tra i segmenti di mercato che hanno fatto meglio in questi primi sei mesi (rispetto al 2021) meritano una citazione le guide turistiche (più 100%), i romanzi d’amore e chick lit (più 60%), i fumetti per bambini ( 41%) e le biografie ( 39%).
Da notare che, rispetto al 2019, tutti i generi sono in aumento, con un incremento di oltre il 16% per la fiction italiana e i libri per bambini.
Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, firma un breve articolo per annunciare quella che viene definita come una "rivoluzione" per la fruizione dei contenuti offerti dal quotidiano.
Da domani, infatti, acquistando l'edizione cartacea, i lettori potranno leggere, fino alle ore 24:00 dello stesso giorno, anche le pagine del sito web riservate agli abbonati del giornale digitale. Per farlo, basterà inquadrare con lo smartphone l'apposito QR code pubblicato giornalmente sul quotidiano cartaceo.
L'offerta durerà tutta l'estate e rappresenta un unicum nel panorama editoriale italiano, dove gli editori sono alla continua ricerva di alchimie in gardo di rivitalizzare gli acquisti sia di copie cartacee (in flessione) che digitali (in espansione, ma a ritmi troppo lenti).
Per incentivare gli uni e gli altri, Repubblica ha deciso di sperimentare questa speciale abbinata. In pratica, al prezzo del solo quotidiano cartaceo viene concessa al lettore la possibilità di leggere anche le notizie online risevate agli abbonati digitali (obbligando così anche i lettori del cartaceo ad iscriversi al sito per acedere ai contenuti online).
La speranza, come si augura il mondo delle edicole, è quella di incentivare gli acquisti del cartaceo dopo che anche gli ultimi dati di maggio resi noti da ADS (Accertamenti Diffusione Stampa) hanno confermato la fase di forte difficoltà in edicola del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari (di cui proprio oggi è stata annuciata la morte, all'età di 98 anni). A maggio il quotidiano che fa capo a GEDI ha venduto in edicola poco più di 81.500 copie, quasi la metà rispetto alle oltre 145.000 copie del Corriere della Sera a cui un tempo contendeva il titolo di quotidiano più letto dagli italiani.
L'iniziativa, scrive Molinari, "nasce dalla consapevolezza che le abitudini della lettura oramai sommano più piattaforme, seguono le nostre abitudini quotidiane e si adattano ai nostri tempi. C’è chi inizia la giornata sfogliando il quotidiano cartaceo e poi continua a seguire il ciclo delle notizie attraverso il web, e chi invece preferisce la strada opposta aggiornandosi con le news digitali per poi approfondire analisi, personaggi e retroscena leggendo la carta. Avere il QR code stampato sul giornale consente, agli uni come agli altri, di restare aggiornati su grandi fatti nazionali, internazionali e cronache locali potendo giovarsi di una flessibilità, nel tempo e modo di lettura, senza precedenti. Il tutto al prezzo di una singola copia del giornale".
"È un’iniziativa che va incontro alle nuove abitudini dei lettori, di ogni età, genere ed estrazione, che chiedono al loro giornale di raggiungerli dove sono", prosegue il direttore di Repubblica sottolineanche che in questo modo il lettore può "provare l’emozione di trovarsi, in tempo reale, di fronte ad una notizia pubblicata sulla carta che muta sul web nell’arco di pochi minuti" entrando in "un mondo intero: quello delle news che non finiscono mai".

Buone notizie per la carta stampata e, di conseguenza, per le edicole. La Commissione europea ha dato il via libera all’utilizzo di 60 milioni di euro di aiuti di Stato che l’Italia aveva stanziato, sotto forma di credito d’imposta, a supporto della distribuzione di giornali e riviste.
Una boccata d’ossigeno per gli Editori che ora potranno contare su un credito d’imposta per un importo pari fino al 30% dei costi di distribuzione sostenuti nel 2020 e che sarà applicato per l’anno fiscale 2021.
Soddisfatto il Sottosegretario all’Editoria Giuseppe Moles. “Queste risorse – ha affermato in una nota – permetteranno agli editori di ammortizzare i costi di distribuzione grazie al credito di imposta fino al 30% e garantire così a tutti i cittadini, e soprattutto agli abitanti dei piccoli comuni, l'accesso all'informazione di qualità”.
Gli aumenti del carburante registrati in quest’ultimo periodo, uniti ai rincari energetici e del prezzo della carta, rendono infatti le risorse sbloccate ancora più importanti per sostenere la distribuzione dei giornali, specie nelle aree interne del Paese e nei piccoli comuni dove portare la carta stampata è già da tempo anti-economico.
“Si tratta – ha ancora osservato Moles – di una ulteriore ed importante misura, molto attesa, a supporto del settore editoriale e del diritto all'informazione, fondamentale in un momento così complesso caratterizzato del caro energia e da un aumento generalizzato dei costi per la stampa e la distribuzione”.
A conferma dell’importanza del settore dell'informazione, una recente disposizione legislativa ha ridefinito i poteri speciali (golden power) dello Stato in settori ritenuti strategici per il Paese, inserendo tra questi ultimi anche l’Editoria.
Ciò significa che, al fine di garantire la libertà dei media e il pluralismo dell’informazione, il Governo si prende il potere di difendere le imprese editoriali italiane in caso di scalate ritenute ostili da parte di gruppi o concorrenti stranieri.

Aumentano le vendite degli sportivi, perdono quota i big nazionali, migliorano i quotidiani locali. È questa la sintesi che emerge dai dati ADS (Accertamenti Diffusione Stampa) di maggio (analizzati sul mese precedente) riguardanti le vendite individuali cartacee di quotidiani.
Beneficiando dell’interesse suscitato dalle ultime partite del campionato di calcio di serie A, a maggio le vendite della Gazzetta dello Sport sono aumentate del 6,5% rispetto ad aprile, quelle del Corriere dello Sport del 9,7% mentre Tuttosport si è limitato ad un incremento marginale dello 0,78%.
Nessun segnale di recupero, invece, per le maggiori testate nazionali. Scende a 145.552 copie Il Corriere della Sera che perde il 2,1% rispetto ad aprile e il 6,48% rispetto a maggio 2021. Non c’è alcuna ripresa per La Repubblica, che scivola sempre più in basso assestandosi a 81.750 copie, quasi la metà di quelle del Corriere della Sera a cui un tempo (sempre più lontano) contendeva il primato di quotidiano più letto dagli italiani. Rispetto ad aprile Repubblica ha perso il 6,4% ma il dato che spaventa di più è il raffronto con maggio di un anno fa, quando le copie cartacee vendute erano 108.126: in questo caso la flessione è del 24%. A parte Il Messaggero che si è mosso in controtendenza, tutte le altre testate nazioni presentano segni negativi. Continua a perdere quota anche La Verità.
Le sorprese positive sono arrivate invece dalla stampa locale. Come si diceva, a maggio molti giornali locali sono riusciti a migliorare le vendite rispetto al mese precedente, in alcuni casi anche solo di una manciata di copie ma si tratta comunque di una rassicurante tenuta di lettori. Il Mattino, Il Tirreno, Il Tempo, Il Corriere Adriatico, L’Adige, La Gazzetta del Sud, Il Giornale di Sicilia, Il Nuovo quotidiano di Puglia, Corriere dell’Umbria, Il Centro, Editoriale Oggi sono tra le testate “virtuose”.
A queste se ne devono aggiungere altre che mostrano variazioni negative rispetto al mese precedente talmente lievi da essere quasi trascurabili. È il caso per esempio de La Nuova Ferrara, La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, il Giornale di Vicenza, La Sicilia, L’Unione Sarda, La Tribuna di Treviso. Il Corriere delle Alpi, Il Corriere delle Alpi.
Tra i quotidiani economici, Italia Oggi riesce a vendere qualche decina di copie in più rispetto ad aprile portandosi a 6.755 copie, 2.000 in meno, però, rispetto alle 8.707 del maggio 2021.Il Sole 24 Oreinvece perde circa 200 copie rispetto ad aprile attestandosi attorno alle 24.520 copie, quasi 10.000 in meno rispetto alle 33.416 di un anno prima.

Tiene la pubblicità sulla carta stampata. I primi 5 mesi dell’anno vedono solo una lieve flessione dello 0,2% per gli investimenti pubblicitari, che in valore si assestano nel complesso a 222,8 milioni di euro, dai 223,2 milioni del periodo gennaio-maggio 2021. Questa la fotografia che emerge dai dati diffusi dall’Osservatorio Stampa Fcp (Federazione Concessionarie Pubblicità).
Nonostante la frenata dell’economia, il surriscaldamento dell’inflazione e l’impennata dei costi energetici e nonostante le incertezze geopolitiche innescate dal protrarsi e dall’inasprimento della guerra in Ucraina, la pubblicità sulla carta stampata sembra per ora mostrare una buona tenuta e una buona resilienza, dopo aver archiviato il 2021 con una crescita del 4%.
Cresce la pubblicità sui quotidiani
In particolare, nei primi cinque mesi dell'anno gli investimenti pubblicitari sui quotidiani hanno messo a segno un incremento dell’1,2% rispetto all'analogo periodo 2021, raggiungendo i 164,7 milioni di euro. A fare da traino sono quelli riferiti al Commerciale nazionale (più 5,8%) insieme al Legale (più 2,2%) e al Commerciale locale (più 1,6%).
Soffrono invece i periodici: nel complesso gli investimenti sono calati del 3,9% rispetto ai primi cinque mesi del 2021 attestandosi attorno ai 58 milioni di euro. In questo caso i mensili hanno fatto peggio dei settimanali con flessioni rispettivamente del meno 7,4% e del meno 2,6% mentre le Altre Periodicità (che hanno però un valore molto modesto in termini di fatturato complessivo, pari a 2 milioni di euro) hanno registrato un incremento del 19,8%.