
Louis Vuitton ha deciso di riportare sei chioschi di Venezia alla loro originale bellezza trasformandoli in un punto di richiamo per i visitatori che sbarcheranno in questi giorni nella città lagunare più famosa al mondo in occasione della Biennale Arte, che apre i battenti domani 20 aprile (23 aprile per il pubblico) e che durerà fino al 27 novembre.
Dal 20 al 25 aprile nei sei chioschi selezionati sarà possibile trovare – oltre ai giornali – anche tre collezioni di libri di lusso che la maison francese dedica ai viaggi: Travel Books, City Guides e Fashion Eye. Si tratta di un’iniziativa che rientra nel progetto Librarie Éphémère che Louis Vuitton ha già realizzato l’anno scorso nelle edicole e nelle librerie di alcuni arrondissement di Parigi.
Un evento che richiama quello dello scorso anno a Milano, quando a settembre, in occasione della settimana milanese della moda, Valentino ha scelto di sviluppare un innovativo progetto con l’edicola di via dei Giardini dandole una nuova veste grafica contrassegnata dall’iconica V della casa di moda e arricchendola con le immagini della sua ultima campagna pubblicitaria. Anche in quell’occasione, presso l’edicola milanese era posto in vendita, in anteprima, un volume dedicato alla maison Valentino: VLogo signature vol. II.
Due tra le più prestigiose case di moda internazionali hanno dunque deciso di puntare per le loro iniziative di marketing sui chioschi che vendono giornali, riconoscendo in maniera esplicita l’enorme potenziale che la loro ubicazione privilegiata nei punti più belli e ambiti delle nostre piazze e delle nostre città, può offrire in termini comunicativi. Un potenziale che ci auguriamo possa essere colto sempre più spesso con l’obiettivo di valorizzare edicole e chioschi, specie oggi che molti rischiano di chiudere sopraffatti dalla crisi della carta stampata.

Il Governo accelera sulle riforme per rispettare gli impegni relativi al PNRR e, nell’ambito delle misure anti-evasione, ha deciso di anticipare di sei mesi l’introduzione delle multe per i commercianti che rifiutano pagamenti elettronici.
L’obbligo di dotarsi di un POS era stato introdotto dal giugno 2014 ma fino ad ora non erano previste sanzioni per chi ne fosse sprovvisto o per chi, pur avendolo, respingesse una transazione con strumenti elettronici.
Tutto è destinato a cambiare tra poco più di un paio di mesi. Con un decreto legislativo l’esecutivo di Mario Draghi ha introdotto, a partire dal 30 giugno, una multa per i commercianti che non accettano pagamenti elettronici. La sanzione sarà pari a 30 euro, maggiorata di una quota variabile corrispondente al 4% del valore della transazione respinta.
Confcommercio: "le sanzioni non aiutano, bisogna ridurre le commissioni"
Confcommercio ribadisce la propria contrarietà alle sanzioni e afferma nuovamente che la strada per contrastare l'evasione fiscale passa dall'abbattimento di commissioni e costi sui pagamenti elettronici in carico a imprese e consumatori.
"La diffusione dei pagamenti elettronici - si legge in una nota - va perseguita mettendo in campo scelte decise di abbattimento delle commissioni e dei costi a carico di consumatori e imprese, a partire dal potenziamento dello strumento del credito d’imposta sulle commissioni pagate dall’esercente e prevedendo la gratuità dei cosiddetti micropagamenti. Puntare asimmetricamente sulle sanzioni non giova ai processi di modernizzazione del sistema dei pagamenti, peraltro già in pieno sviluppo”.
"L'introduzione delle sanzioni non spaventa le nostre imprese", sostiene ancora Confcommercio confermando che la categoria dei commercianti "è ormai pronta ad un utilizzo sempre maggiore della moneta elettronica, ma ciò non toglie che le commissioni siano ancora troppo alte e gravino sulle spalle delle imprese. Questo oggi non è più sostenibile".
Bandi, voucher e convenzioni possono alleggerire la spesa
Molti edicolanti dovranno dunque affrontare un ulteriore costo legato all'urgenza di dotarsi di un POS e di attivare un servizio bancario e un collegamento internet. E questo avviene in un momento in cui l’economia rallenta, soffocata dal rialzo dei prezzi dell’energia e delle materie prime, e soprattutto in un periodo in cui le edicole vedono i ricavi assottigliarsi mese dopo mese a causa di vendite di quotidiani e periodici in continua frenata.
Oggi più che mai è il momento di guardare con attenzione alle opportunità offerte da bandi, agevolazioni e voucher che possono venire incontro alle esigenze degli edicolanti alleggerendo le spese da sostenere per la loro attività (vi invitiamo a consultare l’apposita sezione BANDI nell’Area Riservata del nostro sito).
In particolare, ricordiamo il voucher connettività, che consente di chiedere, direttamente agli operatori di telecomunicazioni accreditati, un contributo (da 300 a 2.500 euro) per abbonamenti a internet ultraveloce. Ricordiamo anche che molte Camere di Commercio hanno messo a disposizione un voucher digitalizzazione per incentivare l’utilizzo di nuove tecnologie, tra cui i pagamenti digitali, nell’ambito dei progetti “Punto Impresa Digitale” (PID) volti a promuovere la diffusione della cultura e della pratica digitale nelle Micro, Piccole e Medie Imprese.
Agli Associati SNAG-Confcommercio consigliamo infine di verificare le convenzioni attive che prevedono offerte vantaggiose per l’attivazione del POS, tra cui quelle proposte da Unicredit, IntesaSanpaolo e SumUp.

Dopo aver tamponato l’emergenza garantendo “un supporto immediato” al comparto dell’Editoria, è arrivato il momento di passare ad un “un intervento che abbia carattere strutturale”, tanto più che su questo punto “a livello governativo e parlamentare c’è un’unità di intenti”. Con queste parole il Sottosegretario per l’Editoria, Giuseppe Moles, è tornato ad esprimersi sulle riforme di cui l’intera filiera editoriale è in attesa da molto tempo.
I punti da cui partire sono tre: “Pluralità e qualità dell’informazione e rimozione delle posizioni dominanti”, tenendo però presente che bisogna “prevedere forme di premialità per quanti contribuiscono all’innovazione”, ha detto Moles intervenendo alla presentazione della Relazione Annuale Auditel 2022 in Senato.
Tra gli interventi previsti quello dell’attivazione di un fondo straordinario ad hoc per le imprese editoriali, e la normativa sul Copyright per rilanciare un settore già duramente colpito dalla pandemia e ora anche dai rincari congiunti di energia e carta.
Intanto gli ultmi dati relativi al mese di febbraio mostrano che le vendite in edicola della carta stampata hanno segnato un'ulteriore contrazione e che, nello stesso mese, anche gli investimenti pubblicitari appaiono in flessione (-0,2% quelli sui quotidiani, -8,9% i periodici).
Guerra, pandemia, cambiamenti climatici, flussi migratori, diritti umani, elezioni politiche, mercati finanziari: la disinformazione investe ormai tutti gli ambiti dell’attualità e inquina l’ecosistema digitale con fake news, bufale e teorie del complotto, rischiando anche di mettere a dura prova la missione di servizio pubblico radiotelevisivo.
Per questo motivo la Rai è scesa in campo con determinazione nella lotta contro il proliferare di fake news online. In occasione dell’International fact-checking Day (giornata internazionale della verifica dei fatti), che si celebra il 2 aprile, Rai Play ha inaugurato una nuova serie di Pillole contro la disinformazione: 11 brevi filmati monotematici che dallo scorso 4 aprile appaiono nel palinsesto di tutti i canali Rai, pensati apposta per “promuovere l’alfabetizzazione digitale e lo sviluppo del pensiero critico”.
Seguiranno altri episodi. La previsione è infatti quella di creare una campagna di comunicazione che coprirà i prossimi mesi attraverso 30 pillole distribuite in tre stagioni.
Tra i primi episodi, la guerra in Ucraina e la disinformazione post sovietica
Si parte dall’attualità con il primo episodio intitolato Nebbia di guerra e dedicato al caos informativo nel conflitto Russia-Ucraina, seguito da La fabbrica dei troll, breve storia della “disinformazia” post-sovietica.
Ci si occupa anche di chi non vuole riconoscere il cambiamento climatico (La macchina della negazione), del legame tra movimenti no-vax e complottismo (Infodemia), o della satira presa erroneamente sul serio (Non l’ho “falso” apposta). E ancora: denunce, come quella del segretario delle Nazioni unite contro chi diffama i migranti (Bugie bianche), alternate ad esempi pratici su come è facile essere manipolati online (A ciascuno il suo bot) e sul business dei sempre più ingannevoli titoli-esca (Soldi facili).
E poi l’appello alla tutela dei teenager, molto esposti sui social (Falsi minori), e quello alla prudenza di fronte ai deep-fake, i video falsi altamente realistici che impazzano sul web (Sesso, bugie e video falsi); fino al grido di allarme di Maria Ressa, premiata l’anno scorso col Nobel per la Pace per la sua coraggiosa battaglia contro il “virus della menzogna” (Nessuna verità senza i fatti).
La lotta alle fake news passa anche dai banchi di scuola
Ricordiamo che la Rai è membro dell'Italian Digital Media Observatory (IDMO) per la creazione di un osservatorio nazionale contro la disinformazione, un consorzio finanziato dalla Commissione Europea, coordinato dall'Università Luiss Guido Carli, e che vede la partecipazione di Tim, Gruppo Gedi, Università di Tor Vergata, T6 Ecosystems, Newsguard, Pagella Politica.
Con la stessa finalità di combattere le fake news, Rai ha anche progettato una serie di incontri con le scuole organizzati da Rai Ufficio Studi, in collaborazione con Rainews24 e con il Coordinamento Sedi Regionali. Le prime scuole coinvolte sono tre realtà del Nord, Centro e Sud Italia: l'istituto di Istruzione Superiore Plana di Torino, il liceo Ginnasio Statale Orazio di Roma e il liceo Classico ''G. Garibaldì' di Palermo. In ogni collegamento un giornalista Rai offre ai ragazzi delle scuole superiori indicazioni utili per orientarsi nel mondo della disinformazione online, per riconoscere le fake news ed evitarle.
Carta stampata antidoto contro le fake news
Educare a riconoscere le fake news sul web si sta rivelando una priorità nel campo dell'informazione e al tempo stesso viene riabilitato il ruolo della carta stampata come importante argine contro la disinformazione. L'informazione di qualità offerta dai quotidiani cartacei rappresenta infatti un punto di riferimento sicuro per chi cerca notizie attendibili. Purtroppo, però, anche gli ultimi dati sulla diffusione dei quotidaini a febbraio ci dicono che le vendite in edicola continuano a diminuire.

I dati di febbraio sulle vendite di quotidiani in edicola non fanno che confermare il trend ribassista che perdura da tempo, anche se non mancano alcune eccezioni. Nel raffronto su base annua dei dati forniti da ADS (Accertamenti Diffusione Stampa) sulle vendite in edicola, tutte le testate nazionali - con eccezione de La Verità di Maurizio Belpietro e della Gazzetta dello Sport - appaiono in calo rispetto a febbraio 2021.Su base mensile, invece, si registrano alcuni incoraggianti segnali di ripresa, circoscritti però a una manciata di testate.
Tra queste ultime si distingue il Corriere della Sera. Il quotidiano più letto d’Italia archivia il mese di febbraio con vendite in edicola pari a 152.593 copie, in aumento dello 0,9% rispetto a gennaio, complice forse anche il bisogno di informazione innescato dal conflitto in Ucraina (ricordiamo che l’invasione della Russia è iniziata il 24 febbraio), ma in calo del 5,88% rispetto ad un anno prima.
Continua invece la discesa verso nuovi minimi di Repubblica che a febbraio vende in edicola 94.000 copie, quasi il 20% in meno rispetto a un anno prima e con una flessione del 3,3% rispetto al mese precedente. Va leggermente meglio all’altro quotidiano di punta del gruppo GEDI: La Stampa vende in edicola 71.513 copie, il 4,3% in meno rispetto a febbraio 2021 e il 2% in meno rispetto al mese precedente. Ancora migliore la tenuta de Il Secolo XIX, con vendite in edicola per 22.176 copie a febbraio, un dato non molto distante dalle 22.400 di gennaio. Rispetto a un anno prima, però, la flessione arriva addirittura al 18,6%.
Scendono poco sotto le 50.000 le vendite de Il Messaggero, con un calo del 2,4% rispetto al mese precedente e del 6,14% rispetto a un anno prima. Stesso copione passando alle testate del gruppo QN, dove si registrano lievi flessioni rispetto al mese precedente per Il Giorno (-2,3%) con 19.272 copie, La Nazione (-1,6%) con 42.430 copie, Il Resto del Carlino (-0,5%) con 63.463 copie. Per tutte e tre le testate, però, si confermano flessioni di circa l’11% rispetto al febbraio 2021. Tra le testate con la migliore tenuta si segnala Avvenire che con 5.416 copie a febbraio, poco più di quelle vendute a gennaio (5.326) e all’incirca le stesse di febbraio 2021 (5.421).
Per quanto riguarda le testate più schierate politicamente, appare ancora in crescita La Verità con vendite in edicola per 29.878 copie a febbraio, poco più delle 29.569 copie di gennaio, che si conferma l'unica testata in netta controtendenza grazie a un aumento addirittura del 17,5% rispetto ad un anno prima.Un aumento che è andato a scapito de Il Giornale, che rispetto a febbraio 2021 vede scendere del 19% le copie vendute, pari a 31.357 (in lieve aumento, però, rispetto al mese precedente) e di Libero, che rispetto a un anno prima perde il 14% di copie, scese a 19.321 (stabili rispetto al mese precedente). Buona performance per Il Manifesto, che a febbraio vende in edicola 7.103 copie, contro le 6.673 di gennaio e le 7.549 di febbraio 2021.
Flessioni marcate per Italia Oggi, le 3.431 copie vendute in edicola a febbraio sono meno della metà delle 7.716 copie di febbraio 2021 e il 42% in meno rispetto al mese precedente. Resiste Il Sole 24 Ore con 25.698 copie a febbraio, contro le 26.202 di gennaio e le 34.316 di febbraio 2021.
Si salvano i giornali sportivi. Con 83.094 copie la Gazzetta dello Sport vede un miglioramento delle copie vendute sia rispetto a gennaio ( 4%) sia rispetto a febbraio 2021 ( 9%). Nessuno scossone nemmeno per Il Corriere dello Sport, che si conferma poco sopra le 37.000 copie vendute in edicola, all’incirca sugli stessi livelli del mese precedente e di un anno fa. Stazionarie, per finire, le vendite di Tuttosport rispetto a gennaio, ma nel raffronto su febbraio 2021 le vendite appaiono inferiori del 13,39%.
Considerando i dati sulla diffusione totale, ossia includendo anche le copie digitali oltre a quelle individuali vendute in edicola, la situazione non cambia molto: nel raffronto con febbraio 2021 prevalgono nettamente le contrazioni e spicca su tutti il -14,7% de La Repubblica. Tra i pochi segni positivi, si segnalano invece Corriere della Sera ( 3,8%), Gazzetta dello Sport ( 7,3%) e soprattutto La Verità ( 32%). Più confortante il raffronto con i dati di gennaio 2022: tra le prime 20 testate per diffusione, dieci sono quelle che mostrano un miglioramento e altrettante (tra cui La repubblica) quelle che invece mostrano un peggioramento.
Debutta il 5 aprile Verità&Affari, il nuovo quotidiano economico-finanziario nato su iniziativa di Maurizio Belpietro, fondatore ed editore de La Verità, l’unico quotidiano che negli ultimi anni sta riscuotendo un incremento di vendite in edicola, più che raddoppiate negli ultimi cinque anni.
Con una tiratura media di 60.000 copie (80.000 al lancio) e un costo di copertina di 1,50 euro, Verità&Affari “è la dimostrazione che la carta stampata non è morta” come ha dichiarato Belpietro in un video su Facebook annunciando l’arrivo del nuovo quotidiano creato, ha sottolineato, “per raccontare il dietro le quinte dell’economia, la verità negli affari, tutti i segreti della finanza andando oltre le versioni ufficiali che vengono fornite dagli uffici stampa. Lo abbiamo fatto per 5 anni con la politica e ora lo facciamo con l’economia”.
A rendere interessante Verità&Affari sarà lo spazio dedicato a “inchieste esclusive, retroscena e segreti di palazzi e santuari di ogni potere e lobby. Ma anche il racconto e il megafono di chi fino a oggi non ha avuto voce in capitolo, come le migliaia di imprese piccole e medie o di partite Iva che hanno fatto la storia del pil in Italia, trovando grandi idee e spesso diventando campioni e campioncini del made in Italy esportato fuori dai confini nazionali”, si legge nella presentazione del progetto.
Un progetto editoriale che promette di raccontare “il riassetto del potere economico in Italia e nel mondo e i suoi legami con i poteri politico e giudiziario senza pregiudizi e condizionamenti” ma che intende dare “particolare attenzione anche a tutti gli aspetti della nuova finanza, spiegando con linguaggio semplice e offrendo un notiziario esauriente su criptovalute, certificati CO2 ed Etf, oltre che su tutti gli investimenti tradizionali, dalle azioni ai bond ai fondi comuni”.
A dirigere il quotidiano è stato chiamato Franco Bechis, già direttore de Il Tempo, da cui si era dimesso qualche tempo fa per dedicarsi proprio all’ideazione del nuovo quotidiano finanziario, che avrà una foliazione di 24 pagine.

Da domani stop all’obbligo di esibire il green pass in tutti i negozi (incluse le edicole al chiuso) anche se resterà, fino al 30 aprile, l’obbligo della mascherina. È una delle tante novità che entreranno in vigore in coincidenza con la fine, dal primo aprile, dello stato di emergenza nazionale legato al Covid-19.
Sempre da domani, il green pass non sarà più necessario per recarsi presso parrucchieri, barbieri, saloni di bellezza e centri estetici. Niente più certificazione verde per soggiornare in hotel e strutture ricettive mentre per accedere a bar e ristoranti al chiuso sarà ancora indipensabile, fino al 30 aprile, presentare il green pass base.
Torna la capienza al 100% per impianti sportivi all'aperto e al chiuso e per le discoteche ma fino al 30 aprile servirà mascherina e certificato verde per l’ingresso. Fino al primo maggio, obbligo di green pass base per accedere ai luoghi di lavoro. Niente più green pass, invece, per salire su autobus e metropolitane: bisogna però indossare una mascherina FFP2. Dovrà invece munirsi di green pass base chi deve accedere ad aerei, treni e navi.
Questa la road map del Governo per il graduale ritorno alla normalità dopo oltre due anni di stato di emergenza. A decretarlo era stato il Consiglio dei Ministri guidato da Giuseppe Conte il 31 gennaio 2020: il giorno precedente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) aveva dichiarato il coronavirus “emergenza sanitaria globale” e, contemporaneamente, in Italia venivano diagnosticati i primi due casi di Covid: due turisti cinesi ricoverati in isolamento allo Spallanzani di Roma.
Da domani scompaiono anche i colori delle Regioni –bianca, gialla, arancione e rossa – e viene sciolto il Comitato Tecnico Scientifico, il pool di esperti e virologi che per oltre due anni ha guidato le scelte del Governo e del Ministero della Salute sulla gestione della pandemia.
Esce di scena anche il Generale Francesco Figliuolo, Commissario straordinario dell’emergenza Covid e artefice del successo della campagna vaccinale che ha permesso la ripartenza del Paese. Al suo posto subentra un'Unità di transizione guidata da un altro Generale, Tommaso Petroni, che resterà in carica fino al 31 dicembre 2022 per completare la campagna vaccinale (si parla di quarta dose per i soggetti fragili e gli over 50, una decisione unitaria dovrebbe arrivare nei prossimi giorni dall’Unione europea) e per altre eventuali misure necessarie per contrastare la pandemia.
La pandemia, infatti, è tutt’altro che terminata. Il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe evidenzia che nell’ultima settimana di marzo (23-29 marzo) i nuovi contagi restano sostanzialmente stabili ma aumentano i ricoveri in terapia intensiva e, dopo sei settimane in flessione, tornano a salire anche i decessi da Covid.
L’invito è dunque quello di non abbassare la guardia anche perché, specie nelle prossime settimane e in previsione degli spostamenti per le festività di Pasqua, i contagi potrebbero tornare a salire per poi attenuarsi – dicono gli esperti – nei mesi più caldi, come accaduto negli scorsi anni.

La Federazione italiana editori giornali esprime in una nota "grande preoccupazione per l’impossibilità di distribuire i giornali a seguito del blocco della circolazione dei mezzi di trasporto in alcune zone del Paese, in particolare nella zona di Olbia e nel Salernitano, collegato alla protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante".
"La distribuzione della stampa - prosegue la FIEG - costituisce il presupposto per l’esercizio di due fondamentali diritti costituzionali: il diritto di informare e quello di essere informati. Impedire ai mezzi della distribuzione della stampa la consegna delle pubblicazioni, quotidiane e periodiche, alle edicole significa precludere ai cittadini l’accesso all’informazione".
Pertanto, "gli editori italiani, nel denunciare la gravità del blocco della consegna dei giornali, chiedono con forza alle Autorità di garantire sempre e dovunque la circolazione dei mezzi di distribuzione della stampa per assicurare l’accesso all’informazione dei cittadini".

“Produrre informazione di qualità e diffonderla sta diventando sempre più difficile e senza interventi fortemente a rischio”: è quanto scrive la FIEG in una nota unendosi all'allarme per la continuità del settore editoriale già lanciato da Assocarta e Assografici.
“A partire dal secondo semestre dello scorso anno - precisa il Presidente della Federazione italiana degli editori, Andrea Riffeser Monti - il prezzo della carta su cui si stampano i giornali è cresciuto di oltre il 100% e ulteriori aumenti sono in corso".
Alcune cartiere hanno già dovuto interrompere la produzione piuttosto che continuare a operare in perdita mettendo a rischio la continuità dei rifornimenti, non solo all'industria dell'editoria ma anche ad altri comparti come quello del cartone ondulato e del packaging.
"Il boom del costo della principale materia prima per le pubblicazioni si unisce ai costi crescenti dell’energia e alle difficoltà che incontrano gli editori nel reperire la carta e le lastre in alluminio per la stampa. Gli editori - prosegue Riffeser - sono già stati costretti a ridurre la foliazione e le notizie e la riduzione dell’informazione locale rende privi di voce le comunità e i politici sul territorio, dai sindaci agli esponenti locali”.
Una situazione insostenibile che racchiude un grosso rischio, ossia, come dice ancora Riffeser, “che si debbano sospendere le pubblicazioni, mettendo in difficoltà l’intera filiera: giornalisti, poligrafici, distributori nazionali e locali e edicole. Tutto questo in un momento particolare per l’Europa e per il nostro Paese in cui l’informazione assicurata dai giornali è quanto mai indispensabile”.
“Faccio appello - conclude Riffeser - al Governo, al Parlamento e alle Forze politiche. Occorre fare, e presto, due cose: trasferire immediatamente alle imprese le risorse per il sostegno al settore già stanziate e prevedere nuovi e significativi interventi sul mercato della carta e dell’energia”.

Gennaio inizia male anche per gli investimenti sulla carta stampata, un dato negativo che si unisce all’ulteriore caduta delle vendite in edicola con cui è iniziato il nuovo anno. E bisogna subito dire che i dati sulla pubblicità di gennaio non risentono ancora dei venti di guerra: il conflitto in corso è infatti iniziato il 24 febbraio con l’ingresso delle truppe russe nel territorio ucraino.
In generale, l’Osservatorio Stampa FCP (Federazione Concessionarie Pubblicità) indica a gennaio una flessione del 2,8% del fatturato pubblicitario sulla carta stampata rispetto all’analogo periodo del 2021. Nel dettaglio, i quotidiani hanno evidenziato una flessione dello 0,7% mostrando una discreta tenuta, mentre per i periodici la frenata è stata maggiore, con una caduta nel complesso del 13,9%.
In particolare, la pubblicità sui settimanali ha segnato un tonfo del 27,1%. In controtendenza, invece, gli investimenti pubblicitari sui mensili, risaliti del 5% rispetto a un anno fa con il risultato che, a gennaio, il fatturato pubblicitario sui mensili ha superato quello sui settimanali. In calo anche il dato relativo ad altre periodicità, in calo del 23,3%.
Tax credit pubblicità: domande dal 1° al 31 marzo 2022
Anche quest’anno il Governo mette a disposizione fondi per un credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari effettuati nel corso del 2022.
La richiesta deve essere presentata dal 1° al 31 marzo all’Agenzia delle Entrate, salvo poi confermare, tra gennaio e febbraio del prossimo anno (2023), gli investimenti realmente effettuati ne 2022. Il credito sarà concesso nella misura del 50% del valore degli investimenti pubblicitari effettuati quest'anno, in quanto anche per il 2022 viene meno il requisito dell'incremento minimo dell'1% rispetto agli investimenti effettuati l'anno precedente.
Nel calcolo degli investimenti su cui è possibile chiedere il tax credit sono compresi quelli in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, e sulle emittenti radiofoniche e televisive locali e nazionali, analogiche o digitali, non partecipate dallo Stato.
UPA preoccupata per ricadute negative su investimenti pubblicitari
Già a inizio anno il presidente di UPA (Utenti Pubblicità Associati), Lorenzo Sassoli de Bianchi, aveva espresso preoccupazione per l’andamento, nel corso del 2022, degli investimenti pubblicitari, reduci da un 2021 in aumento (più 4,2% quelli su carta stampata rispetto al 2020, anno segnato da un tonfo del 22,9% causa pandemia).
A preoccupare Sassoli era soprattutto l’impennata dei prezzi energetici e le ricadute negative che questo avrebbe potuto arrecare all’economia a partire dalle pressioni inflazionistiche e rallentamento della crescita. La guerra in Ucraina e l’ulteriore balzo a nuovi record dei prezzi del gas e delle materie prime tronca ogni speranza di ripresa degli investimenti aziendali in pubblicità.
«Sappiamo bene che quando c’è da tagliare, la prima voce su cui intervenire è spesso quella della comunicazione pubblicitaria», ha ricordato Sassoli precisando che «per questa ragione sono personalmente molto preoccupato, dal momento che è sicuro che l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime peserà sui bilanci di tanti inserzionisti».