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Verità e Affari, a marzo debutta il nuovo quotidiano economico di Belpietro

17 Febbraio 2022

In un mercato della carta stampata dominato da una costante contrazione delle copie vendute, spicca il balzo in avanti de La Verità, forse l’unico quotidiano che nel 2021 è riuscito a muoversi in controtendenza, guadagnando mese dopo mese nuovi lettori in edicola anziché perderli.

Un vantaggio che il fondatore e direttore, Maurizio Belpietro (foto in alto), intende giustamente cavalcare lanciando un nuovo quotidiano economico-finanziario. Le voci circolavano da un po’ e ora è arrivata la conferma. A marzo debutterà in edicola Verità e Affari.

A dirigere il nuovo quotidiano sarà Franco Bechis (già direttore di Milano Finanza e Italia Oggi), che lascia la direzione de Il Tempo per passare al nuovo incarico. La raccolta pubblicitaria, invece, dovrebbe rimanere “in casa” ed essere affidata alla concessionaria guidata da Stefano Fraschetti, Opq, che già si occupa della raccolta per le altre testate che fanno capo a Belpietro.

Con questa nuova iniziativa Belpietro consolida la galassia editoriale che fa capo alla SEI, la holding di cui il giornalista controlla oltre il 70% dopo che lo scorso anno ha rilevato la partecipazione dell’ex amministratore delegato Enrico Scio. Grazie al successo de La Verità - che in poco tempo è riuscita a erodere quote a Libero e a Il Giornale - SEI ha chiuso il 2021 con ricavi pari a 25 milioni di euro e una raccolta pubblicitaria di 5 milioni. E il 2022 promette ancora meglio considerando la recente acquisizione di Donna Moderna e CasaFacile e il lancio del nuovo quotidiano economico-finanziario.

Approfittando della fase di debolezza della carta stampata, nell'arco di pochi anni Belpietro ha saputo dare vita a un nuovo gruppo editoriale diversificato e in espansione che ruota attorno a La Verità. Il primo passo è stata l’acquisizione, nel 2018, del settimanale Panorama dalla Mondadori. L’anno successivo ha rivelato, sempre dal gruppo di Segrate, Sale e Pepe, Cucina Moderna, Confidenze, TuStyle e Starbene. L’anno scorso, infine, è stata la volta di Donna Moderna e CasaFacile, rilevate sempre dal gruppo Mondadori che ha deciso di uscire dal settore magazine per orientare sui libri il proprio core business.

Nel frattempo La Verità si è fatta largo tra i lettori di centro-destra, riuscendo a surclassare Libero e ad insidiare la supremazia de Il Giornale. Secondo gli ultimi dati ADS, a dicembre La Verità ha venduto in edicola 27.500 copie, molte di più rispetto alle 19.190 copie di Liberoavvicinandosi sempre più alle 31.547 copie de Il Giornale. 



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Da lunedì anche La Stampa aumenta il prezzo a 1,70 euro

11 Febbraio 2022

Come era facile immaginare, il 2022 è iniziato con prezzi dei giornali in aumento. Il gruppo Gedi è stato tra i primi a muoversi ed è assai probabile che non sarà né l’unico né l’ultimo.

I rincari del costo della carta e dell’energia, uniti alle difficoltà di approvvigionamento della cellulosa, stanno mettendo in ginocchio l’intera industria editoriale. In settimana si sono mosse la Federazione Carta Grafica, l'Associazione Italiana Editori (Aie) e l'Associazione Nazionale Editoria di Settore (Anes). Insieme hanno lanciato un allarme sulla tenuta della filiera editoriale annunciando possibili ripercussioni sui tempi di consegna e sui prezzi al pubblico delle pubblicazioni, chiedendo al Governo un intervento urgente attraverso un credito d'imposta sull'acquisto della carta.

D'altronde, di fronte a costi di produzione sempre più alti che comprimono i già esigui margini, a volte non resta altro che scaricare in avanti la maggiorazione sul consumatore finale. Ed è quello che hanno iniziato a fare gli editori di giornali.

Tra i grandi quotidiani, si diceva, il primo a muoversi è stata La Repubblica, che già dallo scorso 1° gennaio 2022 ha deciso di innalzare da 2,50 a 3,00 euro il prezzo del quotidiano nel fine settimana, quando esce in abbinamento obbligatorio con D e Robinson il sabato e con L’Espresso la domenica.

Una decisione presa senza alcun preavviso e alcuna spiegazione ai lettori: una modalità su cui anche il direttore Maurizio Molinari ha fatto autocritica. Per questo, l’errore non è stato più commesso quando il gruppo Gedi ha deciso di aumentare il prezzo del quotidiano delle edizioni durante la settimana. Da lunedì 7 febbraio, infatti, acquistare La Repubblica in edicola costa 1,70 euro, 20 centesimi in più rispetto agli 1,50 euro pagati in precedenza. Il venerdì, invece, quando il quotidiano esce con il supplemento obbligatorio il Venerdì, il costo è di 2,50 euro.

“È una decisione – ha spiegato il gruppo anticipando la notizia - su cui abbiamo riflettuto a lungo, che arriva a distanza di 6 anni dall'ultimo aumento del prezzo di Repubblica, e che è figlia del macroscopico aumento dei costi dell'energia e della carta, entrambi fattori essenziali della produzione e distribuzione di un quotidiano. Un giornale con i conti in equilibrio è un giornale libero e in grado di garantire un'informazione di qualità. Chiedervi dunque questo piccolo sforzo quotidiano aggiuntivo significa per noi rinnovare con voi quel patto di fiducia e lealtà che ci lega dal 1976 e che ogni giorno ci impegniamo ad onorare”.

Esattamente una settimana dopo La Repubblica, tocca all’altro quotidiano targato Gedi: La Stampa ha annunciato che da lunedì 14 febbraio aumenterà il prezzo del giornale da 1,50 a 1,70 euro. Il sabato e la domenica, quando il quotidiano esce rispettivamente con Tuttolibri e con Specchio, il prezzo sarà invece di 2,00 euro.

Per ora i rincari riguardano solo le testate nazionali del gruppo Gedi. Per il Secolo XIX e gli altri quotidiani locali non sono state al momento annunciate variazioni di prezzo, che non sono comunque da escludere. Come non è da escludere che altri editori decidano di adeguare il prezzo di copertina, come ha ad esempio già fatto il gruppo Panini.

Vale la pena ricordare che l'aumento del prezzo di copertina si traduce automaticamente in un aumento della quota che l'editore riconosce alle rivendite. Bisognerà però quantificare l’impatto che l'aumento del prezzo di copertina avrà sulla domanda finale. Chi vuole un’informazione di qualità sarà disposto a pagare 20 centesimi in più al giorno per il quotidiano? Forse sì, considerando il particolare periodo storico in cui stiamo vivendo e il proliferare di fake news a cui stiamo assistendo. Questo è quello che ci auguriamo, ben consapevoli di un pericolo: quello che l'aumento del prezzo del quotidiano cartaceo possa avvicinare un numero crescente di lettori verso le edizioni digitali.



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Allarme rincari carta e energia. A rischio la tenuta del settore editoriale

10 Febbraio 2022

La Federazione Carta e Grafica, insieme a AIE (Associazione Italiana Editori) e ANES (Associazione Nazionale Editoria di Settore) esprimono in un comunicato stampa congiunto (di seguito il testo integrale) preoccupazione per la tenuta del settore editoriale, fortemente minacciato dal rincaro della carta e dell'energia che dura ormai da diversi mesi. Per questo motivo, le tre associazioni chiedono al Governo la possibilità di poter usufruire di un credito d'imposta per l'acquisto della carta.

La forte impennata dei costi delle materie prime e dell’energia mette a dura prova la tenuta della filiera editoriale: si rischiano una minore offerta di libri e riviste, ritardi nelle consegne, possibili aumenti dei prezzi per il pubblico dei lettori, gravi problemi per l’editoria scolastica.

Appello al Governo per un credito d’imposta per acquisto carta

L’allarme è lanciato congiuntamente dall’Associazione Italiana Editori (AIE), dall’Associazione Nazionale Editoria di Settore (ANES) e dalla Federazione Carta e Grafica che, di fronte alla grave emergenza, chiedono al Governo un credito di imposta sull’acquisto di carta grafica per fini editoriali. Una misura urgente a favore della sostenibilità dell’industria editoriale e necessaria per contribuire alla resilienza della filiera, di primaria importanza per il Paese e già faticosamente impegnata a gestire le delicate sfide del mercato.

Oltre al caro prezzi peesano le difficoltà a reperire la carta

“I rincari energetici stanno già mettendo a rischio di stop alcuni segmenti produttivi come quello delle riviste stampate in rotocalco. Ma per tutti i settori della stampa editoriale e commerciale l’incremento del costo della carta ha assunto dimensioni tali da erodere ogni marginalità, date le ovvie difficoltà a trasferire a valle tali rincari. A questo scenario si aggiungono le problematiche legate a una scarsa reperibilità della materia prima, anche a causa del processo in atto di riconversione della produzione verso le carte per imballaggi”, afferma Emanuele Bona, Presidente di Federazione Carta Grafica.

Soffre l'industria del libro. Editoria scolastica la più colpita

“Dopo due anni molto positivi, l’emergenza carta pesa come una grave minaccia sul mondo del libro – afferma Ricardo Franco Levi, Presidente di AIE –. Gli insopportabili aumenti del prezzo schiacciano i margini di tutti gli editori traducendosi per quelli di varia (saggi e romanzi) nel rischio di aumenti di prezzo di copertina, una strada che non è nemmeno percorribile per gli editori scolastici soggetti a tetti di spesa imposti per legge. Agli aumenti del prezzo si aggiungono le difficoltà di approvvigionamento che rendono ancora più difficile programmare la produzione e assicurare una puntuale distribuzione. Di nuovo, con una particolare attenzione per l’editoria scolastica impegnata a garantire alla scuola e alle famiglie la disponibilità dei libri di testo nelle scadenze legate al calendario dell’anno scolastico”.

In difficoltà anche il comparto della comunicazione tecnica e scientifica

“L’energia e le materie prime rappresentano il cuore della produttività - afferma Ivo Alfonso Nardella, Presidente di ANES - L’aumento di energia e carta mette in seria difficoltà anche il comparto della comunicazione tecnica scientifica e più in generale di settore. Diminuire o peggio interrompere il flusso di informazioni e aggiornamento professionale nuoce gravemente al tessuto industriale e professionale italiano che sta iniziando a riprendersi. Tagliare la cultura significa creare un danno alla produzione interna che ha sempre più bisogno di aggiornamento per affrontare le sfide che questa epoca di transizioni ci impone”.



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Quotidiani in edicola: vendite giù anche a dicembre

09 Febbraio 2022

Il 2021 termina con un’ulteriore contrazione delle vendite di quotidiani in edicola. Si aggrava, dunque, la persistente crisi della carta stampata. E, di conseguenza, continuano ad assottigliarsi gli incassi delle edicole derivanti dal loro core business.

I dati ADS sulla diffusione dei quotidiani a dicembre confermano lo scenario di un calo generalizzato per le vendite in edicola di quotidiani rispetto a inizio anno, ossia gennaio 2021, con ben poche eccezioni. Se la sono cavata un po’ meglio i quotidiani locali, che sono riusciti a contenere le perdite, che comunque ci sono state e hanno riguardato la totalità delle testate territoriali prese in esame.

Nello specifico, a dicembre Il Corriere della Sera ha venduto in edicola poco più di 151.000 copie, contro le quasi 166.000 vendute a gennaio 2021, mantenendo saldamente il ruolo di quotidiano più letto dagli italiani. Anzi, ormai naviga in solitaria nel panorama editoriale con un distacco di oltre 50.000 copie rispetto al diretto concorrente di un tempo, La Repubblica .

Il secondo maggiore quotidiano generalista deve infatti fare i conti con una netta contrazione degli acquisti in edicola che hanno portato le copie vendute sotto quota 100.000: per l’esattezza a dicembre sono state 98.697, contro le 114.333 di gennaio 2021. Deciso ribasso anche per La Stampa , l’altra testata ammiraglia del gruppo GEDI, che a dicembre vende 67.224 copie contro le 75.628 con cui aveva inaugurato il primo mese del 2021. In calo anche Il Secolo XIX: 22.916 contro le 27.392 copie di gennaio.

Perde quota, ma meno rispetto ai tre big generalisti, Il Messaggero  che scede a 50.091 copie a dicembre dalle 52.340 di gennaio 2021. Calo limitato anche per Avvenire che a dicembre vende 5.055 copie da 5.575 di gennaio 2021. In flessione le tre testate di QN. Vendite in edicola di 63.694 copie per QN-Il Resto del Carlino,  42.985 per QN-La Nazione e 19.869 per QN-Il Giorno rispettivamente contro 72.112, 49.053 e 21.956 di gennaio.

Tra i quotidiani politicamente schierati, continua la flessione per Il Fatto Quotidiano che archivia il mese di dicembre con 22.793 copie, circa 7.000 in meno rispetto alle 29.626 di gennaio. Peggio ancora per Il Giornale con 31.547 copie a dicembre, 13.000 in meno rispetto alle 44.429 di inizio anno. Perdite più limitate per Libero:  19.190 a dicembre contro le 22.748 di inizio dello scorso anno, mentre continua la corsa per il quotidiano di Maurizio Belpietro, La Verità , le cui vendite salgono a dicembre a 27.502 copie, contro le 25.475 di gennaio 2021.

Male anche i due principali quotidiani economici. Il Sole 24 Ore archivia dicembre con 29.152 copie vendute in edicola, a fronte delle 34.547 di gennaio 2021. Una manciata di copie in meno anche per Italia Oggi : 6.936 a dicembre dalle 7.783 vendute a inizio dello scorso anno.

Situazione controcorrente, infine, per i quotidiani sportivi. La Gazzetta dello Sport vende a dicembre ben 81.079 copie contro le 65.000 di gennaio 2021. Vende più copie in edicola a dicembre anche il Corriere dello Sport : 38.309 dalle 37.245 di gennaio 2021, mentre Tuttosport fa un balzo all’indietro con 21.823 copie vendute a dicembre, ben al di sotto delle 35.356 copie di gennaio 2021.
 



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Pubblicità sulla carta stampata: in risalita nel 2021

04 Febbraio 2022

Il 2021 si è chiuso con un bilancio positivo per gli investimenti pubblicitari sulla carta stampata, che nel complesso sono ammontati a 613,2 milioni evidenziando un tasso di crescita del 4% rispetto all’anno precedente.

Secondo quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Stampa Fcp (Federazione Concessionarie Pubblicità), l’anno scorso la raccolta sui quotidiani ha registrato un aumento del fatturato del 4,2%. Bene anche la raccolta sui periodici, che ha realizzato un incremento del 3,4%. In quest’ultima categoria da segnalare che l’andamento positivo è stato generalizzato: gli investimenti sui settimanali sono aumentati del 4,8%, quelli sui mensili dell’1,4% e quelli sulle altre periodicità sono saliti del 9,0%.

Entrando nello specifico delle singole tipologie, per quanto riguarda la stampa quotidiana, si evidenzia il buon rendimento di quella Commerciale nazionale che cresce dell'8,8%, quella Commerciale locale che registra un progresso del 3,9% e quella Legale che segna un aumento dell'8,5%. Calano invece gli investimenti della pubblicità Finanziaria (-13,8%) e quella Classified (-11,7%).

Gli editori della carta stampata possono tirare un sospiro di sollievo. Non dimentichiamo che il 2021 si era aperto con una contrazione, nel mese di gennaio, del 18,8% per gli investimenti pubblicitari sulla carta stampata (-14,9% quella sui soli quotidiani). Nei mesi successivi si è poi assistito ad un progressivo recupero. Merito senza dubbio della forte ripresa dell'economia, culminata nel 2021 con un avanzamento del Pil del 6,5%, il tasso di crescita più elevato dal 1995. E merito anche del bonus pubblicità, che consente sgravi fiscali alle aziende che investono nella comunicazione.

Tuttavia, la crescita complessiva del 4% degli investimenti pubblicitari sulla carta stampata compensa solo in minima parte il tonfo del 2020. L’anno segnato dall’inizio della diffusione della pandemia si era infatti concluso con una contrazione del 22,9% del fatturato pubblicitario sulla carta stampata, frutto di una caduta del 15,9% degli investimenti sui quotidiani e del 36,8% sui periodici. Il ritorno a livelli pre-covid appare dunque ancora lungo mentre continua a crescere la pubblicità su internet: 17,6% nel 2021 a 524 milioni.



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2021 eccezionale per i libri. Boom per i fumetti. ebook in ritirata

03 Febbraio 2022

Il 2021 è stato un anno di forte crescita per il mercato del libro. I dati dell'Associazione Italiana Editori (AIE) indicano che le vendite hanno raggiunto un valore di 1,7 miliardi di euro, il 16% in più rispetto a un anno fa e il 14% in più rispetto al 2019, anno pre-pandemia. Il settore ha quindi interamente recuperato il calo del 2020.

Nel 2021 sono inoltre salite a 115,6 milioni le copie di libri a stampa di narrativa e saggistica venduti nelle librerie fisiche, online e nella grande distribuzione organizzata: ben 18 milioni in più rispetto al 2020.

I fumetti trascinano le vendite

La pandemia ha dunque avuto un effetto booster sulla lettura di libri e gli italiani hanno riscoperto il piacere di immergersi tra le pagine di un romanzo o di un saggio. E, soprattutto, di un fumetto. Secondo i dati comunicati dall’AIE, infatti, i fumetti sono stati il genere più venduto con ben 11 milioni di copie, più del doppio rispetto ai 4,7 milioni venduti nel 2020 ( 134%), grazie soprattutto al boom dei manga, i fumetti originari del Giappone. Ma le performance, come emerge dai dati AIE (vedi tabella in alto), sono state ampiamente positive per tutti i generi.

L’industria italiana del libro è quarta in Europa e sesta nel mondo

A fronte di questi dati, il mercato italiano del libro si conferma il quarto per fatturato in Europa e il sesto nel mondo, alle spalle di Usa, Cina, Germania, UK e Francia.
Con una crescita del 22,9%, l’anno scorso sono aumentate le novità a stampa pubblicate, che sono state 85.551, a conferma di un mercato vivace, che non si è lasciato frenare dai rincari del prezzo della carta, che potrebbero però avere un impatto negativo nel corso del 2022 anche perchè il governo ha previsto incentivi per gli editori di quotidiani e riviste, ma non per i libri.

In calo gli e-book mentre corrono gli audiolibri

Quello che emerge chiaramente dai dati del 2021 è anche la netta preferenza degli italiani per i libri in formato cartaceo. Gli e-book non riescono a decollare e scendono a quota 49.313, in calo del 5,6% rispetto all’anno precedente, mostrando tuttavia una piccola variazione positiva dell’1,1% rispetto al 2019. Continua invece la corsa degli audiolibri che mettono a segno un aumento del 37%.

Il canale digitale resta sempre molto apprezzato per gli acquisti di libri. Le librerie online sono cresciute anche nel 2021, sebbene quelle fisiche abbiano recuperato parte del terreno perso. In particolare, le librerie online hanno realizzato un valore del venduto di 739,9 milioni che si avvicina sempre più a quello delle librerie fisiche, pari l’anno scorso a 876 milioni.

Sul 2022 pesano le preoccupazioni per il rincaro della carta

“L’editoria italiana ha saputo reagire alla pandemia e, anche grazie alle politiche di sostegno pubblico messe in atto da governo e parlamento, chiude il 2021 in forte crescita, dopo un 2020 già soddisfacente”, ha commentato il presidente dell'Aie Ricardo Franco Levi.

Che ha però ricordato come “Il 2022 sarà ancora un anno cruciale” per il settore che resta “in attesa di una legge di sistema e già oggi può contare sulla stabilizzazione delle misure di sostegno avviate nel 2020”.

Naturalmente la principale preoccupazione va ai rincari del prezzo della carta e alla difficoltà di reperimento di tale materia prima. Ciò, ha detto Franco Levi, “rappresenta una vera e propria emergenza” insieme alla “diffusione della pirateria, le incertezze legate alla ripresa economica e alla capacità di resistenza della catena logistica, le incognite sulla praticabilità di fiere e festival letterari, la crisi perdurante dell’editoria di arte e turismo”.



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Green pass in edicola: il controllo può essere fatto “a campione”

28 Gennaio 2022

Importante chiarimento da parte del Governo che risponde alle problematiche che lo SNAG, insieme a tutte le altre associazioni di categoria e alla FIEG, aveva segnalato al Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria.

Attraverso una specifica FAQ, l'esecutivo ha infatti fatto luce sulle procedure di controllo relative al green pass “base” per accedere alle edicole “al chiuso”. In particolare, si chiarisce che dal 1° febbraio per andare in edicola servirà il green pass “base” ma l’edicolante non sarà obbligato a chiederlo a tutti i clienti in entrata: potrà optare per una verifica a campione sui clienti che sono già entrati in edicola.

“Mi sembra – ha dichiarato al riguardo il Presidente dello SNAG, Andrea Innocenti – che la FAQ del Governo, per la quale devo ringraziare il Dipartimento per la sensibilità verso le nostre richieste, vada nella direzione auspicata di fare chiarezza e alleggerisca sensibilmente gli oneri a carico degli edicolanti nell'attività di vendita della stampa. Per vendere un giornale bastano pochi secondi e chiedere il green pass in alcuni momenti della giornata a tutti i clienti può non essere facile. Ciascun edicolante, sulla base del traffico di clientela, potrà scegliere se fare i controlli all’ingresso o fare controlli a campione. Questo – ha concluso Innocenti – permetterà una gestione ottimale del punto vendita, coniugando opportunamente tutela della salute e accesso all’informazione a mezzo stampa”.

Viene così chiarito un aspetto importante nelle procedure di verifica del green pass nelle edicole.
Certamente gli edicolanti dovranno dotarsi della App gratuita VerificaC19 per eseguire i controlli a campione. Questa App consente di verificare l’autenticità e la validità delle certificazioni senza la necessità di avere una connessione internet (offline) e senza memorizzare informazioni personali sul dispositivo del verificatore.

Ai verificatori basta inquadrare il QR Code della certificazione verde COVID-19, che si può esibire in formato cartaceo o digitale, e accertarsi della validità: colore verde se la Certificazione è valida, rosso se non lo è.

Ricordiamo inoltre che – in analogia a quanto avviene per i datori di lavoro – l’edicolante che effettua i controlli a campione non potrà essere ritenuto responsabile in caso di accertamento da parte delle autorità se un cliente viene trovato senza green pass, in questo caso nulla può essere contestato all’edicola.



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Fondi 2020 all'editoria, chi sono i destinatari

17 Gennaio 2022

Il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio ha pubblicato sul proprio sito gli elenchi dei giornali e dei periodici beneficiari dei contributi diretti in riferimento all’anno 2020. Dai dati appare in leggero incremento il numero dei percettori, che nel 2020 sono stati 108, contro i 96 del 2019.

Tra le imprese editrici di quotidiani e periodici editi e diffusi in Italia, spetta al settimanale Famiglia Cristiana l’importo maggiore dei contributi, pari a 6 milioni. Seguono il quotidiano Libero e Avvenire con circa 5.4 milioni euro. Poco più di 4 milioni vanno a Italia Oggi, mentre Il Manifesto si attesta a 3,1 milioni e Il Foglio a 1,8 milioni.

Tante le testate locali che hanno ottenuto il contributo. In particolare, circa 2,2 milioni sono andati al Corriere di Romagna e Cronaca qui. Al Quotidiano del Sud sono stati assegnati poco meno di 3,7 milioni mentre 1,4 milioni sono stati riconosciuti a Il Cittadino e 1,2 milioni al Quotidiano di Sicilia. Le cifre man mano scendono fino ai 42.615,50 euro di contributi per Parola di vita e ai 37.754,81 euro per la Gazzetta di Foligno.

Una parte di contributi è stata destinata alle imprese editrici di quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche. In questo caso sono nel complesso nove le testate che hanno ricevuto contributi, una in più dell’anno precedente: 5 in lingua tedesca e 4 in lingua slovena. Il contributo maggiore spetta anche nel 2020 a Dolomiten con 6.176.996,03 euro.

Sono invece 5 le testate destinatarie di contributi elargiti alle imprese editrici di quotidiani italiani diffusi all’estero. Come in passato si tratta di La Gente d’Italia - Cronache degli italiani nel mondo (USA e Uruguay) che ha ricevuto la cifra più alta di 953.981,97 euro. Le altre testate sono America Oggi (Stai Uniti), Corriere Canadese (Canada) oltre ai due quotidiani croati La Voce del Popolo (Croazia) e La Voce d’Italia (Croazia).

Sono prevalentemente locali o di ispirazione religiosa le 15testate destinatarie di contributi a periodici editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero. Tra queste si segnalano Il Messaggero di Sant’Antonio (95.760,00 euro) e Bellunesi nel mondo (44.809,31).

Sono 27, due in più dell’anno precedente, le testate beneficiarie dei contributi inerente l’editoria speciale periodica per non vedenti e ipovedenti. L’importo più consistente va alla Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Onlus Presidenza nazionale e alla Unione Nazionale Italiana Volontari pro ciechi u.n.i.vo.c. – onlus di Reggio Emilia con 100.000,00 euro cadauno, seguite da l’Associazione disabili visivi Onlus con 97.957,90 euro. Tutte e tre le associazioni hanno in pubblicazione diversi periodici. Al periodico Fenicotteri, edito dalla Associazione Biblioteca multimediale della Sardegna - Onlus, spetta invece il contributo più basso in assoluto tra tutti i vari elenchi di testate, pari a poco più di 4.000 euro.

Con riferimento, infine, ai contributi a periodici editi dalle associazioni dei consumatori e degli utenti, le testate sono le stesse 9 dell’anno precedente. Federconsumatori, Centro Tutela Consumatori Utenti, e Unione Nazionale Consumatori vedono uno stanziamento di 51.645,64 euro ciascuno. Consumers’ News del Movimento Consumatori incassa invece il contributo più basso, pari a 8.550 euro.



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Cresce la pubblicità su quotidiani e periodici

14 Gennaio 2022

Novembre è stato un mese positivo per gli investimenti pubblicitari, cresciuti in generale del 2,7% rispetto al mese precedente, come emerge dai dati diffusi da Nielsen.

Si rafforza, dunque, il trend positivo visto nel 2021. Con riferimento al periodo gennaio-novembre, nel complesso il mercato pubblicitario ha messo a segno un progresso del 15,2% rispetto al precedente periodo, recuperando il forte calo del 2020, anno segnato dalla pandemia.

Da segnalare che a novembre sono aumentati gli investimenti sia sui quotidiani che sui periodici, con incrementi dell’1,3% e del 2,3% rispetto al mese precedente. Positivo anche il bilancio dei primi 11 mesi 2021 con la pubblicità salita del 4,7% sui quotidiani e del 3,3% sui periodici.

Quanto agli altri mezzi, si registra un calo del 3,2% a novembre per la pubblicità sulla tv ( 17,6% negli undici mesi), mentre con un 11% tornano positivi gli investimenti sulla radio ( 9,8% negli undici mesi) e si confermano in forte aumento quelli sul web che da inizio anno salgono del 16,4%.

2021 anno di ripresa per gli investimenti pubblicitari

Il 2021 si conferma dunque un anno positivo per il mercato pubblicitario italiano, un trend a cui ha contribuito anche il bonus pubblictà sugli investimenti promosso dal Governo a sostegno del settore editoriale.

“Ci si avvicina alla fine dell'anno con una ripresa consolidata e solida in autunno. La crescita nei tre mesi è stata del 4,7%, tornando lentamente a una linea positiva di lungo periodo”, ha dichiarato Alberto Dal Sasso AIS Managing Director di Nielsen, sottolineando che “anche in confronto al 2019, infatti, siamo a un 0,9% che - ad un mese dalla chiusura dell’anno - dovrebbe confermare il trend sin qui individuato".

Previsioni incerte per il 2022

La quarta ondata di Covid che l’Italia sta vivendo in questo periodo, unita al rallentamento della crescita economica atteso per il 2022 e all’impennata dei costi energetici e delle materie prime che stanno facendo lievitare i costi per le aziende, lasciano prevedere una frenata per gli investimenti pubblicitari per l’anno in corso.

A lanciare l’allarme è stato Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente UPA, Utenti Pubblicità Associati, sottolineando che “l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime peserà sui bilanci di tanti inserzionisti” e che quando le imprese devono “tagliare, la prima voce su cui intervenire è spesso quella della comunicazione pubblicitaria”.

A inizio dicembre il Centro Studi UNA (Aziende della Comunicazione Unite) e la società Media Hub avevano già previsto per il mercato pubblicitario una crescita del 5,2% nel 2022 a 9,216 miliardi di euro, un incremento più che dimezzato rispetto al 11,8% indicato per il 2021 (8,759 miliardi).



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Giornali, aumenti di prezzo in agguato

13 Gennaio 2022

In Francia si sono già mossi. I principali giornali d’Oltralpe hanno già aumentano, in media di 20 centesimi, il loro prezzo di copertina. Le Figaro, Le Monde e Le Echos hanno portando il prezzo da 3,00 a 3,20 euro e anche altre testate francesi hanno annunciato che seguiranno lo stesso esempio.

Una scelta quasi obbligata e scontata di fronte ai continui aumenti del costo delle materie prime e dell’energia che stanno mettendo in ginocchio l’industria cartaria.

In Italia per ora ha fatto da apripista il gruppo Gedi che, un po’ in sordina, ha deciso di aumentare a 3,00 euro il prezzo di Repubblica nel fine settimana, quando il quotidiano esce con un’offerta editoriale arricchita (al sabato abbinato al settimanale femmine D e alla domenica a l’Espresso e Robinson).

Ora si apprende che anche Panini Comics ha deciso di rivedere verso l’altro i prezzi dei suoi prodotti giustificando la decisione direttamente ai suoi lettori.

Cari lettori e lettrici,
la situazione di grande difficoltà di questi ultimi due anni ha determinato, come ormai ben saprete, una serie di problemi legati all’approvvigionamento di materie prime, nonché sensibili rincari sulla carta e più in generale sui costi di produzione, ormai non più sostenibili, dei nostri libri e fumetti. Queste circostanze porteranno all’aumento di prezzo di alcune nostre pubblicazioni, a partire dai prossimi mesi.
Nell’affrontare questa pesante ondata di rincari delle materie prime, sarà tuttavia nostra premura limitare il più possibile l’entità di questi aumenti.



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