
Riportiamo il calendario fiscale realizzato dagli esperti di Confcommercio con evidenziati i prossimi appuntamenti con il fisco. Uno strumento utile per ricordare a imprese, ditte individuali e partite IVA le principali scadenze fiscali e rimanere sempre aggiornati su quando pagare imposte e tasse, versare i contributi dovuti, inviare i dati richiesti dall'Agenzia delle Entrate.
Ricordiamo ai nostri Associati che i nostri esperti sono a disposizione per ogni chiarimento di natura fiscale e/o amministrativo attraverso l’area riservata del sito www.snagnazionale.it.
LUNEDÌ 11 NOVEMBRE
Dichiarazioni fiscali integrative - Assistenza fiscale: invio telematico del Mod. 730/2024 integrativo e dichiarazione rettificativa
Dichiarazioni fiscali - Dichiarazioni integrative - Consegna 730-3 e 730-4 integrativo da parte del CAF o del professionista abilitato in caso di 730 integrativo.
VENERDÌ 15 NOVEMBRE
Esigibilità dell’Iva - Esigibilità immediata e differita dell’IVA - Fatturazione differita ed annotazione
Modello Redditi - SC Dichiarazione IRAP - Presentazione della dichiarazione Redditi ed IRAP 2024 da parte delle società con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare
Ritenute di imposta e di acconto - Ravvedimento relativo al versamento delle ritenute e dell’IVA mensile
Esterometro - Comunicazione delle operazioni transfrontaliere - Trasmissione dati operazioni transfrontaliere passive
Partecipazioni - Rideterminazione del valore di acquisto di partecipazioni - Versamento seconda rata imposta sostitutiva per rideterminazione valore di acquisto di partecipazioni possedute alla data del 1° gennaio 2023.
Criptovalute - Versamento seconda rivalutazione criptovalute al 1° gennaio 2023.
Terreni - Rivalutazione dei terreni - Versamento terza ed ultima rata imposta sostitutiva per rideterminazione valore di acquisto dei terreni edificabili posseduti alla data del 1° gennaio 2022.
Partecipazioni - Rideterminazione del valore di acquisto di partecipazioni - Versamento terza ed ultima rata imposta sostitutiva per rideterminazione valore partecipazioni possedute alla data del 1° gennaio 2022.
LUNEDÌ 18 NOVEMBRE
Liquidazioni periodiche IVA - Liquidazione periodica IVA per soggetti con obbligo mensile e trimestrale.
Acconti Irpef, Ires, Irap - Rateizzazione versamento imposte da Redditi 2024 ed IRAP 2024
Liquidazioni periodiche IVA - Rateizzazione versamento IVA annuale
Ritenute di imposta e di acconto - Ravvedimento entro 90 giorni delle ritenute e dell’IVA mensile/trimestrale
Ritenute di imposta e di acconto - Ritenute sui redditi di lavoro autonomo, di dipendente e su provvigioni
Redditi diversi di natura finanziaria - Versamento imposta sostitutiva sui risultati della gestione patrimoniale
Tobin tax - Versamento imposta sulle transazioni finanziarie
LUNEDÌ 25 NOVEMBRE
Operazioni intracomunitarie - Presentazione dei Modelli Intrastat - Presentazione degli elenchi riepilogativi cessioni intracomunitarie per operatori con obbligo mensile/trimestrale e dati statistici acquisti e cessioni.

“Ladri di giornali” è il titolo emblematico di un articolo che lunedì 14 ottobre Il Giornale ha deciso di pubblicare in prima pagina per denunciare il “furto gigantesco e ripetuto che per qualche strano motivo nessuno sembra vedere” di giornali.
Furti di quotidiani: una pratica diventata quasi scontata
Migliaia di quotidiani ogni mattina vengono elargiti gratuitamente come fosse “una pratica considerata legittima e da perpetuare senza vergogna” e i primi a praticare con disinvoltura questa pratica sono proprio, si legge nell’articolo firmato da Francesco Boezi, “onorevoli e senatori della Repubblica Italiana e poi ministri e portaborse”.
Mentre esistono strumenti e sono state messe in campo strategie per tutelare i fenomeni di pirateria che interessano la musica, gli eventi sportivi e il cinema, i giornali sembrano essere rimasti senza alcuna tutela. Non parliamo delle rassegne stampa, che sono sempre esistite, ma di un vero e proprio accesso illimitato alle versioni integrali dei principali quotidiani.
Telegram sul banco degli imputati
Sul banco degli imputati c’è anche Telegram, dove si registrano gruppi che ogni giorno offrono la versione integrale di numerosi giornali, scaricati da decine di migliaia di persone che a questo punto non hanno alcuna necessità di andare in edicola ad acquistare un quotidiano per informarsi. E neppure di fare un abbonamento alla copia digitale.
Già nel 2022 la Fieg aveva chiesto a gran voce di prendere provvedimento contro Telegram per porre fine alla pratica di diffondere gratuitamente le copie dei quotidiani.
Le conseguenze: 350 milioni di euro i danni stimati per le imprese editrici
Una pratica a cui va posta fine al più presto in quanto questa pratica “distrugge il lavoro delle redazioni” e, soprattutto, manda in rosso i già traballanti bilanci degli editori.
Ricorda l’articolo de “Il Giornale” che nel 2022 il Nucleo Frodi della Guardia di Finanza di roma aveva accertato che ben 430 mila utenti di smartphone e tablet “rubavano” ogni giorno altrettante copie di quotidiani stimando in 350 milioni di euro all’anno i danni provocati alle case editrici.
"Così muore una democrazia"
"Tanti addirittura si vantano di leggere i quotidiani senza pagare e invitano gli amici degli amici ad approfittarne" e la conclusione - scivono Alessandro Sallusti e Vittorio Macioce nell'editoriale dal titolo "Così muore una democrazia", è che l'attività di leggere i quotidiani senza pagarli non sia solo un semplice furto "ma una sorta di associazione a delinquere senza sosta".
Eppure, scambiarsi i giornali via Telegram o Whatsapp "è come svaligiare l'edicola, anzi peggio, perchè il furto è esponenziale" si legge nell'editoriale che incolpa anche "la radicata convinzione che l'informazione senza carta sia gratis". "L'ipocrisia è parlare del ruolo fondamentale della stampa e poi dissanguarla con milioni di parassiti. Ecco, davverso, come muore una democrazia".
Barachini: “L’informazione va sostenuta e va pagata”
Il sottosegretario di Stato con deleghe all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, assicura però cha la stampa va tutelata e che il Governo combatterà anche questa pirateria.
“Chiunque a qualunque titolo continui illegalmente a distribuire prodotti editoriali che hanno un costo di realizzazione elevato non solo compie azioni illegali, ma contribuisce a deprimere un segmento fondamentale della democrazia, difeso dai principi costituzionali. L’informazione va sostenuta e va pagata”, ha dichiarato Barachini in un’intervista pubblicata da Il Giornale lo stesso giorno di pubblicazione dell’articolo “Ladri di giornali”.
Chi dà le proprie password viola la legge
Barachini osserva che “l’Autorità competente in materia è l’Agcom che può intervenire solo su segnalazione” e che “nell’ultimo anno l’80% circa delle istanze sono arrivate dal mondo audiovisivo e solo una piccolissima parte dal mondo editoriale”.
In ogni caso il Capo del Dipartimento dell’Editoria precisa nell’intervista che “cedere le proprie password personali a chiunque è un atto pericoloso per sé e per la sicurezza informatica di interi settori, oltre ad essere un’azione criminale, perché in tutti gli ambiti protetti dal diritto d’autore viola la legge e svilisce il valore finale di un lavoro creativo, impegnativo e pieno di responsabilità”.
Bisogna proteggere il diritto d’autore
Per questo motivo, aggiunge Barachini, “è fondamentale fermare questa deriva. Se vogliamo sconfiggere davvero la pirateria, oltre ad azioni mirate e a campagne istituzionali già in atto, dobbiamo partire dalla responsabilità individuale di tutti e dalla consapevolezza che anche questi comportamenti aiutano la criminalità digitale”.
Osserva inoltre che c'è anche un problema di maggiore tutela del diritto d’autore. “Le norme sul copyright esistono, ma vanno difese insieme, dalle istituzioni e dagli editori”, ha detto Barachini precisando che “il governo con il Ddl sull’AI ha proposto di rafforzarle aggiornandole ai processi tecnologici in armonia con i regolamenti europei”.
Riffeser (Fieg): percorso irto di ostacoli
“Al di là delle cifre, spaventose, che rendono l’idea di quanto il fenomeno contribuisca al crescente e generale impoverimento delle imprese editoriali, vi sono anche i rischi per i lettori che, in assenza di contenuti informativi di qualità, saranno sempre più esposti a fake news e disinformazione online”, ha sottolineato al riguardo Andrea Riffeser Monti, presidente della Federazione Italiana Editori Giornali precisando che “la costante attività della Federazione a tutela del prodotto editoriale online, svolta da anni, in nome e per conto di tutti i nostri associati, ci ha consentito di ottenere risultati importanti. Ma il percorso è irto di ostacoli».

Con la pubblicazione della circolare ministeriale n. 18 del 17/09/2024, l’Agenzia delle Entrate ha fornito i parametri per l’applicazione del nuovo concordato preventivo biennale (CPB), introdotto dagli articoli 6 e seguenti del d.lgs. n. 13 del 2024, attuativo della legge delega per la riforma fiscale.
Si tratta di una novità assoluta per i contribuenti. Nello specifico, il concordato preventivo biennale consiste in una proposta che l’Agenzia delle Entrate fa ai titolari di partita IVA (società, ditte individuali o lavoratori autonomi), sulla base dei dati in proprio possesso, al fine di stabilire preventivamente le imposte sui redditi dovute e l’IRAP.
Le finalità
Come viene indicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, “il concordato preventivo biennale punta ad aiutare le partite IVA di minori dimensioni a rispettare i propri obblighi fiscali e dichiarativi al fine di instaurare un rapporto collaborativo, trasparente e semplificato tra contribuenti e fisco”.
Il Concordato consente per due anni di pagare le tasse sulla base di una proposta formulata dall’Agenzia delle Entrate, coerente con i dati contenuti nelle banche dati a disposizione dell’Amministrazione finanziaria e i redditi dichiarati dal contribuente.
Entro il termine fissato al 31 ottobre 2024, le partite IVA interessate potranno firmare il “patto” con il Fisco, che consentirà di determinare in anticipo redditi e imposte per il biennio 2024-2025. Dal 2025, il termine per l’eventuale adesione sarà il 31 luglio.
Chi può aderire
Il concordato si rivolge ai soggetti che applicano gli Indici sintetici di affidabilità (ISA) e a coloro che hanno aderito al regime forfettario. Per questi ultimi, la proposta è valida solo per l’esercizio 2024 mentre a regime, ovvero dal 2025, il Concordato sarà valido per due anni anche per i forfettari.
Non può aderire al concordato chi ha debiti tributari o contributivi di importo pari o superiori a 5.000 euro, inteso quale ammontare complessivo (ciò vale infatti anche se la sommatoria sia composta da singoli debiti di importo unitario inferiore a detta soglia).
Il contribuente in regime forfetario che nel 2023 abbia superato la soglia prevista per l’applicazione del regime (85.000,00 euro) non può aderire alla proposta di concordato, né come soggetto forfetario né come soggetto ISA.
Infine la normativa prevede che non possano accedere al CPB i contribuenti che hanno iniziato l’attività nel periodo d’imposta precedente a quello a cui si riferisce la proposta.
I benefici per chi aderisce
I soggetti che aderiscono alla proposta di concordato accedono a specifici benefici premiali (compresi quelli relativi all’imposta sul valore aggiunto) e, salvo che ricorrano le cause di decadenza previste dalla legge, sono esclusi dagli accertamenti tributari.
In particolare, se il contribuente accetta la proposta, i maggiori redditi effettivamente conseguiti durante il biennio 2024 e 2025 non verranno considerati ai fini del calcolo delle imposte e, in caso di minori introiti superiori al 30 per cento, il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) potrà prevedere ipotesi straordinarie di revoca del piano concordato.
Inoltre, sulla parte di reddito concordato eccedente il reddito dichiarato nel periodo d’imposta antecedente (il 2023), verrà applicata un’imposta sostitutiva che per i soggetti ISA varia dal 10% al 15% in base al punteggio ottenuto, e per i forfettari sarà del 10% o del 3% per forfettari start up.
Attenzione però perché nel caso in cui non accetti la proposta o decada dal concordato, il contribuente - spiega il Ministero dell’Economia e delle Finanze - verrà inserito in liste selettive e potrà essere soggetto a controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Resta inteso che, qualora il contribuente abbia correttamente adempiuto agli obblighi tributari, non vi sarà nessuna ulteriore conseguenza in termini di accertamenti fiscali.
Ravvedimento per il periodo 2018-2022
Con l’intento di incrementare l’attrattiva del Concordato, in sede di conversione del cosiddetto Decreto Omnibus sono state inserite specifiche disposizioni che consentono ai soli soggetti ISA di potersi avvantaggiare di un particolare regime di ravvedimento per gli anni dal 2018 al 2022, una sorta di sanatoria.
Un appello alla libertà di stampa e alla sua difesa è arrivato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione di un incontro al Quirinale con una delegazione di rappresentanti dell’associazione che raggruppa le agenzie di stampa europee (EANA-European Alliance of News Agencies).
Le trasformazioni devono rispettare i diritti fondamentali
“L’intero sistema informativo vive una fase di forti cambiamenti a causa delle repentine innovazioni tecnologiche che hanno mutato la stessa fruizione delle notizie da parte dei cittadini, rivoluzionando i tempi e gli stessi controlli sulla loro accuratezza” e “la sfida per le nostre società democratiche è quella di evitare che l’accelerazione dei mutamenti comporti una regressione dei diritti fondamentali derivanti da quell’unità di valori, indivisibili e universali, sui quali si fonda l’Unione europea”, ha osservato Mattarella.
Il quale ha ricordato che “è questo lo spirito che ha animato la ‘Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il prossimo decennio digitale’, proclamata in sede comunitaria nel 2023, e con cui si riafferma come debbano essere i valori e i diritti fondamentali a guidare le trasformazioni".
L’informazione libera è un diritto dei cittadini
“La libertà e il pluralismo dei media garantiscono il pieno dispiegarsi di alcuni dei diritti irrinunziabili per la democrazia e la misurazione della sua qualità: il diritto alla libertà di espressione e di informazione. L’informazione libera, indipendente, plurale è un diritto dei cittadini; è per tutti un dovere esigerla. È l’antidoto per contrastare fenomeni manipolativi”, ha detto il Capo dello Stato.
Mattarella ha quindi sottolineato che "nuovi protagonisti globali sono intervenuti nella dimensione dell’informazione, sovente con la pretesa di definire standard di accesso e linee guida - anche con l’uso spregiudicato delle piattaforme digitali che gestiscono e dell’Intelligenza Artificiale - a prescindere dalle normative poste a tutela della integrità del settore".
Si tratta di rischi, ha affermato, che "si aggiungono alle mai abbandonate tentazioni di poteri pubblici di fissare a loro volta limiti agli spazi di libertà di informazione, piuttosto che proporsi doverosamente di garantire e sostenere quei medesimi spazi di libertà".
La sostenibilità delle imprese editoriali è essa stessa garanzia di libertà
La sfida, ha detto Mattarella, è dunque quella di “coniugare innovazioni tecnologiche e principi della libertà di stampa con la pubblicazione di notizie verificate, per far luce dove è buio, perseguendo l’interesse generale”.
A tal fine, secondo il Capo dello Stato “la sostenibilità delle imprese editoriali è essa stessa garanzia di libertà per realizzare il bene dell’informazione. Poter operare in un ambiente che consente pari opportunità di mercato e tutela adeguate contribuisce a questo obiettivo".
Per questo motivo, "coloro che scommettono sul bene informazione e coloro che ogni giorno, con responsabilità, lo realizzano, sono attori che svolgono un servizio irrinunziabile alla comunità". Come quello che compiono "ogni anno decine di giornalisti" che "perdono la vita per raccontare ciò che accade, e non soltanto nei teatri di guerra. È il prezzo più alto pagato al dovere verso la verità dei fatti".
Oggi gli scontri bellici usano armi ibride come le fake news
Non poteva mancare un richiamo alla pericolosità delle fake news. “Oggi - ha precisato il Capo dello Stato - gli scontri bellici in atto, a partire dall’aggressione della Federazione Russa alla indipendenza dell’Ucraina, si avvalgono di armi ibride giocate sul terreno delle fake news dirette alle pubbliche opinioni dei Paesi democratici nel tentativo di manipolarle. È un sovrappiù di responsabilità per le agenzie di stampa il compito di restituire verità contro le azioni di propaganda che cercano di adulterare i fatti, intossicando così le coscienze".
“Senza conoscenza onestamente genuina - ha concluso Mattarella - non vi è possibilità di formarsi una opinione libera e consapevole. Riconoscersi, pertanto, nella vitale funzione democratica dell’informazione è una precondizione per fare in modo che le istituzioni, gli editori, i giornalisti e i cittadini possano concorrere, ognuno per la parte propria, alla sua tutela”.
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Nell’audizione odierna sulle prospettive future dell’editoria, che si è svolta presso la Commissione Cultura della Camera, gli editori hanno fatto il punto sulla situazione di crisi del settore e, in attesa del varo di una legge di riforma, hanno chiesto che nella prossima Finanziaria siano inserite risorse specifiche di sostegno.
“Il cantiere per la riforma dell’editoria è aperto, ma – in attesa di una legge che tuteli il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione di qualità e le imprese a produrla – chiediamo al Governo e al Parlamento di garantire già nella prossima legge di Bilancio risorse e strumenti che consentano al settore di contrastare l’aggravarsi della crisi”, ha detto il numero della Fieg, Andrea Riffeser Monti.
Nel corso dell’audizione il Presidente degli editori ha sottolineato “la necessità di una nuova legge per l’editoria alla luce delle importanti mutazioni tecnologiche che hanno investito il settore, con conseguenze significative sulle modalità di diffusione e di fruizione delle notizie”.
“Negli ultimi anni - ha precisato - abbiamo assistito all’esplosione del fenomeno dei social e al venir meno di ogni intermediazione giornalistica, con conseguenze a volte preoccupanti che spingono i governi, i parlamenti e i cittadini ad interrogarsi su ruolo e funzione degli strumenti dell’informazione”.
Come ha affermato Riffeser, “la nuova legge dovrà fornire gli strumenti per accompagnare e sostenere le imprese editrici e il settore nel passaggio al digitale, garantendo la sostenibilità economica dell’informazione di qualità e il necessario sostegno del pluralismo informativo, promuovendo il ricambio generazionale, favorendo la capillarità e la sostenibilità economica della rete di distribuzione e vendita della stampa, tutelando in maniera più efficace i produttori di contenuti, predisponendo un sistema di finanziamento delle campagne istituzionali e di comunicazione con l’utilizzo dei quotidiani e dei periodici su carta e su digitale”.
Le richieste degli editori riguardano dunque anche un sostegno specifico per la carta stampata e per le edicole che sono il principale veicolo di distribuzione di quotidiani e e riviste cartacee e che quest'anno rischiano di archiviare il 2024 senza bonus e contributi che negli ultimi anni si sono rivelati fondamentali per la resilienza della rete di vendita.
Un paio di settimane fa gli editori avevano rivolto, attraverso una nota, un appello simile al Governo, sostenendo la necessità di introdurre nella prossima Legge di Bilancio un aiuto al settore precisando che tale aiuto debba essere esteso anche alle rivendite per assicurare necessaria capillarità della rete di vendita.
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Calano gli individui in Italia che leggono o sfogliano un titolo stampa. Secondo gli ultimi dati di scenario sistema Audipress edizione 2024/II, sono 31 milioni i lettori complessivi che negli ultimi 30 giorni hanno letto o sfogliato un titolo stampa su carta e/o replica digitale, pari al 59,2% della popolazione.
Nell’edizione precedente (Audicom – sistema Audipress 2024/I), i lettori erano 31,6 milioni, pari al 60,5% della popolazione over 14. I nuovi dati evidenziano quindi una contrazione dell’1,6%, a parità di testate considerate, ben più accentuata rispetto alle flessioni dello 0,2% e dello 0,7% delle precedenti edizioni. Resta comunque invariato il dato in base al quale 6 adulti su 10 leggono almeno un titolo stampa su carta o digitale.
Lettorato di qualità e di valore
Tuttavia, scrive Audicom, “gli indicatori complessivi sulla lettura dei quotidiani e dei periodici in Italia confermano il livello ben bilanciato che il settore riesce a sostenere e delineano il profilo di un lettorato di qualità e di valore, che mantiene un contatto privilegiato e continuo con il mezzo”.
In particolare, per quanto riguarda la provenienza delle copie, prevale l’acquisto diretto (incluso l'abbonamento) che raggiunge il 60,1% dei lettori totali di Quotidiani, il 77,7% dei lettori di Settimanali e il 72,6% dei lettori di Mensili.
Passando alle abitudini di lettura, si registra una frequenza Medio-Alta di lettura pari al 94,4% per i Quotidiani (da 1 a 3 giorni la settimana e da 4 a 7 giorni la settimana), all’82,5% per i Settimanali (da 4 a 8 numeri in 3 mesi e da 9 a 12 numeri in 3 mesi) e del 74,5% per i Mensili (da 4 a 8 numeri in 12 mesi e da 9 a 12 numeri in 12 mesi).
Scendono anche i lettori della copia digitale
La flessione di lettori interessa anche la copia digitale. In base all’ultima rilevazione Audipress sono 7,2 milioni i lettori del formato digitale, pari al 13,7% della popolazione adulta. Nella precedente rilevazione i lettori di tale formato erano 7,4 milioni, pari al 14,1% della popolazione adulta.
Nelle scelte di lettura il formato digitale ha vissuto anni di forte crescita, mentre dal 2022 pare essersi stabilizzato. Nel 2019 la copia digitale era scelta dall’1,5% della popolazione, una percentuale che l’anno successivo era già salita al 3,2%, per poi passare al 5,5% fino a toccare il 7% nel 2022, valore attorno al quale è rimasta per tutto il 2023 e il 2024.
Pare dunque che, nonostante gli sforzi degli editori per far decollare questo mezzo di lettura, anche attraverso il ricorso a politiche di prezzo molto aggressive, la copia digitale sia arrivata ad un punto d'arrivo, incapace di mantenere i ritmi di crescita del passato e confermandosi sostanzialmente un metodo di lettura di nicchia.
Nel dettaglio, la quota maggiore di lettori che sceglie la copia digitale è quella di individui da 45 anni e oltre (3,4 milioni), seguita dalla componente compresa tra 25 e 44 anni (2,5 milioni) e da quella di lettori tra 14 e 24 anni (1,3 milioni).
Trend in flessione per i quotidiani
Per quanto riguarda i Quotidiani, sono 11,2 milioni i lettori su carta e/o digitale replica di almeno una testata in un giorno medio, pari al 21,4% della popolazione oltre i 14 anni, un valore in flessione rispetto agli 11,4 milioni rilevati nella precedente edizione.
Circa la composizione del lettorato, il 61,5% dei lettori sono uomini e il 38,5% donne mentre quasi la metà dei lettori (49%) è rappresentata da individui di età superiore ai 55 anni. I lettori di fascia 35-54 anni rappresentano il 31,9% e quelli della fascia 14-34 anni il 19,1%.
Quanto alle abitudini di acquisto, prevale una particolare preferenza per l’acquisto diretto (49,1%) e una frequenza di lettura Alta (58,4% delle letture) che va da 4 a 7 giorni la settimana.
Consumo in lieve crescita per i settimanali
Per i Settimanali si registra un trend in lieve aumento, con un’audience di 8,5 milioni di lettori di almeno una testata su carta e/o digitale replica negli ultimi 7 giorni, pari al 16,2% della popolazione, contro gli 8,4 milioni della precedente rilevazione. Cresce la copia digitale replica che registra un incremento del 2,5% rispetto all’edizione sistema Audipress 2024/I.
Anche in questo caso si osserva un comportamento di consumo maturo e costante, confermato da una frequenza di lettura Alta nel 49,4% sul totale delle letture dei settimanali (tra 9 e 12 numeri in tre mesi) e dalla prevalenza dell’acquisto personale (69,5% dei casi).
L’audience dei settimanali resta principalmente femminile – il 67,1% del totale dei lettori di questo formato, pari a 5,7 milioni – e un lettorato di 55 anni nel 50,5% dei casi (4,3 milioni), con diploma di licenza media e superiore nel 73,7% dei casi (6,2 milioni).
Meno lettori per i Mensili
Cala l’audience dei mensili, che negli si assesta a 7,6 milioni di lettori di almeno una testata negli ultimi 30 giorni, pari al 14,5% della popolazione adulta, rispetto agli 8 milioni della precedente rilevazione.
Dai dati sui comportamenti di lettura si osserva che il 43,4% delle letture complessive è caratterizzato da una frequenza Media (da 4 a 8 numeri in 12 mesi) e nel 56,4% dei casi la copia letta è acquistata personalmente o da un familiare.
La composizione del lettorato dei Mensili si mantiene stabile rispetto alle edizioni precedenti, con valori simili per i differenti segmenti coinvolti: donne nel 55,4% dei casi (4,2 milioni) e uomini nel 44,6% (3,4 milioni); quote maggiori per i 35-54enni (il 35,5% dei lettori di questo formato) e i 55 anni e oltre (il 34,7%).

Il 2024 resta - al momento - un anno senza bonus e senza crediti d’imposta per le edicole. Se così fosse, si verrebbe ad interrompere la lunga serie di aiuti alla rete di vendita della carta stampata che si protrae dal 2019 e che si è rivelata fondamentale nella salvaguardia della categoria.
I crediti d’imposta e i bonus indirizzati alle edicole hanno contribuito in maniera determinante a contenere il numero di chiusure e a preservare la capillarità della rete di vendita, aiutando a garantire alla popolazione un maggiore e migliore accesso all’informazione pluralista e di qualità.
La speranza di vedere introdotta, anche per l’anno in corso, qualche forma di incentivo per le edicole è legata all’introduzione di misure ad hoc nella prossima Legge di Bilancio, sulla quale le forze politiche hanno già avviato il confronto.
Non solo le Associazioni di categoria ma anche la Fieg chiede al Governo di introdurre incentivi alle edicole nella prossima Manovra. In una nota il Consiglio Generale della Federazione Italiana Editori Giornali - che si è riunito il 18 settembre scorso - ha invitato il Presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, ad un confronto con il Sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini ed con i ministri competenti per l’introduzione nella Legge di Bilancio di “misure in favore della filiera di distribuzione e vendita della stampa per assicurarne la necessaria capillarità (aiuti alle edicole per l’offerta di servizi aggiuntivi e per l’utilizzo di sistemi di pagamento automatici, c.d. “cashless”, e ai punti vendita dei piccoli comuni e delle aree periferiche)”.
Gli editori chiedono anche di inserire in Manovra “la reintroduzione e il potenziamento degli interventi di sostegno alle imprese editrici di quotidiani e periodici e alle agenzie di stampa (contributo per copia cartacea venduta e per utente unico dei siti di informazione, contributi agli investimenti in tecnologie innovative, credito di imposta sull’acquisto della carta utilizzata per la stampa di giornali); il rifinanziamento degli strumenti per favorire le assunzioni, il ricambio generazionale e la risoluzione delle crisi occupazionali del settore e il ripristino degli obblighi di pubblicazione sui quotidiani dei bandi degli appalti.
Nel confermare il giudizio positivo sulla decisione del Governo di avviare in Parlamento il confronto per una nuova legge sul sistema dell’informazione che tenga conto anche delle trasformazioni intervenute, il Consiglio ha ribadito che “l’aggravarsi dello stato di crisi dell’informazione quotidiana e periodica esige misure urgenti per consentire alle imprese di superare le attuali difficoltà e ai cittadini di accedere ad una informazione di qualità e quantità”.

La maggioranza di centrodestra è favorevole ad avviare un dialogo sul mondo dell’informazione per arrivare ad una nuova legge da approvare in Parlamento.
In una dichiarazione congiunta la Premier Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) insieme a Matteo Salvini (Lega), Antonio Tajani (Forza Italia) e Maurizio Lupi (Noi Moderati) sottolineano che “L’evoluzione del mondo dell’informazione impone una impegnativa sfida a tutte le istituzioni politiche. L’irrompere dei giganti del web, la crescita di potenti piattaforme spesso connesse ai colossi della rete, il saccheggio digitale che investe il mondo dell’editoria e dell’audiovisivo, il dilagare delle cosiddette fake news e molto altro ancora richiedono un nuovo assetto normativo. In molti casi con regole di respiro internazionale. Come è avvenuto con le direttive del diritto d’autore emanate dall’Unione Europea e recepite dall’Italia. Analogo percorso dovrà essere affrontato per il Media Freedom Act, approvato dal Parlamento europeo, che entro il 2025 andrà recepito. In Italia poi la Corte Costituzionale ha indicato nel tempo, con varie sentenze e ordinanze, il ruolo del servizio pubblico televisivo e la fondamentale funzione del Parlamento.
Riteniamo quindi opportuno avviare in Parlamento il confronto per definire una nuova legge di sistema, che tenga conto di tutte le trasformazioni tecnologiche intervenute, per arginare e regolare il dominio di giganti del web e piattaforme, per fermare il saccheggio digitale e tutelare il diritto d’autore nel mondo dell’editoria e dell’audiovisivo, a garanzia di ogni espressione della cultura, del sapere e dell’informazione. Il tutto alla luce delle regole europee in vigore e in via di futura attuazione e della giurisprudenza costituzionale.
Il Parlamento è ovviamente la sede del confronto e delle decisioni. Pronti al dibattito in ogni altra sede, a partire da iniziative promosse da organi istituzionali.
In attesa di regole che tengano conto, per il sistema nel suo complesso e per il servizio pubblico, delle previsioni che dovranno entrare in vigore entro il 2025, riteniamo che debbano essere applicate le norme vigenti senza indugi, a tutela delle prerogative del Parlamento, del pluralismo e della funzionalità del servizio pubblico”.
Fieg aupsica conclusione dei lavori in tempi rapidi
Soddisfazione viene espressa da parte di Fieg e Fnsi, che confermano la massima disponibilità a collaborare con le Istituzioni ad una nuova legge sull'informazione ed entrambe le associazioni sollecitano una conclusione in tempi rapidi dei lavori.
In particolare, il Presidente della Federazione Italiana Editori di Giornali, Andrea Riffeser Monti, si complimenta per “la decisione della maggioranza di Governo - ripetutamente sollecitata dagli editori di giornali - di avviare in Parlamento il confronto per definire una nuova legge sul sistema dell’informazione che tenga conto delle profonde trasformazioni e degli stravolgimenti intervenuti nel settore” e auspica “che i lavori si concludano in tempi rapidi”.
Gli editori sottolineano inoltre che “l’aggravarsi dello stato di crisi dell’informazione quotidiana e periodica e il venir meno del Fondo Straordinario per l’editoria, minacciano la centralità e l’importanza delle redazioni dei giornali, sempre presenti sul territorio, fonte primaria di notizie per tutto il settore, e la possibilità di produrre, con foliazioni adeguate e lo spazio necessario, informazione di qualità per i cittadini lettori, sia sulla carta stampata, sia online”.
Fnsi chiede un tavolo permanente sull’informazione
Nel «prendere atto dell’apertura del governo ad un confronto sull’informazione, sul pluralismo e sul servizio pubblico”, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana sottolinea che “i tempi devono essere necessariamente rapidi e certi”.
In una nota il sindacato unitario dei giornalisti rivendica di “aver più volte sottolineato come la legislazione italiana sulla stampa e sull'informazione non sia più in linea con i tempi, con le sentenze della Corte costituzionale (ricordiamo ad esempio quelle sulla diffamazione a mezzo stampa) e tanto più con l'articolo 21 e l'articolo 36 della Costituzione”.
Tenuto conto che secondo la Fnsi “servono norme per favorire soprattutto il rilancio economico del settore, anche a tutela della libertà di stampa e del pluralismo dell'informazione” e che “servono norme che garantiscano l'informazione italiana dalla pirateria digitale degli Over the top e contro il dilagare delle fake news”, la Fnsi “chiede al sottosegretario Alberto Barachini un tavolo permanente che si occupi di informazione in tutti i suoi risvolti”.

Riportiamo il calendario fiscale realizzato dagli esperti di Confcommercio con evidenziati i prossimi appuntamenti con il fisco. Uno strumento utile per ricordare a imprese, ditte individuali e partite IVA le principali scadenze fiscali e rimanere sempre aggiornati su quando pagare imposte e tasse, versare i contributi dovuti, inviare i dati richiesti dall'Agenzia delle Entrate.
Ricordiamo ai nostri Associati che i nostri esperti sono a disposizione per ogni chiarimento di natura fiscale e/o amministrativo attraverso l’area riservata del sito www.snagnazionale.it.
MARTEDÌ 1 OTTOBRE
Ritenute di imposta e di acconto - Ravvedimento sprint relativo al versamento delle ritenute e dell’IVA mensile/trimestrale.
LUNEDÌ 14 OTTOBRE
Ritenute di imposta e di acconto - Ravvedimento entro 90 giorni delle ritenute e dell’IVA mensile.
MARTEDÌ 15 OTTOBRE
Esterometro - Comunicazione delle operazioni transfrontaliere - Trasmissione dati operazioni transfrontaliere passive.
VENERDÌ 25 OTTOBRE
Operazioni intracomunitarie - Presentazione dei Modelli Intrastat - Presentazione degli elenchi riepilogativi cessioni intracomunitarie per operatori con obbligo mensile/trimestrale e dati statistici acquisti e cessioni.

Si aggrava la situazione dell’editoria quotidiana. Lo sanno bene gli editori, che da qualche tempo non perdono occasione per sollecitare il Governo, chiedendo l'approvazione di interventi urgenti per un settore, quello dell'informazione, fondamentale per il funzionamento della democrazia.
La settimana scorsa la Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha chiesto di incontrare le forze politiche e i Gruppi parlamentari per illustrare la situazione e arrivare ad una nuova legge di sistema in grado di rilanciare l'industria dell'informazione cartacea e digitale.
Numeri alla mano, nei primi sei mesi dell’anno le vendite di quotidiani in edicola sono scese per la prima volta sotto la soglia psicologica di un milione di copie, come emerge dall’analisi contenuta nell’ultimo numero della newsletter #Mediastorm.
In particolare, dalla rielaborazione dei dati raccolti da ADS-Accertamenti Diffusione Stampa emerge che tra gennaio e giungo le vendite di quotidiani cartacei in edicola si sono assestate a 942.000 copie medie al giorno, con un calo del 10% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, quando erano poco più di un 1 milione (1.052.011 per l’esattezza). La flessione raggiunge il 27% nel raffronto con gli 1,3 milioni di copie dei primi sei mesi del 2021, con una perdita di 354 mila copie.
Il quotidiano cartaceo resta ancora centrale, e con esso le edicole
Il calo preoccupa ma l’edicola resta comunque il canale di vendita principale per gli editori. Il 69% del volume totale del venduto passa dalle rivendite anche se nel 2024, per la prima volta, questa percentuale è scesa sotto il 70%: era al 71% nel 2023, al 73% nel 2022 e al 75% nel 2021.
Da notare, inoltre, che l’edicola si conferma come il canale più redditizio per gli editori, quello dove le copie vengono vendute a prezzo pieno, se si fa eccezione per temporanee iniziative in abbinamento.
Nonostante la contrazione di vendite in edicola, quello che emerge è che a tutt’oggi il quotidiano di carta prevale nettamente sulla copia digitale e - considerando anche gli abbonamenti cartacei - esso rappresenta per gli editori ancora il 75% del volume totale del venduto.
Quale futuro per la rete di vendita
Difficile immaginare cosa accadrà in futuro. Gli ultimi tre anni, precisa l’analisi di #Mediastorm, hanno registrato una flessione media delle vendite di quotidiani in edicola del 10% annuo. Se venisse mantenuto lo stesso ritmo, a fine decennio le copie in edicola sarebbero 500.000 nel giorno medio, la metà di quelle attuali: un valore talmente basso da mettere in discussione l’attuale modello di business dell’editoria e la funzione stessa della rete di vendita della carta stampata, sulla quale già oggi pesano “inefficienze storiche che il sistema non ha mai potuto (voluto) risolvere, nemmeno parzialmente”.
Per non implodere la rete di vendita non ha altra scelta che percorrere la via della diversificazione dell’attività e delle fonti di reddito, diventando un centro di servizi e ampliando la merceologia esposta seguendo la domanda di mercato. Ed è anche fondamentale che percorra la via dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione.
Il cartaceo soffre ma il digitale non decolla
Se recuperare lettori sul cartaceo appare un’impresa tanto vitale quanto complessa, avvicinare lettori al digitale non sembra essere un compito tanto più semplice.
Le copie digitali vendute a prezzo pieno sono diminuite in quattro anni del 16%: erano 209 mila nei primi sei mesi del 2021, mentre nell’analogo periodo 2024 sono 176 mila, con una perdita di 33 mila copie nel giorno medio. Sono invece aumentate quelle vendute a prezzo ridotto, ad un valore compreso tra il 10% e il 30% del prezzo pieno. In questo caso si è passati dalle 117 mila del primo semestre 2021 alle quasi 160 mila del primo semestre 2024, con un aumento di 43 mila copie nel giorno medio.
Ne consegue che il “successo” delle copie digitali è trascinato dai forti sconti proposti dagli editori e proprio grazie ad esse la percentuale di mercato di questo formato è riuscita a crescere negli ultimi anni passando dal 19% del 2021 al 25% del 2024.
Mediastorm fa notare inoltre che le copie digitali fortemente scontate hanno almeno un pregio: fornire dati personali preziosi agli editori, incluso il numero della carta di credito. Hanno però anche due importanti controindicazioni: la prima sono “i margini di guadagno pressoché nulli” e la seconda è “la riduzione del valore economico percepito dal lettore del “prodotto” giornalistico offerto”.
I modelli opposti di Corriere della Sera e Fatto Quotidiano
In un cammino alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo in grado di garantire la sostenibilità economica e trovare un nuovo equilibrio tra carta e digitale, ogni testata ha percorso vie differenti. Il Corriere della Sera è un esempio di quotidiano che è riuscito ad affermare la copia digitale a prezzo intero. Dal 2021 al 2024 queste ultime hanno registrato un incremento del 42% a fronte di un calo del 2% di quelle scontate. Di conseguenza, nello stesso arco temporale il peso del digitale è salito dal 31% al 42% mentre quello del canale edicola si è assottigliato dal 68% al 58% a fronte di una quota irrisoria e stabile dedicata al canale abbonamenti.
Completamente opposto il modello adottato da Il Fatto Quotidiano. Nei primi sei mesi dell’anno quasi la metà delle 51.300 copie vendute sono rappresentate da copie digitali proposte con forti sconti promozionali mentre il canale edicola copre circa 20.000 copie, in calo del 27% rispetto al 2021.
Altro modello è quello scelto da Il Sole 24 Ore che - in considerazione delle esigente del suo target di lettori - ha un punto di forza negli abbonamenti. Quelli cartacei pesano per l’8% sulle vendite totali, le vendite in edicola per il 24% mentre il restante 68% è affidato alle copie digitali.
Su questo punto, però, bisogna notare che - come mette in evidenza Agcom - le copie digitali registrano una concentrazione di mercato superiore a quelle cartacee: nel 2024 le prime cinque testate del segmento digitale - Corriere della Sera, La Repubblica, Il Sole 24Ore, Il Fatto quotidiano e La Stampa - rappresentano infatti il 60,2% delle copie complessivamente vendute. Il corrispondente valore per la versione cartacea - in questo caso i primi cinque quotidiani sono il Corriere della Sera, La Repubblica, La Gazzetta dello Sport, La Stampa e Avvenire - è invece pari al 33,8%.