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Il Protocollo sugli “Abbonamenti in Edicola”, sottoscritto da FIEG, FAG e SINAGI, viene presentato come uno strumento innovativo per riportare i lettori nei punti vendita e rafforzare il ruolo delle edicole nella distribuzione della stampa.
L’obiettivo è certamente condivisibile. Ma, secondo SNAG-Confcommercio, è necessario fare chiarezza sulla reale portata dell’iniziativa.
Un modello che esiste già da quasi quarant’anni
Gli abbonamenti con ritiro in edicola, infatti, non rappresentano una novità del 2026.
Il modello è già presente da decenni. Risale almeno al 1987, quando Italia Oggi sperimentò una formula che consentiva agli abbonati di ritirare la propria copia presso edicole selezionate, in particolare nelle grandi città.
Negli anni successivi, lo stesso sistema è stato adottato, tra gli altri, da: Il Sole 24 Ore, Corriere della Sera, La Stampa, L’Unione Sarda, La Nuova Sardegna, oltre che da altri editori di quotidiani, attraverso formule che, in alcuni casi, risultano tuttora operative.
Ne sono un esempio le realtà di Cagliari e Torino, dove il modello è stato sviluppato attraverso sistemi organizzativi, finanziari e/o tecnologici in grado di gestire concretamente il ritiro dell’abbonamento in edicola. Si tratta, dunque, di esperienze che dimostrano non solo che il modello era già conosciuto e sperimentato, ma anche che, laddove adeguatamente strutturato e supportato dalla tecnologia, può essere reso operativo e funzionante su scala territoriale.
Alla luce di ciò, appare difficile considerare il semplice ritiro dell’abbonamento in edicola come l’elemento innovativo del Protocollo del 2026. La vera sfida sarebbe stata, piuttosto, partire da queste esperienze già esistenti per sviluppare un modello più evoluto, replicabile e soprattutto estendibile al comparto dei periodici.
È lì che si sarebbe potuto misurare il reale valore del progetto: non nella semplice riproposizione di un modello già esistente sui quotidiani, ma nella capacità di estenderlo a un mercato più ampio e di individuare nei periodici il vero ambito di crescita e di innovazione.
Perché SNAG non ha sottoscritto il Protocollo
È proprio alla luce di queste considerazioni che SNAG-Confcommercio ha scelto di non sottoscrivere il Protocollo.
Una decisione assunta non per contrapporsi alle altre organizzazioni, perché su una questione di questa rilevanza non servono semplicemente posizionamenti, né contrapposizioni di principio, ma senso di responsabilità e capacità di guardare concretamente agli interessi della categoria.
A giudizio di SNAG, il Protocollo non prevede un impegno sufficientemente vincolante da parte degli editori. In particolare, non vengono garantite condizioni commerciali effettivamente non discriminatorie tra il canale dell’edicola e quello postale o diretto.
Per rendere concreto il protocollo sulla domiciliazione degli abbonamenti, per lo SNAG sarebbe stato necessario prevedere impegni precisi in materia di:
Senza questi elementi, il rischio è che il Protocollo finisca semplicemente per disciplinare un servizio che, almeno in parte, esiste già, senza incidere realmente sui rapporti economici e commerciali all’interno della filiera.
C’è poi un altro aspetto che, secondo SNAG, deve essere chiarito.
L’aggio riconosciuto all’edicolante per la gestione degli abbonamenti non costituisce, di per sé, una nuova opportunità economica: si tratta infatti di una remunerazione già prevista per la gestione degli abbonamenti presso le edicole degli editori che utilizzano già oggi questo sistema.
Per comprendere meglio la posizione di SNAG, è particolarmente significativo soffermarsi sul paradosso dei periodici e dei collezionabili, che evidenzia in modo concreto le criticità dell’attuale impostazione.
Da anni gli editori utilizzano l’edicola come fondamentale canale di distribuzione e promozione delle prime uscite, così come da anni le edicole vendono le riviste con all’interno offerte economiche vantaggiose se acquistate in abbonamento postale. L’edicola contribuisce a far conoscere il prodotto, a intercettare il consumatore e a favorirne l’acquisto.
Poi, però, spesso lo stesso consumatore viene invitato ad abbonarsi direttamente all’editore, attraverso il canale postale o altri canali diretti, con sconti, regali, gadget e condizioni promozionali che il punto vendita non è in grado di replicare.
Si crea così un evidente paradosso: l’edicola contribuisce a far conoscere e vendere il prodotto, ma quando il cliente deve essere fidelizzato viene spesso indirizzato verso un canale che esclude il punto vendita.
È inevitabile, allora, porsi una domanda semplice: perché il lettore dovrebbe scegliere di ritirare il proprio abbonamento in edicola se l’abbonamento diretto continua a essere economicamente più conveniente e maggiormente incentivato?
È proprio su questi aspetti che, secondo SNAG, il Protocollo avrebbe dovuto intervenire con maggiore incisività.
Per riportare gli abbonati in edicola servono condizioni realmente competitive!
In assenza di precise garanzie sulla parità commerciale tra i diversi canali, il rischio è che l’accordo finisca per fotografare una situazione già esistente, senza introdurre quei cambiamenti necessari a rafforzare realmente la rete di vendita.
Per SNAG, quindi, il Protocollo non basta.
Se l’obiettivo è davvero riportare gli abbonati nelle edicole, servono impegni concreti degli editori, condizioni commerciali equilibrate tra i diversi canali e incentivi capaci di rendere il ritiro in edicola una scelta conveniente anche per il lettore, altrimenti il rischio è che il punto vendita continua a essere considerato indispensabile quando serve a distribuire e promuovere il prodotto, ma viene escluso proprio quando si tratta di fidelizzare e monetizzare il cliente.