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I numeri della Bresi confermano la solidità di un prodotto editoriale che da oltre novant’anni continua a trovare il proprio pubblico. Un caso che dice qualcosa di importante anche sul futuro dell’edicola: la carta non è finita, ma servono prodotti capaci di farsi scegliere.
C’è una frase che, più di molte analisi sul futuro dell’editoria, racconta una realtà semplice: quando gli editori fanno un bel prodotto, si vende.
A ricordarcelo è ancora una volta La Settimana Enigmistica , uno dei prodotti editoriali più riconoscibili del panorama italiano e una presenza storica delle nostre edicole.
La società Bresi, editrice della testata, ha chiuso il 2025 con 50,5 milioni di euro di ricavi netti e 13,2 milioni di euro di utile netto, confermando risultati molto solidi anche rispetto all’esercizio precedente. Nel 2024 i ricavi erano stati infatti prossimi ai 50 milioni di euro, con un utile netto di circa 13,3 milioni.
Numeri significativi, soprattutto se osservati in un mercato editoriale che da anni deve confrontarsi con la trasformazione delle abitudini di lettura, la concorrenza dell’informazione digitale e la riduzione complessiva dei consumi di stampa.
Il successo de La Settimana Enigmistica è interessante proprio perché non nasce dalla rincorsa alle tendenze.
La testata, nata nel 1932, ha costruito nel tempo una formula fortemente riconoscibile, basata sulla qualità dei contenuti, sulla varietà dei giochi e sulla fidelizzazione del pubblico. Una formula che ha mantenuto una propria identità anche mentre intorno cambiava radicalmente il modo di produrre e consumare informazione e intrattenimento.
E c’è un altro elemento particolarmente significativo: il prodotto non è rimasto fermo alla carta. Oggi La Settimana Enigmistica affianca alla rivista anche una proposta digitale, con edizioni digitali e la piattaforma AEnigmatica, che consente di giocare online da diversi dispositivi.
Carta e digitale, quindi, non necessariamente in contrapposizione, ma come strumenti diversi per raggiungere e mantenere il proprio pubblico.
Il caso della Settimana Enigmistica diventa interessante anche per chi ogni giorno lavora nelle edicole.
Perché dietro ai bilanci di una casa editrice c’è una domanda molto concreta: perché una persona continua a comprare quel prodotto?
La risposta, evidentemente, non può essere soltanto “perché è sulla carta”. Lo compra perché lo riconosce, perché conosce il prodotto, perché ne apprezza la qualità, perché ha costruito un’abitudine e perché quel prodotto continua a offrire qualcosa che considera piacevole o semplicemente irrinunciabile.
È un principio che vale per l’enigmistica come per le riviste, i fumetti, i prodotti per bambini, i magazine specializzati e, naturalmente, per i quotidiani.
L’edicola può distribuire ciò che l’editore produce. Ma se il prodotto non è attrattivo, riconoscibile e capace di incontrare una domanda reale, anche il miglior sistema distributivo fatica a creare mercato.
L’edicola non è il problema: può essere parte della soluzione.Per questo, quando si parla di crisi della carta, sarebbe utile evitare semplificazioni. La contrazione delle vendite di molte pubblicazioni è un dato reale e il settore deve affrontare trasformazioni profonde. Ma esistono contemporaneamente prodotti editoriali che continuano a costruire pubblico e valore.
La Settimana Enigmistica rappresenta uno degli esempi più evidenti.E rappresenta anche un promemoria per tutta la filiera: investire nel prodotto editoriale significa investire anche nella possibilità di vendita del prodotto stesso.
L’edicola, infatti, non è soltanto il luogo nel quale un giornale arriva alla fine del proprio percorso distributivo. È il punto nel quale il prodotto incontra concretamente il lettore. È lì che una copertina viene vista, un titolo cattura l’attenzione, una rivista viene sfogliata, un prodotto viene scelto.
Più qualità, più attrattività, più possibilità per tutta la filiera
Per SNAG il tema è particolarmente importante. Il rilancio della rete di vendita passa certamente attraverso nuove funzioni, nuovi servizi e una maggiore capacità delle edicole di rispondere ai bisogni dei cittadini. Ma passa anche, inevitabilmente, dalla qualità dell’offerta editoriale.
Editori e rete di vendita sono due parti della stessa filiera. Se un prodotto è interessante, riconoscibile e capace di creare un rapporto con il pubblico, l’edicola può diventare il luogo naturale nel quale quel rapporto si concretizza.
Il caso de La Settimana Enigmistica dimostra che, anche nell’epoca dello smartphone e dell’intelligenza artificiale, esiste ancora un pubblico disposto a pagare per un prodotto editoriale cartaceo quando quel prodotto ha un valore percepito e mantiene una propria identità.
Ed è forse questa la riflessione più importante da portare nel dibattito sul futuro della rete di vendita.
Non basta chiedersi come salvare l’edicola. Occorre chiedersi anche come rendere nuovamente desiderabile ciò che l’edicola vende. Perché, alla fine, la regola è molto semplice: quando gli editori fanno un bel prodotto, si vende. E quando un prodotto si vende, vince tutta la filiera: l’editore, il distributore, l’edicolante e, soprattutto, il lettore.