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Barachini: doveroso sostenere l’informazione ma serve professionalità

30 Novembre 2022

Da una parte c’è un settore in crisi da rilanciare, quello dell’editoria, dall’altra ci sono 140 milioni di euro del Fondo straordinario per l’editoria da allocare per il 2023, oltre ad alcuni provvedimenti già in essere sui cui bisogna esprimersi. Una sfida importante per il nuovo sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini che in un’audizione in commissione Cultura alla Camera ha esposto ieri le linee guida del suo mandato.

É stata la sua prima uscita istituzionale, dopo la nomina avvenuta circa un mese fa. Un’occasione per esprimere in maniera molto chiara il suo pensiero. Gli aiuti pubblici al settore sono doverosi e indispensabili ma dopo la pandemia e lo scoppio di un conflitto in Europa è il momento di ripensare all’informazione, che deve essere più professionale e muoversi nel rispetto dei criteri deontologici. Citando la sua precedente esperienza quale Presidente della Commissione Vigilanza Rai, Barachini ha inoltre sottolineato l’importanza di verificare come vengono spesi i fondi ricevuti, che dovrebbero essere indirizzati a quelle imprese che investono in innovazione e occupazione.

L’obiettivo ultimo è “il diritto dei cittadini ad essere informati ed effettuare corrette valutazioni attraverso un’informazione attendibile e di qualità”, nell'ambito di una lotta costante alla disinformazione e alle fake news e di un costante sostegno al pluralismo.

Su alcuni provvedimenti, Barachini si è sbilanicato: ha sottolineato l'intenzione di implementare per il futuro alcune misure già adottate in passato, come il credito d’imposta per l’acquisto della carta e gli sgravi per gli investimenti incrementali in pubblicità.

Sul tavolo del Sottosegretario c’è anche la definizione delle linee attuative necessarie per l’allocazione dei 90 milioni del Fondo Straordinario per l’Editoria per il 2022, già stazniati attraverso il Dpcm del 28 settembre 2022, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 16 novembre. Ricordiamo che tale decreto prevede che 15.000 euro dei 90.000 complessivamente stanziati siano destinati alle edicole attraverso un bonus fino a 2.000 euro per ciascuna edicola finalizzato alla trasformazione digitale e all’ammodernamento tecnologico.

A proposito di edicole, ieri Barachini ha dichiarato l’intenzione di prorogare e stabilizzare i bonus per le edicole, che in prospettive devono diventare una rete di servizi digitali per il pubblico, eventualmente rivolta soprattutto alle persone anziane e con scarse competenze digitali. Parole che sono state accolte favorevolmente dallo SNAG.

“Il sostegno pubblico - ha detto il Presidente SNAG Andrea Innocenti - è indispensabile per arginare il trend di chiusure di edicole e per garantire l’accesso alla stampa su tutto il territorio nazionale e a tutte le fasce della popolazione, anche a quelle più fragili o svantaggiate, o a quelle che non hanno accesso al digitale o sono prive di competenze digitali”.

Innocenti ha poi ricordato come il tax credit per le edicole sia "una misura di sostegno fondamentale che – al momento – non è stata ancora prorogata per gli anni avvenire. Questa circostanza ovviamente desta apprensione tra le imprese del settore (tutte micro-imprese a conduzione familiare). Ricordo che grazie a questa misura il saldo di chiusure delle edicole si è ridotto da quasi il 14% a poco più del 6% e senza il tax credit le chiusure nel 2023 subirebbero una nuova impennata con un danno ingente, sia per il tessuto imprenditoriale della filiera che a livello di accesso all’informazione cartacea sul territorio”.

Vendite di quotidiani: nei primi 6 mesi in calo anche le copie digitali

03 Novembre 2022

Nessuna schiarita all’orizzonte per le vendite di quotidiani. Secondo i dati resi noti oggi dall’Agcom, contenuti nell'Osservatorio sulle Comunicazioni n.3/2022, in media, nei primi sei mesi dell'anno, sono state vendute giornalmente 1,57 milioni di copie (cartacee più digitali), in flessione del 9,2% rispetto al corrispondente valore 2021 e del 32,2% rispetto ai corrispondenti livelli di vendita del 2018, quando in media le copie giornaliere vendute erano oltre quota 2,3 milioni.

In calo anche le vendite delle copie digitali

Con una media giornaliera di 1,36 milioni di copie, le vendite di quotidiani cartacei hanno registrato una flessione del 9,8% rispetto ai primi sei mesi del 2021. Rispetto ai 2,13 milioni di copie dei primi sei mesi del 2018, la flessione è stata del 36,1% confermando il trend discendente delle vendite che ha caratterizzato gli ultimi anni.

La novità è che la disaffezione verso l’editoria quotidiana ha investito anche le copie digitali. Rispetto all’analogo periodo 2021, nei primi sei mesi dell’anno si è registrata una flessione del 5,3% delle copie giornaliere dei quotidiani vendute, scese attorno ad una media di 210 mila copie giornaliere nel 2022, contro le 220 mila di un anno prima.

In pratica, nell’arco di cinque anni, tra il 2018 e il 2022, le vendite giornaliere di quotidiani cartacei si sono ridotte di un terzo mentre le versioni digitali continuano a occupare un posto marginale nelle vendite complessive di quotidiani, un dato che deve far riflettere gli editori, impegnati da tempo, ma con scarsi risultati, a far decollare le versioni digitali dei quotidiani.

Soffrono i quotidiani locali

In riferimento alla distribuzione territoriale delle copie vendute, distinguendo cioè tra quotidiani a diffusione nazionale (che nella prima metà dell’anno rappresentano il 48,1% delle copie complessive) e locale, le seconde su base annua hanno registrato una flessione maggiormente marcata rispetto a quanto fatto registrare dalle testate nazionali: -11,0% le prime contro -7,1% delle seconde.

Nel complesso, a metà 2022 in Italia si sono vendute in media ogni giorno 750.000 copie (cartacee più digitali) di quotidiani nazionali e 810.000 copie di quotidiani locali. Cinque anni prima, nei primi sei mesi del 2018, i numeri erano ben diversi con 1,17 milioni di copie nazionali e 1,14 milioni di copie locali.

Agcom fa notare come la distribuzione delle vendite di copie digitali risulti maggiormente concentrata rispetto a quella cartacea: le prime cinque testate del segmento digitale rappresentano poco meno del 60% delle copie complessivamente vendute nel primo trimestre del 2022, mentre il corrispondente valore per la versione cartacea quasi si dimezza essendo pari al 34,4%.

GEDI resta il principale gruppo editoriale del Paese

Per quanto riguarda i principali cinque quotidiani a diffusione nazionale considerati "generalisti" (L'Avvenire, Il Corriere della Sera, Il Messaggero, La Repubblica, La Stampa) hanno registrato nei primi sei mesi dell'anno una flessione nella vendita di copie cartacee pari al 10,4% rispetto al 2021. Si evidenzia peraltro come questi abbiano registrato, allo stesso tempo, una riduzione nella vendita giornaliera di copie in formato digitale più contenuta e pari al 5,8%.

Relativamente al campione preso in considerazione da ADS, considerando le copie complessivamente vendute da inizio anno, Gedi si conferma il principale gruppo editoriale con una quota del 20,4% nonostante la vistosa flessione di copie vendute dalla testata ammiraglia la Repubblica, seguito da Cairo/Rcs al 18,0% e da Caltagirone Editore e Monrif Group rispettivamente con l'8,7% e l'8,4%.

Dall’Europa via libera a 120 milioni a sostegno della carta stampata

02 Novembre 2022

Arriva una boccata d'ossigeno per il settore dell’editoria. La Commissione Europea ha approvato, ai sensi della normativa comunitaria sugli aiuti di Stato, un piano da 120 milioni di euro a sostegno degli editori italiani di quotidiani e periodici. L'obiettivo, come spiega una nota, è quello di garantire la disponibilità di giornali e periodici in tutto il Paese e tutelare la qualità della lingua italiana nelle pubblicazioni cartacee.

I crediti d’imposta coprono fino al 30% dei costi cartacei

I continui rialzi dei prezzi dell’energia e della carta hanno aggravato la crisi strutturale che da anni soffoca il settore, con gravi ricadute anche sulla rete di distribuzione della carta stampata. L'iniziezione di fondi in arrivo da Bruxelles non può dunque che essere ben accolta.

Grazie a questi fondi, ch i edita giornali e periodici avrà diritto a crediti d’imposta che coprono fino al 30% dei costi cartacei sostenuti nel 2021 e nel 2022. Tale misura sarà inoltre applicata anche per gli anni fiscali 2022 e 2023.

Si tratta di un provvedimento che Bruxelles giudica necessario, adeguato agli obiettivi e proporzionato. La settimana scorsa gli editori della FIEG avevano chiesto al Governo guidato da Giorgia Meloni "un patto per l'Informazione" destinando risorse al settore tenuto conto che "il nostro Paese è penultimo nell'Unione europea per risorse dirette pro capite impiegate a favore dell'editoria".

I fondi europei si aggiungono al Fondo Straordinario per l’Editoria

Gli aiuti europei vanno ad aggiungersi al Fondo Straordinario per l’Editoria con cui il Governo Draghi aveva stanziato 90 milioni per il 2022. Uno degli ultimi atti dell’ex Sottosegretario all’Editoria Giuseppe Moles è stato proprio quello di sbloccare tali fondi firmando il Dpcm del 28 settembre scorso.

Con questo atto il Dipartimento per l’Editoria aveva deciso di ripartiti i 90 milioni in quattro precise aree di intervento, destinando una parte anche alla rete di vendita della stampa cartacea, una decisione "storica" che consente per la prima volta alle edicole di beneficiare di una parte dei fondi destinati al settore.

In particolare, dei 90 milioni del Fondo Straordinario per l'Editoria, 15 milioni sono stati destinati per il bonus edicole, 28 milioni per il contributo straordinario sul numero di copie vendute nel 2021, 12 milioni per l’assunzione di giovani giornalisti e professionisti con competenze digitali e per la trasformazione a tempo indeterminato dei contratti giornalistici co.co.co e, infine, 35 milioni come contributo per gli investimenti in tecnologie innovative effettuati dalle tv nazionali e locali, dalle emittenti radiofoniche e dalle imprese editoriali di quotidiani e periodici, comprese le agenzie di stampa.

Al lavoro il nuovo sottosegretario per l’Editoria, Alberto Barachini

Le decisioni di sostegno al settore dell’Editoria passano ora nelle mani del nuovo sottosegretario con delega all’Editoria, il Senatore di Forza Italia Alberto Barachini, che proprio oggi ha prestato giuramento iniziando il suo nuovo percorso professionale.

Toccherà a lui traghettare il comparto verso una riforma di sistema che dia nuovo slancio all’editoria e all’informazione, trovando il modo migliore e più redditizio per le imprese del settore per far coesistere il cartaceo e il digitale, senza dimenticare la rete delle rivendite della carta stampata che merita di essere preservata e rilanciata.

Al suo secondo mandato in Parlamento, Barachini è giornalista, dal 1999 ha lavorato per Mediaset e ha concluso la legislatura passata come Presidente della Commissione di Vigilanza Rai.

"Come primo compito - ha dichiarato ai microfoni di Radio Radicale poco dopo il giuramento - mi sembra totalmente doveroso e rispettoso studiare i dossier che ha lasciato il mio predecessore, che ha fatto molto bene" ha detto Barachini ricordando il lavoro di Giuseppe Moles e assicurando di voler " studiare i dossier e il percorso delle norme già avviate" cercando "di bilanciare gli investimenti con la transizione digitale e anche con le necessità del mondo editoriale".

Barachini ha quindi sottolineato che la pandemia e l'attuale conflitto russo-ucraino rendono "importante  la centralità di un'informazione corretta e sobria" : "credo che non ci sia un momento come questo attuale in cui l’informazione sobria, corretta ed anche efficace nei confronti dei cittadini sia fondamentale. Il cittadino ha diritto di essere informato ma con una modalità che non è quella di dopare, se mi è consentito il termine, la notizia". L'importante, ha dichiarato il neo Sottosegretario, è "dare il più possibile elementi di valutazione ai cittadini" .

FIEG chiede al Governo un “Patto per l'Informazione”

27 Ottobre 2022

A pochi giorni dalla nascita del nuovo Governo guidato da Giorgia Meloni, arrivano gli appelli di FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e FNSI (Federazione Italiana Stampa Italiana), volti a sollecitare un intervento di sostegno pubblico per il settore dell’informazione.

“Al Patto di legislatura presentato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla quale vanno gli auguri di buon lavoro di tutto il settore, invitiamo ad affiancare un Patto per l’informazione, per ricostruire la fiducia tra istituzioni e cittadini”, ha affermato in una nota il Presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti.

Un Patto che “si dovrebbe basare su interventi concreti per il sostegno pubblico all’editoria rendendoli strutturali con risorse pubbliche adeguate, anche a supporto della transizione al digitale”, ha precisato Riffeser ricordando che “il nostro Paese è penultimo nell’Unione europea per risorse dirette pro capite impiegate a favore dell’editoria”.

Un Patto, ha aggiunto il Presidente della FIEG; che dovrebbe tenere in considerazione quanto accade sul web e in particolare vigilare “sulla trasparenza e sulla responsabilità di chiunque operi in Rete. Non è più tollerabile che in Rete si perpetuino condotte prive delle più basilari garanzie di correttezza e di responsabilità, con grave danno per l’informazione”, ha dichiarato il Presidente della FIEG.

FNSI sollecita una nuova legge sull’editoria

Un appello al nuovo Governo è arrivato anche dai giornalisti. In una nota la FNSI ha auspicato che avvenga al più presto “un confronto serrato per affrontare le criticità e i problemi strutturali dell'informazione italiana».

“È necessario – ha dichiarato il Segretario Generale della FNSI, Raffaele Lorusso – un percorso di riforme a partire dalla messa a punto di una nuova legge per l'editoria, necessaria per affrontare la transizione al digitale e per il rilancio del settore”.

Non solo. Occorre prendere provvedimenti anche per “la difesa dell'occupazione e il contrasto al precariato, insieme con l'approvazione delle norme contro le querele bavaglio e liti temerarie lasciata in sospeso anche nella passata legislatura, sono questioni non più rinviabili per consentire al nostro Paese di recuperare posizioni nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa, dove occupa un poco onorevole 58esimo posto», ha concluso Lorusso.

Appello dello SNAG: “Salviamo le edicole”

A ridosso delle elezioni di fine settembre, anche SNAG Confcommercio aveva lanciato un appello alle forze politiche attraverso un manifesto articolato in 10 proposte finalizzate alla salvaguardia e al rilancio della rete di vendita delle edicole: “una rete essenziale per la tutela del diritto all’informazione e del pluralismo e per il contrasto alle fake news”.

“La rete di vendita delle edicole può ancora essere salvata ma servono risposte urgenti e concrete. Per questo motivo abbiamo rivolto un Appello a tutte le forze politiche articolato in 10 punti”, ha dichiarato al riguardo il Presidente Andrea Innocenti, sottolineando che “servono misure di sostegno e incentivi per permettere alle edicole di raggiungere la sostenibilità economica e di modernizzarsi.Purtroppo, i ricavi derivanti dalla vendita della stampa sono molto bassi, il calo delle vendite sistematico e non abbiamo la possibilità di adeguare i prezzi (fissi per legge) ai rincari energetici o all’aumento dei costi gestionali”.

L'industria del libro teme i rincari della carta e l'inflazione

19 Ottobre 2022

I numeri del 2022 indicano che l’industria editoriale italiana gode di buona salute e consolida la sua posizione di prima industria culturale italiana con una crescente proiezione all’estero. Una posizione che potrà ulteriormente rafforzarsi quando l'Italia, nel 2024, sarà ospite d’onore alla Fiera Internazionale del Libro.

Tuttavia, afferma Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), “non possiamo nemmeno nascondere che il continuo aumento dei costi della carta e il peso dell’inflazione sui consumatori ci fanno guardare all’immediato futuro con preoccupazione”.

I dati sull’andamento del libro nel 2021 e nei primi nove mesi del 2022 sono stati presentati in occasione della Buchmesse di Francoforte, la fiera del libro più grande d'Europa (giunta alla 74esima edizione) che ha aperto i battenti il 19 ottobre con 4mila espositori da 95 paesi, 2 mila eventi e 4 mila giornalisti accreditati.

In programma fino a domenica 23 ottobre, la manifestazione registra un’importante presenza del nostro Paese, che annovera ben 148 espositori a conferma della vivacità del mercato del libro, come testimoniano i numeri resi noti dall’AIE.

I dati disponibili sull’anno in corso, e riferiti al solo mercato trade (saggi e romanzi venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione) indicano una sostanziale tenuta delle vendite nei primi nove mesi del 2022: sono stati venduti libri per un valore di 1,022 miliardi, in flessione dell’1,9% rispetto al 2021 ma comunque in crescita del 14,4% rispetto al 2019, anno pre-covid. Le copie vendute sono state 70,905 milioni, in calo dell’1,7% sul 2021 ma in crescita del 16,0% sul 2019.

"La forbice rispetto al 2021 si sta riducendo nelle ultime settimane, ma contemporaneamente si assottigliano i margini degli editori a causa dell’aumento dei costi di produzione e della carta in particolare. Per questo - fanno sapere dall'AIE - c’è una particolare preoccupazione per l’ultimo trimestre dell’anno e per il periodo natalizio, sempre decisivi per determinare il risultato complessivo dell’annata".

Da Assocarta arriva un nuovo allarme

14 Ottobre 2022

Il 2022 è stato un anno da dimenticare per le cartiere, comparto industriale fortemente energivoro. Il settore sta facendo i conti con la carenza di materia prima da una parte e gli esorbitanti rincari del costo dell’energia dall’altro. Come se questo non bastasse, di recente si è anche aggiunto un problema di concorrenza sleale all’interno dell’Unione Europea.

“Il forte impatto dei costi energetici sull’economia italiana sta minando, alla base, anche l’economia circolare oltre che aprire il mercato domestico al dumping ambientale con l’arrivo sul territorio europeo e italiano di prodotti cartari che costano meno a livello energetico ma soprattutto ambientale”, ha dichiarato Roberto Poli, presidente di Assocarta, inaugurando Miac 2022, la Mostra internazionale dell’industria cartaria in svolgimento al Polo Fiere di Sorbano, in provincia di Lucca, dal 12 al 14 ottobre.

Le pratiche scorrette rischiano di dare il colpo di grazia alle imprese italiane e per questo Poli ha sollecitato “misure a livello europeo per ridurre i costi energetici ed evitare che un singolo Paese, come ad esempio la Germania, adotti interventi a livello nazionale o introduca un cap a livello di singolo Stato, che modificano la competitività in Europa e minano la stessa Europa sotto il profilo economico e politico”.

A rischio anche il riciclo di carta

La situazione per il settore resta molto critica. “In tanti - ha dichiarato il direttore generale di Assocarta, Massimo Medugno - devono fermarsi per ragioni economiche, in attesa e con la speranza di un calo dei costi energetici e di un miglioramento del mercato: operando a pieno regime si rischiano gravi perdite”. “Alcuni impianti cartari, in questo momento, sono fermi - gli ha fatto eco il Presidente Roberto Poli - ed altri stanno considerando di fermarsi a causa del caro energia”.

Non è solo la produzione ad essere a rischio ma anche il riciclo di carta, di cui l’Italia è il secondo Paese in Europa dopo la Germania. “Tale situazione - ha sottolineato il Presidente di Assocarta - oltre che fermare la produzione, porterebbe anche al collasso della gestione della raccolta della carta che non potendo più essere utilizzata in cartiera richiederà ulteriori costi per la sua gestione e stoccaggio. Una situazione di emergenza rilevata anche dal primo riciclatore di cartaceo in Europa, la Germania, che potrebbe impattare sul nostro sistema industriale e sociale richiedendo un intervento immediato delle autorità competenti”.

Produzione in frenata

A fotografare la crisi anche alcuni dati forniti durante il Miac. Nei primi 9 mesi dell’anno la bolletta del gas del settore cartario ha superato di oltre il 95% quella dell'intero 2021: la bolletta è ammontata infatti a 1,3 miliardi di euro, una cifra 5 volte superiore rispetto ai 265 milioni del 2020.

I primi sette mesi dell'anno, si legge in una nota, registrano una modesta crescita della produzione del settore cartario, pari allo 0,3%.

Dopo un primo trimestre in crescita ( 4,5%), i volumi hanno infatti iniziato la contrazione presentando a luglio la prima sensibile riduzione (-5,9% su luglio 2021) da novembre 2020. La produzione di carte e cartoni per imballaggio è scesa nel mese di luglio del 4% e quella di carte e cartoni per cartone ondulato è diminuita del 7,5%. In riduzione anche le carte per usi grafici (-9,9%), le carte per usi igienico-sanitari (-3,6%) ed altre specialità (-17,4%).

Cresce, tuttavia, il fatturato, che appare in recupero di oltre il 50% per effetto, spiega ancora Asssocarta, della necessità delle cartiere di recuperare gli ingenti rincari degli input energetici e delle materie prime fibrose.

Politica e sport premiano le vendite di quotidiani

12 Ottobre 2022

Il ritorno di interesse per la carta stampata viene confermato dai dati relativi al mese di agosto. Il trend di crescita è meno netto rispetto a quello visto a luglio, ma anche laddove si registrano flessioni, queste appaiono meno pronunciate rispetto al recente passato.

In base ai dati forniti da ADS – Accertamenti Diffusione Stampa, gli incrementi si sono concentrati sui quotidiani sportivi, trainati dal Campionato Europeo di nuoto (che si è svolto a Roma) dove l’Italia ha brillato risultando prima assoluta nel medagliere con ben 35 medaglie (Ungheria seconda con 15 medaglie) e dall’atteso avvio del nuovo campionato di calcio 2022-2023. Bene anche le testate politiche, che hanno beneficiato della campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre. Anche alcune testate locali hanno registrato un incremento delle copie vendute, come ad esempio l'Eco di Bergamo e la Gazzetta del Sud e La Nuova Sardegna. 

La Repubblica ancora in rosso

Andamento divergente per quanto riguarda i due maggiori quotidiani generalisti nazionali. Il Corriere della Sera ha in pratica mantenuto le vendite del mese precedente con 154.254 copie in edicola. Rispetto a un anno prima, tuttavia, resta uno sbilancio del 7,6%: allora le copie vendute erano 167.000. Continua invece ad arretrare La Repubblica che ad agosto si riporta poco sotto le 91.000 copie vendute con un calo rispetto al mese precedente del 2,2%. Rispetto ad agosto 2021 la flessione è del 20,5%: una percentuale che fa del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari quello che nell’ultimo anno ha perso più di chiunque altro in termini di vendite in edicola.

Restando all’interno del gruppo GEDI, meglio è andata a La Stampa che ad agosto ho visto aumentare leggermente le copie vendute in edicola rispetto al mese precedente, mostrando una più accettabile contrazione del 5,8% rispetto ai livelli di un anno prima.

Passando ai quotidiani del gruppo QN, tutte e tre le testate presentano modeste flessioni rispetto al mese precedente, pur confermando il forte dislivello con i corrispettivi dati di agosto 2021. Nello specifico, Il Resto del Carlino evidenzia un calo dell’1,1% rispetto al mese precedente con 63.070 copie vendute, La Nazione una flessione dello 0,6% fermandosi a 42.288 copie e Il Giorno una riduzione del 2,5% a 17827 copie.

Bene le testate politiche e gli sportivi

La campagna elettorale che ha dominato l’estate ha spinto in alto le vendite dei quotidiani politicamente schierati. Il Fatto Quotidiano è passato da 25.755 copie di luglio a 26.043 di agosto, riavvicinandosi alle 26.642 copie dell’agosto 2021 (- 2,25%). Qualche decina di copie in più anche per Il Manifesto con 6.246 copie vendute registrando anche in questo caso una discreta tenuta rispetto alle quasi 7.000 di un anno prima.

Incremento del 4,2% per La verità con 28.408 copie che si conferma l’unica testata con un bilancio positivo rispetto a un anno fa grazie ad un progresso del 12,51% rispetto alle 25.250 copie di agosto 2021. In modesta risalita Il Giornale e Liberio rispettivamente con 30.632 e 21.036 copie ( 2,3% e 1,5%) ma con un bilancio in rosso rispetto a un anno fa con una flessione del 14,3% per il primo e di quasi l’8% per il secondo.

Come si diceva, agosto è stato molto positivo per le vendite delle testate sportive. La Gazzetta dello Sport ha visto un incremento del 7,8% riportandosi sopra le 100.000 copie, in particolare a 102.397. Ancora più marcato il rimbalzo del Corriere dello Sport che sfiora le 47.000 copie con un incremento del 10,5%. In crescita del 4,74% Tuttosport con quasi 28.400 copie. Rispetto ad agosto 2021 resta tuttavia una flessione di circa l’11% per tutte e tre le testate.

Carta stampata: crescono i lettori

11 Ottobre 2022

Secondo i nuovi dati comunicati da Audipress, sono 32,2 milioni gli italiani che hanno letto almeno uno dei principali titoli stampa su carta o digitale replica negli ultimi 30 giorni: un dato che evidenzia una crescita dello 0,8% per testate omogenee rispetto alla precedente edizione (che risale al 31 maggio scorso). Siamo dunque di fronte ad una percentuale importante di lettori, pari al 60,7% della popolazione adulta over 14 (da 60,2% della precedente edizione).

Si riscopre il valore della carta stampata

Gli italiani stanno dunque riscoprendo il valore della lettura e l’importanza della carta stampata come strumento di informazione e come argine alle fake news. Un dato positivo che abbraccia in maniera trasversale quotidiani, settimanali e mensili e trova conferma anche nell'aumento delle vendite di edicola emerso dai dati ADS - Accertamenti Diffusione Stampa di luglio, un trend tuttavia solo parzialmente confermato dai dati di agosto.

In particolare, l’indagine Audipress evidenzia che sono 11,6 milioni i lettori su carta e/o copia replica digitale di almeno un quotidiano in un giorno medio, pari al 21,8% della popolazione adulta. Erano 11,4 milioni nella precedente indagine e 11,3 milioni in quella di inizio 2022. Si evidenzia dunque un trend di recupero nel corso dell'anno, anche se i valori di oltre 16 milioni di lettori del 2018 appaiono lontanissimi.

L’identikit di chi legge quotidiani evidenzia una prevalenza di uomini (pari al 61,3%) e di over 55 (47,3%). Cala invece la percentuale di lettori tra 14 e 34 anni, scesa al 18,8% da 19,1% della precedente indagine.

In aumento anche i lettori di settimanali e mensili

Sono invece 9,4 milioni i lettori su carta e/o digitale replica di almeno un settimanale negli ultimi 7 giorni, pari al 17,8% della popolazione. Anche in questo caso si registra un lieve incremento rispetto alla precedente indagine Audipress ma erano ben 13,6 milioni i lettori nel 2018. Quanto all’identikit, il 65% di chi legge settimanali è donna e il 47,7% ha oltre 55 anni.

Sono invece 10 milioni i lettori su carta e/o digitale replica di almeno un mensile negli ultimi 30 giorni, pari al 19% della popolazione adulta. Il dato appare in lieve ripresa anche se resta sotto i quasi 12 milioni di lettori del 2018. Uomini e donne sono quasi equivalenti (47,3% e 52,7% dei lettori) mentre è maggiore la lettura tra le persone nella fascia di età tra 35 e 54 anni (39,1%).

Il formato digitale continua ad attrarre lettori

Quello che emerge con chiarezza dai dati è anche il lento ma progressivo affermarsi della lettura della copia digitale. Scelgono il formato digitale 6,5 milioni di lettori, il 12,3% della popolazione italiana adulta. Nella precedente edizione i lettori della copia digitale erano 6 milioni (11,3% della popolazione) e prima ancora erano 5,5 milioni (10,3% della popolazione). Il trend di crescita è ben definito ma per ora i lettori del formato digitale restano una minoranza.

“Dai risultati dell’edizione Audipress 2022/II emerge il quadro maturato in questi anni di pandemia: stiamo attraversando una rivoluzione digitale che ha avuto grande impulso anche a causa del contesto sociale dell’ultimo biennio e siamo lettori ormai abituati a un’offerta informativa e culturale disponibile in molteplici formati e supporti”, commenta il Presidente Audipress, Ernesto Mauri.

Bollette, gli aiuti per imprese e famiglie

10 Ottobre 2022

L’Italia continua a vivere in una situazione emergenziale per l’approvvigionamento energetico e sul caro-bollette il peggio deve ancora arrivare.

Per attenuare l’impatto degli aumenti sul bilancio di famiglie e imprese, il Governo uscente ha predisposto varie misure, che spetterà poi al prossimo esecutivo confermare e/o rafforzare. E dalle indiscrezioni che trapelano pare che le difficoltà innescate dal caro energia siano la priorità del prossimo Governo.

Credito d’imposta anche per le piccole imprese

Rispetto ai provvedimenti adottati negli ultimi mesi, il recente Decreto aiuti ter ha comunque introdotto alcune ulteriori importanti novità consentendo anche alle piccole imprese di beneficiare dei crediti d'imposta legati al pagamento delle bollette e mettendo a disposizione delle imprese garanzie statali sui prestiti richiesti per pagare le bollette evitando crisi di liquidità.

-per i consumi elettrici

Per quanto riguarda i consumi elettrici, le PMI che hanno contatori di potenza pari almeno a 4,5 kW avranno dunque diritto ad un rimborso fiscale pari al 30% della spesa sostenuta per l’acquisto della componente energetica effettivamente utilizzata nei mesi di ottobre e novembre 2022. Il credito spetta a condizione che i costi per kWh della componente energia elettrica, calcolati sulla base della media del terzo trimestre 2022 abbiano subito un incremento del costo per kWh superiore al 30% rispetto al medesimo periodo dell’anno 2019.

-per i consumi di gas

Un sostegno alle piccole imprese è stato introdotto anche per i consumi di gas naturale venendo così incontro alle esigenze di piccoli negozi, bar e ristoranti (quasi 2 milioni di aziende) che erano rimaste finora fuori dai tax credit per i rincari delle bollette.

Le piccole imprese diverse da quelle a forte consumo di gas naturale possono richiedere un credito di imposta pari al 40% della spesa sostenuta per l’acquisto del gas consumato nei mesi di ottobre e novembre 2022. Il credito spetta a condizione che il prezzo di riferimento del gas naturale del terzo trimestre 2022, calcolato come media dei prezzi di riferimento del Mercato Infragiornaliero (MI-GAS) pubblicati dal Gestore dei mercati energetici (GME), abbia subito un incremento superiore al 30% del corrispondente prezzo medio riferito al medesimo trimestre dell’anno 2019.

I crediti d’imposta sono utilizzabili in compensazione e il legislatore ha introdotto la possibilità di richiedere il calcolo direttamente al fornitore delle utenze.

Prestiti garantiti alle imprese e rateizzazione bollette

Altra importante novità riguarda i prestiti garantiti per permettere agli imprenditori di pagare le bollette di luce e gas. Il provvedimento prevede accordi da sviluppare con le banche per offrire alle imprese prestiti al tasso più basso, in linea con il Btp (ossia il tasso d’interesse applicato al finanziamento non deve superare, al momento dell’erogazione, il tasso cedolare annuo minimo garantito dei Btp di durata pari a quella del finanziamento stesso) e senza commissioni aggiuntive, prevedendo anche una concessione a titolo gratuito di garanzie. È stato anche previsto l'aumento dal 60% all'80% della garanzia da parte di Fondo di garanzia PMI e della SACE per i finanziamenti concessi dalle banche alle imprese per esigenze relative al pagamento delle bollette emesse nei mesi di ottobre, novembre e dicembre.

In alternativa al prestito bancario, le imprese possono richiedere la rateizzazione delle bollette, misura già approvata dal Governo (era già stata definita nella legge di Bilancio 2022 ed è stata confermata da successivi provvedimenti).

Bonus sociale energia elettrica e gas

Naturalmente il Governo ha pensato anche alle famiglie dando la possibilità a chi ha redditi più bassi di avere un aiuto economico.

Per tutti i cittadini che possiedono un ISEE inferiore a 12.000 euro è attivo il bonus sociale di Arera, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambienti. Il bonus consiste in una riduzione della spesa in bolletta per elettricità e gas naturale.

Il bonus può essere richiesto da tutti coloro che si trovano in una situazione:
• di difficoltà economica, ovvero hanno un ISEE inferiore a 12.000, oppure fino a 20.000 in caso di famiglie numerose con quattro o più figli a carico;
• di disagio fisico, qualora si debba utilizzare un macchinario sanitario ad alimentazione elettrica per il mantenimento delle funzioni vitali di un componente della famiglia.

Il bonus spetta anche a chi percepisce il Reddito di Cittadinanza o la Pensione di cittadinanza.

Il bonus bollette di Arera per difficoltà economica viene applicato direttamente in bolletta alle famiglie che ne hanno diritto. Occorre solo presentare la DSU (Dichiarazione sostitutiva unica) per l'ISEE all'INPS.

Il bonus elettrico per disagio fisico deve invece essere appositamente richiesto presentando tutta la documentazione necessaria. La domanda deve essere presentata presso il Comune di residenza del titolare della fornitura elettrica (anche se diverso dal malato), oppure un altro ente designato dal Comune (come ad esempio CAF, Comunità montane). Esso è cumulabile, qualora fossero rispettati tutti i requisiti, con il bonus luce e gas per disagio economico.

Bonus da Comuni e Regioni

Sebbene alcuni grandi Comuni, come ad esempio Milano e Torino, siano in forte difficoltà a causa dell’innalzamento delle bollette energetiche, alcune amministrazioni locali hanno deciso di dare un contributo alla popolazione per affrontare i maggiori costi per elettricità e gas.

C’è tempo fino al 14 ottobre per fare domanda al Comune di Mantova per il bonus bollette 300 euro. Non tiene conto dell’ISEE ma del reddito imponibile e può essere richiesto da anziani soli over 65 e altre famiglie presentando direttamente le domande sul sito internet del Comune di Mantova. Altre iniziative simili sono state adottate dal Comune di Portofino, che intende rimborsare tutti i cittadini con un bonus bollette da 400 euro, o dal Comune di Brescia, che già la scorsa primavera aveva dato un contributo straordinario per il pagamento delle utenze domestiche.

Si stanno muovendo anche le Regioni. La Valla d’Aosta (vedi al riguardo la sezione bandi dell'Area Riservata del nostro sito) sta per dare il via ad un bando apposito destinato a chi ha un ISEE inferiore a 20.000. Anche la Regione Basilicata ha allo studio un contributo analogo per andare incontro alle famiglie in difficoltà nel pagare le bollette.

In 20 anni sono aumentate le testate locali

04 Ottobre 2022

Nel difficile e precario equilibrio che l’informazione sta vivendo tra carta stampata e web, si scopre che le testate locali sono un canale in fermento e che le versioni cartacee acquistate in edicola non sono state soppiantate dal digitale. Alcuni storici quotidiani locali non ce l'hanno fatta e davanti al calo di lettori e delle entrate sono stati costretti a chiudere. Ma a quanto pare le nuove iniziative editoriali hanno portato in positivo il bilancio.  

Da un recente studio condotto da Andrea Mangani, professore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, emerge infatti che negli ultimi 20 anni il numero delle testate locali cartacee è aumentato: oggi sono 120, contro le 99 del 2001. Certo, sono cresciuti anche i quotidiani digitali, che sono ben 416. Nel complesso i giornali locali hanno imposto la loro centralità nel panorama dell'informazione, e ormai assorbono circa la metà dei giornalisti italiani.

Il maggior numero di testate cartacee si concentra al Nord

"Negli ultimi venti anni l’informazione cartacea locale ha attraversato una fase di transizione lunga e difficile, non ancora conclusa: oltre alla concorrenza-cannibalizzazione con l’online, si è dovuta confrontare con i social media che hanno iniziato ad offrire servizi di informazione a milioni di utenti", spiega Andrea Mangani.

Guardando la distribuzione geografica, in testa troviamo la Lombardia con 21 quotidiani locali su carta e 60 online. La seconda posizione spetta però alla Campania, dove i giornali locali in edicola sono 11 e ben 39 le testate online. Seguono l’Emilia-Romagna con 8 quotidiani cartacei e 34 online e la Toscana con 5 testate cartacee e 30 on line.

Alla ricerca di un modello di business sostenibile

Il futuro resta incerto e la difficoltà principale è quella di trovare un modello di business sostenibile. “Se infatti la pubblicità è ancora oggi la modalità di finanziamento più diffusa per l’online, questo comporta, nel breve periodo, una concorrenza agguerrita per la spartizione di risorse scarse, e, nel lungo, la dipendenza da fonti di finanziamento incerte", precisa Mangani.

Le testate online che cercano di affrancarsi, almeno parzialmente, dal finanziamento pubblicitario mettendo contenuti a pagamento sono solo un terzo del totale. Si tratta poi di giornali localizzati nelle regioni settentrionali, che tendono ad appartenere a gruppi editoriali e che hanno una corrispondente versione cartacea. Un quotidiano online controllato da un gruppo editoriale può infatti contare sullo sfruttamento di economie di scala e di gamma, a loro volta associate a grandi dimensioni e numerosità dei servizi offerti.

"Nonostante la crescita del pluralismo informativo locale dovuta soprattutto al web - conclude Mangani - rimangono tuttavia elementi di apprensione che riguardano la sostenibilità di un’offerta di informazione così ampia, informazione che resta cruciale per conservare forme di pluralismo compatibili con la partecipazione politica, sociale ed economica dei cittadini".


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