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#Ioleggoperché: doniamo un libro alle scuole

11 Novembre 2021

Dal 20 al 28 novembre siamo tutti chiamati ad acquistare un libro in libreria e donarlo alle biblioteche scolastiche. Torna infatti la sesta edizione di #Ioleggoperché, la grande iniziativa che, attraverso il potenziamento delle biblioteche scolastiche, tende a formare nuovi lettori e far crescere la passione per i libri nelle giovani generazioni.

L’iniziativa non si è fermata nemmeno nel 2020, l’anno segnato dalla pandemia in cui la didattica scolastica era fatta più a distanza che in presenza. Anzi, l’anno scorso è stato un anno di massima partecipazione da parte degli istituti scolastici così come di librerie e pubblico.

“#ioleggoperché in soli cinque anni ha portato oltre 1,4 milioni di libri nuovi nelle scuole, un risultato straordinario non solo sul piano della promozione della lettura ma anche passo importante nel dare risposta al tema impellente del diritto allo studio, così da avvicinare sempre più i giovani ai libri e quindi alla conoscenza”, ha commentato Ricardo Franco Levi, il presidente dell’AIE, l’Associazione Italiana Editori che realizza ogni anno il progetto.

L’iniziativa è riuscita a catalizzare attorno a sé l’attenzione di istituzioni e media e anche quest’anno viene realizzata con il sostegno del Ministero per la Cultura - il Centro per il libro e la lettura e in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, oltre che con l’Associazione Librai Italiani (ALI), il Sindacato Italiano Librai e Cartolibrai (SIL) e l’Associazione Italiana Biblioteche (AIB), e vede anche il supporto di SIAE - Società Italiana degli Autori ed Editori, con il contributo di Pirelli, il sostegno di Mediafriends e Rai per il Sociale.

Tutti insieme per arricchire il patrimonio di libri delle scuole italiane e per formare i lettori di domani. Sarebbe utile che un’iniziativa simile venisse intrapresa per avvicinare i giovani anche alla lettura dei giornali. Le iniziative che coinvolgono le scuole come "il giornale in classe" sono un utile strumento ma si potrebbe fare di più. 

“La riscoperta della lettura avvenuta nell’ultimo anno – dichiara il Ministro della cultura Dario Franceschini - ha messo in luce quanto sia forte e radicata un’abitudine erroneamente considerata in declino in un mondo sempre più digitale. Per questo motivo è lodevole insistere nel promuovere ancora di più la lettura tra i giovani, che grazie a #ioleggoperché hanno maggiori possibilità di scoprire questo piacere”.

“Un libro è una chiave per conoscere ed esplorare nuovi mondi – ha sottolineato il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi -. Non solo, il libro ha anche un altro grande potere: quello di far sognare. E allora ragazze e ragazzi, leggete, leggete ovunque, il libro è come uno smartphone, a suo modo: vi porta in tanti mondi diversi, ti fa conoscere cose che non sai. E ha un vantaggio: non si scarica mai!”.

“I libri sono un bene prezioso, anche io stesso aderisco e donerò volumi alle biblioteche”, ha dichiarato il Sottosegretario con delega per l’Editoria Giuseppe Moles che con il Dipartimento dell’Informazione e dell’Editoria ha deciso di sostenere l’iniziativa “che è il risultato di una bellissima sinergia. Di una collaborazione virtuosa tra la scuola, le istituzioni, le associazioni, i media pubblici e privati, gli editori e le aziende”.

Tonfo a settembre per le vendite di quotidiani

09 Novembre 2021

Il recupero di lettori resta ancora una speranza in attesa di realizzazione. Secondo gli ultimi dati ADS relativi al mese di settembre, le copie vendute in edicola sono diminuite per quasi tutte le testate, incluse quelle sportive che negli ultimi mesi avevano messo a segno corposi incrementi.

Nel dettaglio, Il Corriere della Sera ha venduto in edicola 154.768 copie a settembre, contro le oltre 168.000 di agosto e le quasi 166.000 di gennaio. Male anche La Repubblica con 103.300 copie a fronte delle 112.519 di agosto e delle 114.333 di gennaio. Dati in contrazione pure per gli altri giornali del gruppo GEDI con La Stampa che scende sotto le 70.000 copie vendute in edicola (69.231) a fronte delle 74.051 di agosto e delle 75.628 di gennaio. Mentre ha tenuto meglio il Secolo XIX che a settembre ha venduto 23.646 copie contro le 24.803 di agosto, in deciso calo però rispetto alle 27.392 di gennaio.

Vendite in crescita, anche se di poco, per Avvenire che a settembre si attesta a 5.321 copie, all’incirca in linea con agosto (5.289) e gennaio (5.575) frutto di uno zoccolo duro di lettori. Retrocede invece Il Messaggero con 53.427 copie contro le 57.808 copie di agosto, comunque in aumento dalle 52.340 di gennaio. In flessione anche le testate del gruppo Riffeser. QN-Il Resto del Carlino vende in edicola a settembre 65.618 copie dalle 68.702 di agosto e le 72.112 di gennaio mentre QN-La Nazione scende a 45.234 copie da 48.896 di agosto e 49.000 di settembre. Si difende meglio QN-Il Giorno con poco più di 20.000 copie a settembre, in linea con agosto.

Le testate più schierate politicamente vedono un andamento contrastante. Salgono ancora le vendite de La Verità: 26.661 a settembre da 25.586 di agosto e 25.475 di gennaio mentre a settembre perdono quota Libero (20.624), Il Giornale (33.866) e Il Fatto Quotidiano (24.962) con circa 2.000 copie vendute in meno rispetto ad agosto. Vendite confermate attorno alle 6.800 per Il Manifesto.

Resistono meglio del resto del mercato i giornali economici. Il Sole 24 Ore vende a settembre poco meno di 30.000 copie contro le 31.000 di agosto e le 34.500 di gennaio. Tengono le vendite in edicola anche per Italia Oggi, che resta attorno alle 6.900 copie di agosto contro le 7.783 di gennaio.

Passando agli sportivi, come si diceva le vendite si sono sgonfiate in settembre non riuscendo a trarre beneficio nemmeno dall'avvio del Campionato italiano di calcio. La Gazzetta dello Sport è scesa a 91.200 copie contro le 112.724 di agosto, comunque in forte aumento rispetto alle 65.000 su cui viaggiava a inizio anno. In calo anche Tuttosport con vendite per 24.600 copie, ben al di sotto delle quasi 31.00 di agosto e anche alle 35.356 rilevate a gennaio. Andamento analogo per Il Corriere dello Sport che a settembre scende a 43.272 copie vendute in edicola, quasi 10.000 in meno rispetto alle 52.230 di agosto, un valore pur sempre in aumento rispetto alle 37.245 di gennaio.

La Direttiva sul Copyright diventa legge

05 Novembre 2021


Con l’ok definitivo del Consiglio dei Ministri al decreto legislativo di attuazione della Direttiva Ue sul Copyright, entra in vigore la nuova legge in materia di diritto d’autore.

FIEG: “LEGGE EFFICACE PER I DIRITTI DEGLI EDITORI”

Soddisfatti gli editori della FIEG che in una nota definiscono la legge “un risultato importante per la tutela degli investimenti delle aziende editoriali anche nell’ecosistema digitale e per il riequilibrio nella distribuzione del valore del prodotto”.

Secondo il Presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, il testo approvato è “bilanciato ed efficace per la tutela dei diritti degli editori” e “introduce due principi essenziali: un meccanismo di negoziazione effettiva per la remunerazione degli articoli e una definizione di ‘estratti brevi’ che non vanifica lo spirito della Direttiva”.

“L’auspicio” ha concluso Riffeser “è che si apra ora una fase di confronto costruttivo tra tutte le Parti coinvolte, nella comune condivisione di una riforma necessaria al riequilibrio dell’intero sistema digitale”.

MOLES: “UN NUOVO INIZIO”

Grande soddisfazione per il via libera alla nuova legge sul Copyright è stata espressa anche dal sottosegretario con delega per l’Editoria, Giuseppe Moles. “Abbiamo così affermato un principio sacrosanto: le imprese editoriali devono ricevere un equo compenso per gli articoli di carattere giornalistico caricati sul web; questa è la grande novità del recepimento dell’articolo 15 di mia competenza, ma poi convintamente condiviso da tutti e cioè che il diritto connesso degli editori ad un equo compenso è oggi previsto e normato”.

“Il lavoro svolto – ha aggiunto Moles – è a mio avviso giusto ed equilibrato, addirittura forse un unicum in Europa, ed è stato il frutto di grande condivisione e partecipazione innanzitutto con il ministro Franceschini e con gli altri dicasteri a vario titolo coinvolti. Con questo recepimento abbiamo posto le basi per un nuovo inizio”.


VIA LIBERA ALL’EQUO COMPENSO

Con il varo della legge sul Copyright, entra dunque nel vivo la fase di confronto tra editori e autori da una parte e le grandi piattaforme web (inclusi i social) dall’altra. La legge sul Copyright introduce infatti il meccanismo della negoziazione tra le parti al fine di trovare il giusto compenso per gli articoli giornalistici riprodotti in rete.

In particolare, ai big dell’online, compresi i social network, è fatto obbligo, nel momento in cui caricano sui loro siti opere protette dal diritto d’autore, di ottenere un’autorizzazione da parte dei titolari di tali diritti. E diventa altresì necessario che le parti concordino una remunerazione adeguata e proporzionata al valore potenziale o effettivo dei diritti concessi in licenza o trasferiti.

Si impenna il prezzo della carta. I possibili effetti sull'Editoria

27 Ottobre 2021

Non sorprendiamoci troppo se il prossimo anno il prezzo dei giornali dovesse aumentare di qualche decina di centesimi o se andando in una libreria per i regali di Natale dovessimo fare i conti con un assortimento meno ricco del solito. L’impennata del prezzo della carta rischia di avere ricadute sul comparto dell’Editoria.

I rincari delle materie prime non stanno colpendo solo l’industria energetica, petrolio e gas in primis, ma anche la carta (la cui produzione richiede peraltro un forte consumo di energia), che è essenziale per gli imballaggi e per gli usi igienico-sanitari oltre che per l’Editoria.

“Le materie prime, l’energia e il gas sono al massimo storico e alcune cartiere – ha dichiarato Lorenzo Poli, Presidente di Assocarta – stanno valutando la sospensione momentanea della produzione, in attesa di una ridefinizione di margini oramai fuori linea, a causa del repentino aumento dei costi”.

La ripresa dell’attività economica mondiale dopo il lockdown, unita alla messa al bando della plastica e alla crescita dell’e-commerce ha determinato un forte aumento la domanda di imballaggi di carta riuscendo a tenere a galla il settore nonostante il rincaro dei costi di produzione. Ma l’equilibrio è precario. Ricordiamo che nel 2020 l’industria cartaria italiana si è collocata al 3° posto in Europa per produzione, alle spalle di Germania e Svezia.

Se la situazione non dovesse normalizzarsi, difficile escludere conseguenze per l’Editoria. Di solito gli Editori di giornali, ma anche quelli di libri, conoscono il loro fabbisogno di carta e prenotano in anticipo la fornitura. I grandi editori, inoltre, possono contare su un maggiore potere contrattuale e chiudere contratti a prezzi più vantaggiosi.

Tuttavia, se i rincari della cellulosa, oltre che dell'energia, dovessero proseguire, sarebbe inevitabile dover pagare un costo maggiore rispetto al passato per l’approvvigionamento di carta, specie a fronte di un aumento di tiratura o della pubblicazione di inserti pubblicitari richiesti dagli inserzionisti. In futuro non è dunque da escludere il trasferimento dei rincari sui lettori, con un conseguente aumento del costo dei quotidiani (per gli edicolanti vorrebbe dire margini più alti sulla singola copia venduta) e degli abbonamenti.

L’aumento del prezzo della carta potrebbe colpire anche l’industria dei libri, che in questo periodo sta riscoprendo un inedito boom di vendite, con effetti più deleteri specie per gli Editori più piccoli, costringendoli a fare scelte oculate sui nuovi titoli da pubblicare e su quelli da dare alle ristampe, come pure sulle quantità da stampare.

Come fare, allora, per limitare i danni dei rincari e dare una mano alla nostra industria cartaria? “In un momento così virtuoso sul fronte dei consumi sarebbe un peccato non riuscire a chiudere i cicli produttivi sottraendo al Paese un ingranaggio fondamentale dell’economia circolare come il cartario” afferma ancora il numero uno di Assocarta.

“Per questo – aggiunge – occorre intervenire immediatamente, con la riduzione degli oneri in bolletta per le imprese, in particolare quelli del gas, e con il rilascio alle aziende delle compensazioni europee di CO2. Fondamentale inoltre dare liquidità utilizzando appieno i gasdotti da nord e sud e le capacità nazionali di produzione. Il settore auspica nel breve una migliore politica industriale ed energetica e della rete del gas continentale. Un giusto sostegno alle aziende e un riconoscimento del ruolo svolto nell’economia nazionale”.

Misure strutturali per l'Editoria: appello al Governo di FIEG e FNSI

22 Ottobre 2021

Editori e giornalisti si compattano per chiedere all'esercutivo un rapido intervento a sostegno della filiera dell’Editoria e l’avvio di un tavolo di confronto permanente con Governo e Parlamento per realizzare una nuova legge che dia slancio al settore.

“Gli editori e i giornalisti - si legge in una nota congiunta di FIEG e FNSI - garantiscono ai lettori una informazione di qualità, corretta ed equilibrata, che costituisce l’antidoto naturale alla disinformazione e alle fake news".

"La buona informazione e la libertà di espressione, ancorate all’esistenza di una editoria professionale di qualità, sono in pericolo, aggredite da una crisi senza precedenti che minaccia il pluralismo, pilastro della democrazia, e mette a rischio migliaia di posti di lavoro e la sopravvivenza stessa delle aziende”, scrivono le due associazioni.

“Gli editori della Fieg e la Fnsi, sindacato unitario dei giornalisti italiani, rivolgono un appello accorato al Governo, al Parlamento, alle forze politiche e richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica affinché siano individuate misure e risorse per garantire la sostenibilità del settore, gravemente a rischio, e accompagnarlo nella fase di trasformazione digitale rilanciando l’occupazione”.

“Fieg e Fnsi – conclude la nota – rinnovano la richiesta di avviare un tavolo permanente di confronto con Governo e Parlamento per una nuova legge per l’editoria, necessaria per salvaguardare gli investimenti delle imprese, il lavoro dei giornalisti e la libertà di informazione”.

Prosegue, dunque, il pressing della filiera sulle istituzioni politiche per accelerare i tempi di una riforma.

L’appello odierno segue la manifestazione di Roma del 7 ottobre scorso, davanti a Montecitorio, organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa per riportare l’attenzione del Governo sul “declino inarrestabile che un settore vitale per la democrazia sta subendo, anche a causa dell'assenza di scelte politiche forti e coraggiose”, e sulla necessità di “avviare al più presto un confronto con editori, giornalisti e lavoratori del comparto per restituire dignità all'informazione italiana”.

Una decina di giorni dopo è stata la volta di un appello, sempre da parte della FNSI, pubblicato sui principali quotidiani affinché «Governo e Parlamento non lascino morire l'informazione italiana».

Anche gli Editori della FIEG lo scorso primo settembre avevano sollecitato un incontro urgente al Sottosegretario per l’editoria, Giuseppe Moles, per affrontare i gravi problemi del settore e i temi del recepimento della direttiva sul copyright.

Informazione: il difficile equilibrio tra carta e digitale

21 Ottobre 2021

I dati Istat sui consumi di agosto indicano un’incoraggiante crescita del 5,9% su base annua della spesa per “Cartoleria, libri giornali e riviste”, un incremento superiore a quello delle vendite al dettaglio, salite nel complesso, nello stesso periodo, dell’1,9%.

In assenza di un dato scorporato per le singoli voci, si può ipotizzare che a trainare i consumi siano stati soprattutto i libri, le cui vendite sono un po’ a sorpresa in decisa crescita, e la cartoleria in vista del ritorno sui banchi a settembre. Il ruolo dei giornali dovrebbe essere stato marginale. Si tratta comunque di un dato da monitorare insieme a quello sulle vendite della stampa cartacea, in ripresa generalizzata a luglio e con un andamento contrastato in agosto dopo infiniti mesi di contrazione, secondo quanto emerso dalle statistiche di ADS – Accertamenti Diffusione Stampa.

DAL CARTACEO SEGNALI DI RESILIENZA – Difficile però ipotizzare un repentino cambio di rotta delle vendite di quotidiani e periodici, anche se è lecito sperare in un rallentamento del trend di decremento. La pandemia ha fatto emergere il bisogno di un’informazione più qualificata, approfondita e attendibile, scevra da quelle fake news che hanno avuto nei social la loro massima cassa di risonanza.

È possibile che questo abbia indotto una fetta di popolazione a riavvicinarsi alla carta stampata. Durante i mesi del lockdown, ad esempio, i giornali locali hanno evidenziato incrementi delle vendite di un certo peso. E oggi alcune testate cartacee, come Il Foglio, o dell’online, come Il Post , hanno deciso di mandare in edicola nuovi prodotti editoriali intercettando l’interesse dei lettori per un certo tipo di approfondimento informativo su carta. E forse per approfittare anche di un mercato pubblicitario in ripresa, sostenuto dal nuovo bonus introdotto dal decreto Sostegni bis.

Il CENSIS FOTOGRAFA LA CRISI DELLA CARTA STAMPATA – Si tratta dunque di piccoli segnali di vitalità per un settore alla ricerca di nuove forme di sopravvivenza per non soccombere all’avanzata del digitale e in perenne attesa di una riforma in grado di rilanciarlo verso un nuovo futuro. Ma la fotografia emersa dall’ultimo Rapporto sulla Comunicazione del Censis è impietosa. Per i media a stampa “si accentua la crisi ormai storica, a cominciare dai quotidiani venduti in edicola, che nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, ridottisi al 29,1% nel 2021 (-8,2% rispetto al 2019). Lo stesso vale per i settimanali (-6,5% nel biennio) e i mensili (-7,8%), duramente colpiti dagli effetti della pandemia”, si legge nel Rapporto.

Il grafico in alto testimonia in maniera ancora più marcata la crisi della carta stampata, con la spesa per giornali e libri che segna la contrazione più pesante nel periodo 2007-2020 in termini di consumi mediatici delle famiglie italiane. Fa da contraltare un’impennata senza eguali della spesa per telefonini e un buon andamento della spesa per computer e audiovisivi.

IL DIGITALE CORRE MA INIZIA A STANCARE – Tornando al triennio 2019-2021 il Censis sottolinea che “si registra un forte aumento dell’impiego di internet da parte degli italiani (l’83,5% di utenza, 4,2%), mentre quelli che utilizzano gli smartphone salgono all’83,3% (con una crescita record rispetto al 2019: 7,6%), così come lievitano complessivamente al 76,6% gli utenti dei social network ( 6,7%)”.

Allo stesso tempo, però, inizia a serpeggiare una certa disaffezione per il digitale: “Più della metà degli italiani (52,8%) dichiara che si sente stanco di questo uso continuo dei dispositivi digitali e che vorrebbe “staccare la spina”. A una certa distanza emergono anche gli altri aspetti negativi. I dispositivi digitali “rubano” troppo tempo secondo il 32,2% degli italiani, che nel 31,5% dei casi avvertono il bisogno di connettersi continuamente. Per non parlare di quel 22,8% che dichiara di non riuscire proprio a disconnettersi mai”.

MOLES: LA CARTA NON ESCLUDE L’ONLINE – Il futuro dell’informazione deve dunque prevedere una interconnessione tra le due forme, quella tradizionale su carta e quella innovativa sul web. Un concetto ribadito più volte anche dal Sottosegretario per l’Editoria Giuseppe Moles. “Credo che i due mondi possano e debbano convivere. L’uno può essere utile all’altro. Dipende da come si utilizzano questi strumenti”, ha ribadito in una recente intervista in occasione del Salone del Libro di Torino.

Digitale e cartaceo devono trovare nuovi modi di dialogare e, secondo Moles, è compito degli Editori pensare a modelli di business in grado di farlo. Così come l’arrivo della TV non ha soppiantato la radio, internet non manderà in pensione i quotidiani, ha sottolineato in un’intervista lo scorso settembre. Il compito degli Editori “è di non fermarsi all’oggi e capire i cittadini che tipo di prodotto desiderano”. E devono farlo, secondo il Sottosegretario per l’Editoria, tutelando gli attuali livelli occupazionali e puntando sulla formazione e nuove professionalità”. Questa è la vera sfida.

Una riforma a tutela della pluralità dell'informazione

20 Ottobre 2021

Serve “una riflessione politica” da parte di tutta la filiera su quanto sta accadendo al mondo dell’informazione e, soprattutto, a un anno e mezzo dalla fine della legislatura, serve una legge di riforma dell'Editoria che possa garantire agli italiani “cultura, diversità, conoscenza”.

Riportiamo di seguito l’appello a salvaguardia del pluralismo dell’informazione lanciato da Roberto Paolo, Presidente della FILE – Federazione Italiana Liberi Editori, l’associazione che raggruppa i piccoli editori di quotidiani e periodici locali e le cooperative. Ci fa piacere che abbia posto l’attenzione anche sulla situazione delle edicole “che stanno vivendo da anni una continua decimazione”.

Nei giorni scorsi l’amministratore delegato della Rai, Carlo Fuortes, ha proposto di azzerare il fondo per il pluralismo nell'editoria per dirottare maggiori risorse sulla televisione pubblica. Il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, Andrea Riffeser Monti, ha immediatamente replicato che tagliare il fondo per l'editoria significa azzerare il pluralismo, condannando alla chiusura immediata centinaia di giornali che vivono con grande difficoltà questo momento.

Alcune considerazioni sono necessarie. L'apporto del canone Rai al fondo per il pluralismo ammonta a circa 110 milioni di euro e rappresenta, quindi, appena una goccia nel mare nei conti della concessionaria pubblica. Non è tanto un problema di risorse, ma di logica nell’allocazione delle risorse. La Rai è sicuramente garanzia di pluralismo e la sua storia, come le sue migliaia di dipendenti, vanno certamente tutelati. Ma sorprende che chi ha questo delicatissimo incarico possa pensare di risolvere il problema, anzi, di alleviare appena un po' il problema dei conti dell’azienda che gestisce, condannando alla chiusura altre imprese editrici, che a loro volta sono tutela di diversità, con la loro storia e con le loro migliaia di dipendenti. Il pluralismo dell'informazione per definizione è pluralità e non possono esistere figli di un Dio minore. L’intervento di Andrea Riffeser Monti a tutela delle realtà di dimensioni minori, con particolare riferimento alle testate locali e alle cooperative giornalistiche, apre la strada ad una nuova stagione in cui non devono più esserci contrapposizioni tra gli uni e gli altri, i grandi e i piccoli, ma deve consolidarsi un sistema che nella sua complessità e con le sue differenze garantisce il pluralismo.

Purtroppo, alcune guerre ideologiche hanno fatto perdere di vista negli anni la logica dell’intervento pubblico. La sua indispensabilità per una compiuta democrazia è stata sottolineata di recente dalla Corte Costituzionale, che ha richiamato Parlamento e Governo al sostegno del pluralismo dell'informazione. Interventi sporadici hanno invece provocato effetti che hanno reso il mercato dell’editoria molto fragile. La transizione al digitale è al tempo stesso una causa della crisi e un’opportunità per il settore. Ma non è più tempo di attendere. La concentrazione della raccolta pubblicitaria, le dinamiche di mercato degli “over the top”, i fallimenti editoriali e le conseguenti concentrazioni di testate giornalistiche sono sotto gli occhi di tutti. È storia di questi giorni l’incredibile vicenda della Gazzetta del Mezzogiorno che non riesce a tornare in edicola. E del resto anche le edicole stanno vivendo da anni una continua decimazione, in un silenzio assordante o con inutili proclami, con l'effetto di rendere l’acquisto di un giornale una sorta di caccia al tesoro.

Una riforma di tutto il sistema è quantomai non solo necessaria, ma urgente. Non è più il tempo di Stati generali e simili passerelle. Il sottosegretario all'editoria Giuseppe Moles si è impegnato, subito dopo l'insediamento, a portare a compimento una seria riforma del settore. Manca solo un anno e mezzo alla fine della legislatura. È arrivato il momento di aprire una seria riflessione politica, assieme a tutti gli operatori dell'informazione, associazioni datoriali e Federazione Nazionale della Stampa, che nasca dalla conoscenza delle tante e diverse realtà di questo settore e che giunga ad una legge che possa garantire al Paese e ai suoi cittadini cultura, diversità, conoscenza.

Stampa, crescono i lettori digitali

19 Ottobre 2021

La pandemia ha cambiato le abitudini di lettura degli italiani. Si leggono più libri, come testimoniano i dati rilasciati da Editori e librerie e come confermano i dati arrivati dal recente Salone del Libro di Torino, che si è concluso con vendite superiori a quelle dell’edizione pre-Covid del 2019.

Discorso diverso per quanto riguarda la stampa: come emerge dalla consueta indagine condotta dall’Audipress, calano ancora i lettori totali (-2,6% rispetto alla precedente rilevazione) mentre crescono quelli che scelgono di informarsi sul digitale.

“I dati Audipress 2021/II sono il risultato di un anno di passaggio, in cui si sono consolidate e sviluppate nuove abitudini che hanno avuto grande impulso dalla pandemia. La crescita dei volumi delle letture di digital edition è stata in quest’ultimo anno progressiva e significativa, in aumento del 21,5% rispetto alla precedente edizione e più che triplicata rispetto al periodo pre-pandemico”, ha osservato Ernesto Mauri, Presidente di Audipress.

MENO DEL 10% DELLA POPOLAZIONE SCEGLIE DI INFORMARSI ONLINE - L’indagine mostra che sono 5,2 milioni gli italiani che fruiscono ogni mese di un’informazione qualificata e strutturata su supporto digitale e lo fanno “in maniera trasversale ai vari segmenti editoriali: Quotidiani 11,6%, Settimanali 17,3%, Mensili 16,8% rispetto alla precedente pubblicazione”, aggiunge Mauri. Si tratta in ogni caso di una quota pari al 9,8% della popolazione italiana, una minoranza quindi. 

Scendono invece a 32,4 milioni gli italiani che leggono almeno uno dei principali titoli stampa su carta o digitale replica ogni mese (da precedenti 33,3 milioni). Resta comunque un dato rilevante: oltre metà della popolazione italiana sceglie una “informazione certificata e prodotta dai brand editoriali”.

CRESCE LA SPESA PER L'INFORMAZIONE - “Una scelta attiva, che genera anche una crescita nella spesa per l’informazione, come mostrano i dati relativi alla fonte di provenienza della copia letta, con l’aumento della copia acquistata (personalmente/in famiglia e/o con sottoscrizione di abbonamento, che rappresenta il 68,1% per i Quotidiani, il 79,0% per i Settimanali e il 76,0% per i Mensili), mentre risulta ancora intaccata la quota di lettura di copia condivisa, necessariamente influenzata dai nuovi comportamenti sociali”, precisa l’indagine Audipress.

Considerando le principali testate italiane, su carta o digitale, in un giorno medio - precisa l'indagine Audipress - accede all’informazione attraverso la lettura di un quotidiano il 21,6% degli italiani con oltre 14 anni (11.453.000 lettori), con circa 16,5 milioni di letture ogni giorno. Nel comparto periodici, ogni settimana sono quasi 16,6 milioni le letture per le testate settimanali, che coinvolgono circa il 20% della popolazione di riferimento (10.562.000 lettori), mentre ogni mese circa 16,7 milioni di letture per le testate mensili raggiungono il 18,7% degli italiani (9.895.000 lettori).

Lettera appello della FNSI per "non lasciar morire l'informazione"

18 Ottobre 2021

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana alza il tiro. Il sindacato unitario dei giornalisti ha inviato una lettera-appello alle principali testate per richiamare l’attenzione del Governo sulle problematiche del settore. Con un unico obiettivo: “non lasciar morire l’informazione italiana”.

“Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti - si legge nell’annuncio - sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro”.

Il riferimento ai recenti attacchi, anche fisici, dei giornalisti durante le manifestazioni no vax non è l’unico assillo della FNSI, che già nei giorni scorsi era scesa in piazza in difesa dei diritti di chi fa informazione.

A preoccupare sono anche le condizioni economiche dei colleghi e i comportamenti degli Editori, spesso costretti a ricorrre alla cassa integrazione o addirittura a chiudere e/o vendere testate. “Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele e con retribuzioni indegne di un Paese civile”, si legge nell’appello.

Da qui l’esortazione a intervenire per tutelare il settore: “Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato”, si legge ancora nell'annuncio.

Senza dimenticare la crisi dell'INPGI, la cassa previdenziale dei giornalisti, che attraversa una difficile situazioni finanziaria al punto da rischiare il commissariamento.«Lasciar affondare l'Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell'autonomia e del pluralismo dell'informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento – l'appello della FNSI – non lascino morire l'informazione italiana».

Parole pesanti che meritano una risposta da parte della Politica. Di una legge di sistema destinata a rilanciare l'intero settore dell'informazione si parla da molto tempo e anche il Sottosegretario per l'Editoria Giuseppe Moles ha di recente affermato che i tempi sono maturi per la sua realizzazione. Il pericolo è di mettere sempre più a rischio la pluralità dell'informazione e il diritto dei cittadini ad essere informati.

Risale a queste utime ore l'indiscrezione di stampa secondo cui Mondadori starebbe trattando la cessione di Donna Moderna e Casa Facile alla società Stile Italia Edizioni controllata da Maurizio Belpietro, direttore e fondatore del quotidiano La Verità, che in passato aveva già acquistato da Mondadori Panorama, Confidenze, Cucina Moderna, Sale&Pepe, Starbene e Tu Style. Allo studio pare esserci anche la cessione (ad un gruppo internazionale) del mensile Interni e forse perfino di una testata storica comeGrazia. Dismissioni che alla Mondadori potrebbero mettere a rischio ben 117 posti di lavoro.

Ciao Paolo.

16 Ottobre 2021

Apprendiamo la triste notizia dell'improvvisa scomparsa di Paolo Miconi, amico e collega, componente del Consiglio Nazionale dello S.N.A.G. Siamo vicini alla famiglia in questa tragedia. Il ricordo di Paolo sarà indelebile nella nostra organizzazione.


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