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Frena la pubblicità sulla carta stampata

03 Ottobre 2022

L’estate si conferma una stagione di contrazione per gli investimenti pubblicitari sulla carta stampata. Dopo i dati negativi di luglio comunicati da Nielsen, anche FCP - Federazione Concessionarie Pubblicità convalida la flessione durante i mesi estivi.

Secondo quanto emerge dell’ultimo Osservatorio Stampa FCP, nel periodo gennaio-agosto il fatturato pubblicitario sulla carta stampata ha registrato una contrazione del 3,5% rispetto all’analogo periodo 2021 scendendo a 339 milioni di euro. Nei primi sei mesi dall’anno, invece, la contrazione era stata pari allo 0,6%.

È importante notare che il dato è fortemente inferiore rispetto ai valori pre-Covid. Nei primi otto mesi del 2019, infatti, il fatturato sulla carta stampata ammontava a 460 milioni di euro, circa 120 milioni in più rispetto ai 339 attuali. E questo nonostante il sostegno arrivato dal credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari.

Cresce solo la pubblicità sui mensili

Tornando al 2022, gli investimenti pubblicitari sui quotidiani hanno segnato nei primi otto mesi un calo del 4,5% in termini di fatturato, facendo decisamente peggio dei periodici, che nel complesso hanno segnato una variazione negativa dello 0,7% rispetto a un anno fa.

Tra i periodici, inoltre, bisogna considerare l’andamento divergente delle varie tipologie: i mensili hanno visto un aumento del fatturato pubblicitario del 3,7% rispetto ai primi otto mesi del 2021, mentre i settimanali hanno evidenziato una contrazione del 4% e le altre periodicità del 2,4%.

Male anche la pubblicità online

La carta stampata soffre ma anche il digitale non se la passa bene. Gli investimenti pubblicitari sul web hanno evidenziato ad agosto un calo in termini di fatturato del 12,3% sull’analogo periodo 2021 portando in negativo la performance dei primi otto mesi dell’anno. Da gennaio ad agosto il fatturato pubblicitario ha evidenzia un calo del 2,9%, contro la crescita dello 0,2% del primo semestre 2022.

“Dopo un primo semestre comunque leggermente positivo, nel periodo luglio-agosto l’andamento è risultato negativo sia per il perdurare del contesto di incertezza, sia per la presenza di elementi di discontinuità rispetto allo scorso anno come le fasi finali dei Campionati Europei di calcio vinti dalla nostra Nazionale e le Olimpiadi di Tokio, eventi che avevano generato un positivo riscontro da parte degli investitori”, ha affermato Giorgio Galantis, Presidente Fcp-Assointernet. Il quale ha sottolinea che “l’andamento del gennaio-agosto 2022 è comunque superiore all’omologo periodo del 2019, quando si era ancora in fase pre-pandemica”.

Previsioni incerte sul 2023 per il mercato pubblicitario

“I tempi sono difficili e la spinta inflattiva inevitabilmente porterà le aziende impegnate a contenerne gli effetti per non gravare sui consumi a rivedere la spesa pubblicitaria, soprattutto negli ultimi mesi di questo anno”, ha dichiarato pochi giorni fa il Presidente di UPA (Utenti Pubblicità Associati), Lorenzo Sassoli De Bianchi.

Sassoli ha quindi sottolineato le incertezze attese per il 2023. “Tra gennaio e marzo dovremo affrontare difficoltà oggettive. A soffrire saranno i consumi, ecco perché auspichiamo che il nuovo Governo sia intenzionato a sostenere persone e famiglie in questo. Noi come UPA continueremo a insistere con le nostre proposte, come il suggerimento di congelare l’IVA sui beni di prima necessità”.

La ripresa sul fronte degli investimenti pubblicitari è affidata all’anno successivo: «Crediamo - ha aggiunto Sassoli - che il 2023 sarà un anno di transizione recessiva, ma guardiamo con fiducia al 2024, quando si prevede sarà raggiunta una definitiva sicurezza rispetto all’approvvigionamento di gas e sempre meno dipendenti dalla Russia».

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